Ho immaginato di prestare la mia penna a Claudia, nome di fantasia, in realtà mia paziente, che negli anni ha imparato a diventare una donna disobbediente e ha scoperto il coraggio e il piacere di essere sé stessa.

Sono diventata come tu non mi vuoi.
Disobbediente, pensante, autonoma. Altrove. Non sono più la tua bambina, la tua piccola che non riesce a stare dritta e non sa camminare sulle sue gambe, colei che traballa in cerca di appoggi. Adesso cammino, ondeggio e porto anche i tacchi.
Non sono più la bella statuina che manipoli, controlli, gestisci in funzione dei tuoi desideri più reconditi.
Ho smesso di essere sottomessa e obbediente. Non sono più la donna che indossa il velo nero e che non assapora il mondo. Non sono più colei che ha i paraocchi come i cavalli per non deragliare, per non distarsi, per guardare soltanto te.
Ho abbandonato la luce crepuscolare e il color seppia e ho scelto di vivere a colori. Assaporo le cose semplici e quotidiane. Guardo e vedo tutto. Mi emoziono per tutto. Respiro. Rallento. Mi fermo. Ho scoperto le pause di piacere. Scelgo con chi parlare e con chi soffermarmi o fermarmi. Ho imparato a dire di no, e mi piace anche tanto.
Se ripenso alla di me di prima provo affetto e anche un senso di tenerezza e protezione, ma adesso sono altro e sono altrove.
Per la sofferenza che mi hai arrecato, e che io mi sono fatta arrecare, ti dico grazie. Senza avere vissuto al buio non avrei mai apprezzato la luce. E dopo ogni dolore la luce si fa abbraccio e diventa sempre più calda e abbagliante.
Adesso sono finalmente viva.

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2 Commenti. Nuovo commento

  • Cara dott.ssa,
    se avesse prestato la Sua penna a me, non avrei saputo descrivere meglio la mia evoluzione dopo il “risveglio” avvenuto a distanza di 30 anni di matrimonio accanto ad un manipolatore, del tutto ignara che lo fosse.
    Grazie per le Sue parole profonde e confortanti che non fanno mai sentire solo e incompreso chi le legge.
    Simona

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