Un adolescente è evasivo, schivo, solitario. Attraversa una fase della vita caratterizzata da una grande foschia dentro la quale perde di vista se stesso e il mondo. La pelle diventa un organo di confine: separa il suo mondo interno da quello esterno, trasformandosi talvolta in un teatro in grado di ospitare le più grandi battaglie.
I genitori, durante questo cammino, devono armarsi di determinazione, coraggio, e tanta pazienza.
Devono scendere a patti con la frustrazione e con il bisogno impellente di esserci nelle loro vite.
Perché loro saranno i grandi esclusi.
Un genitore ricorda bene quando anche lui è stato adolescente, e vorrebbe mettere a disposizione tutta la sua esperienza al fine di offrirgli una sorta di lente d’ingrandimento sul mondo e i suoi abitanti.
Ma l’adolescente non gradisce nessun tipo di ingerenza, nessun suggerimento e, talvolta, nessun tipo di ascolto.
Non ama essere toccato, né abbracciato né baciato.
Non ama le parole, la tua presenza, la tua assenza. È confuso e ti confonde.
Preferisce il silenzio, le chat e gli amici. Il gruppo dei pari diventa un grande abbraccio e il genitore oscilla dall’essere un perfetto intruso a essere un perfetto sconosciuto.
Così, ti chiedi se è giusto assecondare questo silenzio. Silenzio che per le tue orecchie diventa un assordante rumore.
Ti chiedi se è giusto lasciare che attraversi la sua foschia in perfetta solitudine.
Solitudine che per te si trasforma in ansia e in senso di esclusione.
Ti chiedi se è giusto evitare che cada e si faccia del male.
Male che fa più male a te che a lui.
Se è giusto essere lì dietro l’angolo della sua vita, sempre pronto a tendergli una mano.
Così, per sopravvivere a questa faticosissima stagione della sua e della tua vita, decidi di baratte il suo silenzio con un tuo abbraccio estorto.
Quando passa distrattamente in soggiorno, quando si sveglia ed è ancora assonnato, insomma, quando non ha tempo per indossare i panni dell’adolescente evasivo.
Gli adolescenti vogliono a tutti i costi essere dei figli orfani di genitori vivi, ma tu genitore avverti un bisogno insopprimibile di esserci, di ascoltare, di parlare anche in silenzio con l’unico linguaggio comune. Quello dell’amore.