Qualche ruga in più. Il fascino indiscusso della consapevolezza che regala l’età. La seduzione da capelli brizzolati. Il fascino del potere misto alla capacità di cura. Quel senso di protezione e al tempo stesso di libertà che regalano le braccia vissute e l’esperienza di vita.
La fascinazione da uomo, o donna, più grande d’età obbliga a instaurare relazioni dove l’ingrediente afrodisiaco è il divario generazionale.

Innamoramento sano o compensazioni del cuore

Le motivazioni che sottendono gli amori asimmetrici sono le più svariate: sane e meno sane.
Si può trattare di un incontro casuale, dove la freccia di Cupido noncurante dell’anagrafe, colpisce senza discriminazione alcuna. Amori baciati dalla fortuna, coraggiosi e audaci, che sfidano le convenzioni, il si dice e il si deve.
Amori che proseguono felicemente indisturbati nel tempo.
Può anche trattarsi di una trappola del passato. Antichi copioni, che ricordano rapporti con figure genitoriali tendono a riproporsi immodificati, perché ancora dolenti e senza dubbio irrisolti.
Così quello che un tempo era sofferenza, oggi diventa riparazione.

Spezzone di una consulenza: perché scelgo partner più grandi

Gentile Dottoressa,
sono una donna di 35 anni, perennemente infelice. Provengo da una famiglia algida, dove l’amore e l’affettività non erano presenti. Sono stata educata a pane e sensi di colpa, a rigore e orari. Mancavano del tutto la dolcezza, la tolleranza, l’amore. Sono cresciuta affamata di cure e bisognosa di protezione. Sin da ragazzina sono stata attratta da uomini marcatamente più grandi di me. Spesso, si trattava degli amici di mio padre.
Erano uomini affascinanti, il loro dopobarba profumava di buono e di sicurezza, e io facevo di tutto per attirare la loro attenzione. Riuscendoci.
Ho continuato così sino ad oggi.
Sono stata l’amante di uomini sposati, fidanzata di uomini decisamente più grandi di me; per intenderci, quelli che non piacciono, e mai piaceranno, ai genitori, con i quali non può esserci futuro, e per i quali si perde la testa, candidandosi direttamente alla sofferenza.
Sono passata da un amore sbagliato a un altro, nel tentativo di rivivere gli abbracci di mio padre. Dimenticavo, mio padre ci ha lasciati quando io avevo soltanto dieci anni. È andato a vivere in un altro continente, a nostra insaputa ha spostato una donna più giovane. Non mi ha mai più cercata. Mia madre è sprofondata in una cupa depressione senza mai venirne fuori.
Spero, un giorno, di fare pace con questo dolore e di darmi il permesso di vivere un amore longevo, sereno, equilibrato.
Grazie per l’ascolto.

All’origine del trauma. Il partner come sostituto della figura paterna

Alcune donne, per fragilità psichiche pregresse e buchi dell’infanzia, pur di non affrontare il dolore da abbandono, compensano con la ricerca di un partner più grande. Un uomo, o una donna nel caso inverso, che possa surrogare la figura genitoriale mancante.
Che possa contenere, sopportare e supportare, che possa abbracciare quando ce n’è bisogno, insomma, che possa esserci. Sempre, anche nell’assenza.
In realtà, sarà colui o colei che dispenserà ansie e traumi.
Può capitare che il padre sia stato un padre buono (non un buon padre) ma distante, presente a suo modo, spesso intermittente e ambivalente.
La bambina cresce affamata di attenzione e cure, di presenza e di dimostrazioni tangibili di amore, non riesce a dare un nome alla sofferenza provata e subita, così, l’unica soluzione è l’erotizzazione della sofferenza.
Il passo successivo sarà la scelta, continuativa e inconsapevole, di uomini più grandi. Di uomini che ricordino il padre, nel tentativo inconscio di rivivere un amore che ricalchi le orme di rapporti genitoriali disfunzionali.

I conti si pagano

Parte tutto da laggiù. Dalle terre dell’infanzia. Da quei luoghi misteriosi e indelebili che ci camminano a fianco anche e soprattutto da adulti.
Quando alcuni bisogni vengono mistificati o negati, il bambino di ieri diventerà un adulto di domani con ferite multiple.
Prima o poi dovrà fare i conti con quanto gli ha creato una sofferenza, con quello che stenta a cicatrizzare, con quello che fa il giro largo della psiche e poi ritorna a fare male. Con quello che esce dalla porta e entra dalla finestra.
La relazione con un partner più maturo, con una marcata differenza d’età, è un cerotto. Un rattoppo mal riuscito alla sofferenza del cuore.
Una malsana strategia per ricevere quell’amore negato da bambini. La bambina che diventa donna continuerà a cercare accudimento e attenzioni, amore e cure altrove. Cercherà, con una sorta di lanternino inconscio, amori sbagliati, asimmetrici, sperequati, che la facciano sentire al sicuro come quando stava tra le braccia (incerte e ambivalenti) del padre.
Cambia il destinatario delle sue attenzioni: il padre assente diventa l’amato adulto, ma il denominatore comune rimane lo stesso: la ricerca d’amore e di protezione.
Si tratta di amori irrazionali che si muovono su un reticolo di bisogni inconsci e di agiti sentimentali e sessuali (acting out).

Il padre padrone: violento e manipolatore

L’amore si impara in famiglia: un bambino molto amato, e ben amato, sarà un adulto equilibrato che cercherà partner risolti e sani. Un bambino poco amato, amato male, maltrattato o negato, troverà sul suo cammino amoroso partner inadeguati, come narcisisti, amanti non matrimoniabili, o partner marcatamente più grandi.
Un altro rischio è l’identificazione con l’aggressore: un potente meccanismo di difesa della psiche, di cui parla Anna Freud, che serve per proteggere la psiche dal dolore.
L’identificazione con l’aggressore è la ripetizione di antichi copioni, come se fossero un automatismo relazionale, senza elaborazione alcuna. È un meccanismo di difesa della psiche che porta le vittime di abusi o di sofferenza a introiettare le caratteristiche del loro aggressore, tanto da divenire esse stesse abusanti.
La bambina sofferente assimila il modo disfunzionale di amare del padre e tende, una volta diventata adulta, a ripetere lo stesso modus operandi amoroso.

Il padre assente, il padre iper presente

La figura paterna – e materna, quando parliamo di uomini – diventa centrale nella scelta amorosa successiva.
Un padre assente che ha lasciato un vuoto enorme dopo di sé, porterà la ragazzina a riempirlo – non stiamo parlando di spazio per un nuovo amore, ma di una voragine psichica -, in qualunque modo.
Amori malsani, asimmetrici, uomini con una marcata differenza d’età, amanti, manipolatori, incantatori di serpenti, narcisisti.
Cercherà un uomo adulto che sia deciso, direttivo e prevaricante. Esattamente come il padre.
Nel caso opposto, cioè nel caso di un padre troppo perfetto, iper innamorato, accuditivo, seduttivo, e iper presente, il rischio sarà di non trovare mai un partner ideale. Un uomo che possa inconsciamente competere e duellare con la perfezione paterna. Il confronto sarà perenne, e l’uomo in questione sarà inevitabilmente un perdente.
L’amore che muove le montagne è stato rinchiuso nell’armadio dei tabù; talvolta le scelte inconsce che conducono per mano a un amore asimmetrico portatore sano di tante criticità, rappresentano la strategia migliore per non amare davvero.
Per abitare ancora e per sempre la dimensione infantile.

Amare, lasciarsi amare, e amarsi obbligano a un cammino faticoso dove i compagni di viaggio sono l’introspezione e il coraggio.