Ho capito che ti amo

Le vostre storie, le mie parole. Ho tradotto in parole le ansie, le paure e le nuove acquisizioni del cuore di una mia paziente refrattaria al noi.

Eppure ne ero certa. Mi sentivo immune. Immune dal coinvolgimento. Immune da te. Immune da noi.
Non pensavo che un noi avrebbe più fatto parte della mia vita, e tantomeno che io sarei appartenuta nuovamente a un noi. Ero diventata invulnerabile nella mia estrema vulnerabilità.
Il tempo, che questa volta niente impolvera ma tutto illumina, la tua dolcezza e presenza nella mia confusa e contraddittoria vita mi hanno fatto capire che ti amo.
L’ho capito quando ho visto che bastava una tua assenza, una tua giustificata latitanza in e-mail o in chat per sentire in me un buco in pancia, un battito in meno nel mio cuore.
La certezza di avere tutto sotto controllo, soprattutto te in me e me in te, svanisce dinanzi a una tua distrazione oppure quando abbassi il volume del cuore e non mi parli o parli e non dici.
Ho capito che ti amo quando con te e per te anche una zuppa di verdure diventa un piatto regale. Quando un cioccolatino ha il potere di farmi partire da ferma e di trasportarmi in Messico o in Guatemala.
Ho capito che ti amo quando ho realizzato – come fa San Tommaso che se non tocca con mano non crede – che bastava una tua frase, una telefonata, la tua voce, le tue parole scritte per me, per trasformare una giornata qualunque in una giornata luminosa dove tutto diventa nitido e trova un senso.
Ho capito che ti amo perché ho disinnescato più mine emotive chiamate infanzia, abbandono, uomini sbagliati al momento giusto, passato.
Ho capito che ti amo perché adesso ho un luogo a cui affidare il cuore: il luogo del ricordo e del presente fatto di tanto noi.

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