La mia prima volta con una prostituta

Le vostre storie, le mie parole. La storia di F. che pur di avere il suo primo rapporto sessuale decide di andare a pagamento.

Mio padre mi aveva detto di aspettare, di non essere frettoloso, di non confrontarmi con i miei compagni più audaci e di trovare la ragazza giusta.
Io però mi sentivo un invalido, in ritardo su tutto, impacciato e paralizzato dalla paura. I miei amici avevano già avuto il loro primo rapporto sessuale e ne raccontavano prodezze. Le loro bravure venivano a trovarmi in sogno trasformando le mie notti in incubi.
Ero un imbranato e avevo la sensazione che questa mia goffaggine mi si fosse appiccicata addosso come una sorta di seconda pelle. E tutte le ragazze che si avvicinavano a me vedevano prima la seconda pelle e poi me.
A volte rimanevano a guardare la mia goffaggine e non vedevano me, ne ero certo. Queste cose si capiscono. Ero spacciato, non avrei trovato mai nessuna ragazza con cui avere il mio primo rapporto sessuale. I miei amici mi avevano convinto: per togliermi questa goffaggine appiccicata addosso ci voleva una escort.
Una di quelle donne bellissime e bravissime che non si sarebbe fermata alla mia sfortuna sessuale ma che si sarebbe occupata di me facendomi diventare grande, bello e bravo sessualmente.
I miei amici avevano ragione, dovevo procedere e togliermi il pensiero per poter amare in libertà.
La casa era buia e odorava di muffa, mi ricordava la cantina di mia nonna. Lei era bella, bellissima, forse troppo bella per stare con me. Nel momento in cui si rendeva disponibile io mi sentivo ancora più impacciato e pensavo che lo stava facendo soltanto per i soldi.
Abbiamo iniziato ad amoreggiare, e mentre lei amoreggiava io indietreggiavo.
Il mio pene non voleva saperne di avere un’erezione, era più paralizzato di sempre. Stavo spendendo i miei soldi invano e avrei ricordato di questa esperienza soltanto l’ennesimo disagio.
Lei fu gentile, si prodigò parecchio per mettermi a suo agio, e si impegnò moltissimo per cercare di farmi avere un’erezione. Il paradosso dei paradossi: più lei si impegnava e più io mi sentivo inadeguato.
Quando dopo venti lunghissimi minuti di impacci ed inciampi del corpo e del cuore lei guardò l’orologio e mi disse che da lì a breve sarei dovuto andare via, mi rivestii come un ladro e feci quelle scale con una velocità da velocista olimpionico.
Avevo il cuore in gola, sudavo, mi veniva da piangere e anche da vomitare.
Sono passati mesi e io continuo a sentirmi in quella casa, a sentire nel naso quell’odore di muffa della soffitta di casa di mia nonna associato a una donna in reggiseno di pizzo nero che fa di tutto per farmi avere un’erezione che non ho. Non credo che riuscirò ad amare, e non credo che riuscirò a tornare no la prostituta.
Mi sento spacciato. Spero, un giorno, di poter amare anche io.
La terapia di F. è in corso e l’odore di muffa sta lentamente svanendo.

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