Cara moglie del mio amante

Le vostre storie, le mie parole.

Cosa ne sai. Cosa ne sai delle sue paure e delle sue fragilità. Tu che sei sempre così austera e così affaccendata in tutto quello che fai che è altro da lui. Immobile nel tuo rigore, nelle tue lezioni, nella tua scuola. Ferma nelle tue posizioni.
Cosa ne sai tu delle sue notti insonni in mia compagnia perché tu ti addormenti alle nove, qualunque cosa accada, mentre lui ha problemi a lavoro, con sua madre, con il resto del mondo.
Cosa ne sai tu dei miei viaggi da ferma mentre lui partiva con te ma in realtà partiva con me.
Cosa ne sai tu che lo hai reso un barboncino addomesticato mentre lui ha l’anima del re della foresta.
Tu che lo hai reso una persona comune mentre lui invece è un uomo speciale. Tu che lo hai scelto perché era speciale, perché aveva quelle parti psichiche uniche e scintillanti, e una volta portato a te lo hai lentamente trasformato e mortificato per renderlo come tu volevi che fosse.
Come una madre autoritaria lo hai punito, ricompensato, manipolato, addomesticato. Reso mediocre e al buio; lui che amava la luce, lui che era luce.
Lui non lascia te perché senza la sua e tua parte concreta, un po’ borghese e scontata, non avrebbe il coraggio di esplorare me e lui in me. Non nuoterebbe dove non si tocca, dove l’acqua è più blu e la navigazione è impervia e affascinante.
Lui non lascia nemmeno me, perché senza di me non sopporterebbe te e lui in te, così scomodato e annoiato, così flebile e fragile.
Anche se tu non lo sai, io sono una tua alleata silente. Senza di me non ci sarebbe più il tuo matrimonio, perché lui sarebbe imploso già da tempo immemore nella sua depressione da barboncino addomesticato.
Quindi, facciamo un patto, finché ne abbiamo voglia e anche energia: ognuna di noi si tiene la parte che può abitare senza pascolare in quella altrui. Ti lascio la domenica e i festivi, e la sua cefalea da week-and. Ti lascio le sue noiosissime ferie d’agosto. Ti lascio le notti con lui che russa e che sobbalza in preda agli incubi e mostri, con il suo sovrappeso e la sua televisione sempre accesa.
Ti lascio le sue lagne e paure, e le sue mille cose concrete. Io non avrò il sabato, la domenica, le notti d’amore, le vacanze, la casa in montagna e al lago, ma ho la parte migliore di lui.
Come diceva Kant, l’essere umano è l’unica categoria che ha bisogno di un padrone per vivere.

Spezzone di una consulenza.

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