Dedicato a chi è rimasto al buio

A ridosso della chiusura dei miei studi, penso a chi è rimasto al buio. Ai cuori a metà, ancora in bilico. A chi non ha avuto il coraggio di cambiare. A chi ha consegnato alla rassegnazione la propria vita. A chi mi ha scritto e non è mai venuto in consultazione. A chi è scappato via alle prime avvisaglie di difficoltà. A chi ha bisogno di fidarsi ma la voglia di rimanere immobile ha vinto ogni battaglia. A chi si terrorizza dinanzi “al nuovo che avanza”.
Questo mi rattrista perché penso, e ci credo fermamente, che cambiare è possibile; e amare ed essere amati anche.
Accendere la luce dentro sé stessi non è facile perché illumina quello che non vorremmo mai vedere. Le brutture o le fratture che fanno male al cuore e al corpo. Quello che pensavamo sepolto e invece torna a galla. I dolori, gli abbandoni, il tempo sospeso in attesa che il mondo, gli altri, i nostri figli cambino al posto nostro.
Durante questo anno buio è stato difficile e faticoso accendere la luce, un po’ per tutti; personalmente, per sopravvivere a così tanto buio, ho attinto alle mie risorse e a tutti i miei amuleti – persone importanti, i miei avi affettivi (anche e soprattutto chi si è trasferito altrove), scrittura, cani, cavalli e piante – per attraversare quest’anno e continuare nella scrittura e nella cura.
Negli ultimi anni ho incontrato Persone che con poche parole e tanti gesti mi hanno ribaltato le giornate e l’umore, che mi hanno fatto vedere il bicchiere mezzo pieno, il cammino nell’immobilismo, la fortuna nella sfortuna, la luce nel buio.
Così oggi, nonostante la stanchezza, mi sono fatta abbracciare dalla luce di Roma mentre guardavo imbambolata le ciliegie in un bicchiere.

Facciamo un gioco?
Chi o cosa accende la luce nella vostra giornata, o vita?

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