Il manipolatore mutante

“Pensavo fosse amore e invece era un narcisista”.
C’è chi ama e nell’amare vuole il bene dell’altro e chi nel prosciugare ricatta e maltratta, spacciando le manipolazioni per amore.
Le manipolazioni possono indossare vari abiti, ma nuocere tutte gravemente alla salute.
Il lupo nei panni della nonnina di Capuccetto Rosso è attento e garbato ma in realtà il suo unico scopo è divorare e distruggere.
La manipolazione può celarsi dietro il sipario di un eccesso di cure o di mancanza di cure, confondersi e confondere dietro l’assenza di contatto fisico o un eccesso di contatto fisico e vicinanza parassitaria.
C’è chi manipola in silenzio, con poche parole e con tanti gesti, chi con giri di parole eloquenti e destruenti mentre rimane immobile.
C’è chi manipola con eleganza, oserei dire con raffinatezza.
Sono i manipolatori gentiluomini. I falsamente generosi, gli attenti alle esigenze altrui: del partner presumibilmente amato o dei figli.
Sono talmente attenti e presenti, danno e fanno talmente tanto che il destinatario di così tante cure non può esimersi dal ringraziare. E come dovrebbe farlo? Con la sua totale sottomissione o abnegazione. E se non lo farà, diventerà un ingrato, Giuda, un essere immeritevole di amore e di cure, con conseguenti e letali sensi di colpa.
Ci sono poi le vittime, coloro che manipolano instillando nell’altro il senso di colpa. Sono bravissimi: il mondo gli è avverso, nessuno riconosce i loro meriti e quando non ricevono l’amore e la devozione che speravano di ricevere, si infuriano. Non può un partner o un figlio dopo aver ricevuto così tanto amore non ricambiare, e diventare dispensatore di così tanta ingratitudine e dolore. Le loro malattie (o nevrosi) sono frutto del non amore ricevuto. Un partner (o un figlio) ostaggio del senso di colpa non è libero di sintonizzarsi sui suoi reali bisogni emotivi, rimane invece calamitato dalle infinite necessità del manipolatore. Quindi rimane un figlio cronico o un partner cronicamente sottomesso.
Essere coraggiosi e felici, perché le due cose vanno insieme, significa rendere libere le perone che si dichiara di amare, e sé stessi. Amare nel rispetto dell’altro, nella diversità e distanza, rimane un atto sovversivo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.

Menu
error: Il contenuto è protetto