Termina agosto. Alcuni diranno: finalmente! Altri aspetteranno il successivo agosto con fervore e trepidante attesa, insieme a dicembre, alto mese drammatico e simbolico. Ed altri ancora sono più che felici di abbracciare settembre con il suo ordine e giro di boa.
Il vissuto rispetto alle vacanze o ferie che siano è sempre controverso, mai univoco e uguale per tutti, e dipende dalla storia psichica e familiare di ognuno di noi. Chi ha un senso del dovere esasperato, solitamente, non sa rallentare e quando lo fa si annoia, si sente in colpa, pensa a quello che deve ancora fare o che avrebbe potuto fare. È ammalato di fretta e di compulsione. Non è colpa sua, ma del rigore che gli hanno inculcato, forse sbagliando la dose.
Chi è infelice preferisce lavorare e non rallentare: per non sentire, per non capire, per stordirsi di cose da fare e non ascoltare i battiti del suo cuore zoppo.
Agosto è il mese del cicaleccio del collettivo, dei social che diventano più brutti del solito, strapieni di Spritz al tramonto e musica assordante. È, o dovrebbe essere sere, il mese della felicità a tutti i costi, delle foto in costume, delle diete lampo, dell’anguria ghiacciate con una carovana di pseudo-amici mentre nessuno parla con nessuno, delle tossicosi emotive di agosto e delle famiglie riunite o squarciate.
Settembre però non perdona. Non è clemente con le coppie in crisi, con le lenzuola stanche e tiepide, con la sottomissione estiva, con la pazienza e la tolleranza. Settembre è uragano, è tempesta, è cambiamento.
Settembre è clemente soltanto con chi ha ancora qualche scorta di emozioni in corpo, per chi le ha smarrite da tempo non è un abbraccio ma diventa patibolo.
Settembre, però, con la sua aria di capodanno autunnale, regala endovene di entusiasmo e abbondanti dosi di energia per fare ordine, disordine, fermarsi o ripartire.
Quindi, benvenuto settembre.

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