Settembre, desiderio di futuro e di passato

I capelli scomposti ad arte si trasformano nella solita piega roller che fa tanto autunno e lavoro. La salsedine lascia il posto alla pelle ben idratata e protetta, pronta per essere sigillata dentro gli abiti invernali. La voglia di tutto e di niente diventa programmazione, sveglia che suona impertinente, ordine.
Quella sensazione di libertà da digital detox con il cellulare precocemente spento o distrattamente abbandonato in borsa diventa notifiche, email, urgenza, stress.
Praticamente settembre.
La pelle ambrata che emana calore e ricordi d’estate pian piano si trasforma in pelle a macchia di leopardo che sporca i reggiseni bianchi e le camicie, per poi farci sprofondare nell’inevitabile pallore invernale.
Quel tempo tutto per noi, tra passeggiate (per me a cavallo), pigrizia, dolce far nulla e quel libro finalmente assaporato e ultimato si trasformano nel solito tran tran, quella solita e normale amministrazione del vivere quotidiano.
Settembre è decisamente il capodanno del cuore e dell’anima: contiene in sé antichi malesseri e nuove speranze. È sempre un nuovo inizio, più di gennaio.
Prima di indirizzarci verso le giornate più corte e buie, le solite cose da dover fare, il sabato del villaggio e la pigrizia mista a noia da divano della domenica, la giornata più lunga della settimana, possiamo provare a tenere con noi, dentro di noi, un pezzetto d’estate, magari quella che ci ha fatto battere forte il cuore.
Mantenere l’altrove anche nel presente credo che sia l’unica boa di salvataggio per arginare la noia e la fatica delle giornate settembrine che ci spettano al varco.
Così, se qualcuno ti chiama mentre tu sei sognante o rallenti per ripassare il tuo pezzetto d’estate che tieni dentro, puoi sempre rispondere: “silenzio, ho temporaneamente cambiato stagione!”

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