Non si tratta di gas o di vapori, ma di persone che all’improvviso spariscono. Lo fanno in maniera meticolosamente organizzata, con l’aiuto di agenzie specializzate, senza lasciare tracce e senza dare spiegazioni. Iniziano una nuova vita altrove. Questo accade in Giappone.
Secondo alcune statistiche e alcune indagini, ogni anno, in Giappone, le sparizioni si aggirano intorno a centomila casi l’anno.
Quindi, ci saranno centomila famiglie, o forse più, dilaniate dallo strazio dal dubbio. Si tratta di una sorta di Ghosting molto più grave e molto più organizzato, che lascia danni irreparabili e angosce profondissime in chi lo subisce. In chi, come famiglie d’origine o acquisite, ha fatto parte della vita di prima degli evaporati.
Non c’è cosa più triste di una persona che scappa e non viene inseguita”, diceva mia nonna. Ma inseguire chi desidera sparire e non vuole essere trovato, è veramente impossibile.
Chi sceglie di non elaborare i dolori, i fallimenti, la fine dell’amore, le sconfitte o il disonore di una sconfitta e propende per la fuga, sceglie il randagismo psichico.
Il Giappone, a quanto pare, pullula di mode comportamentali che sono al confine con disagio psichico.
Gli Hikikomori, coloro che decidono di vivere chiusi in una stanza e tutto il mondo fuori, sono degli adolescenti, prevalentemente maschi, che recidono i ponti con il mondo e si rinchiudono in camera loro.
Adesso abbiamo gli Evaporati, coloro che come valore spariscono senza lasciare nemmeno una gocciolina di sé in giro. Un libro molto bello, per chi avesse voglia di sparire o chi avesse voglia di restare, è: “Manuale di sparizione. La sfida dell’invisibilità nella società del controllo”, Castel vecchi di Filippo D’Arino.
Una mia cara amica, a cui voglio molto bene, che fa l’avvocato del web, Piera Di Stefano, si occupa di ripulire le tracce di chi decide di disconnettersi, di sparire dal web, di fare pulizia delle abitudini tossiche o nocive che hanno caratterizzato il loro modus operandi lavorativo o amoroso. In un momento storico in cui siamo tutti iper connessi anche questo, in fondo, è un modo per evaporare. Sicuramente meno doloroso per chi resta.
A questo punto, mi chiedo: quanto coraggio e impegno ci vuole per restare? per elaborare? per superare un disagio, un lutto, un abbandono?

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