La verginità maschile. Gli uomini vergini adulti e gli incels

Verginità maschile

La prego dottore mi aiuti. Non ho più erezioni spontanee, non ho più erezioni mattutine, non ho più erezioni notturne. Sono diventato impotente.

Molti uomini, giovani e meno giovani, gridano all’impotenza. Si tratta invece di uomini soli che non hanno mai avuto una donna, forse, un po’ in ritardo e spaventati rispetto alla loro prima volta amorosa.
Così, quando in sede anamnestica il professionista chiede se la mancanza d’erezione si manifesta durante il coito o prima, il paziente risponde candidamente che lui non ha “mai” avuto rapporti sessuali in vita sua.

La verginità maschile

Quando parliamo di uomini e della loro prima volta, in realtà, non è corretto utilizzare il termine “verginità”, terminologia che si coniuga esclusivamente al femminile.
La verginità della donna è sigillata dall’integrità dell’imene, la cui deflorazione avviene in concomitanza del primo rapporto sessuale.
Il primo rapporto sessuale nell’uomo non ha un nome, non è rappresentato da un simbolismo ben preciso, non incarna nemmeno un rituale di passaggio; ma è connotato da frequenti quote d’ansia.
La verginità maschile viene vissuta dall’uomo come una vera punizione, viene associata a impaccio, a una scarsa capacità seduttiva, a un bisogno impellente di avere il primo rapporto sessuale, il più precocemente possibile. Con chiunque, ovunque, da coinvolti o meno.
Il primo rapporto sessuale assolve a una funzione rassicurante; l’uomo, o il giovane uomo, grazie alla sua prima volta transita a una dimensione da “maschio adulto”, dall’identità sessuale certa, e per di più, prima degli altri coetanei.
In passato, infatti, i padri erano soliti accompagnare i figli appena maggiorenni dalle professioniste del sesso per evitare pericolosi e ansiogeni ritardi della prima volta, e far sì che i loro figli potessero accedere alla vita sessuale adulta, esperienza spesso devastante sul piano psichico e, talvolta, anche fisico.

Il paradosso del monitoraggio delle erezioni senza rapporti sessuali

La richiesta del paziente in panne sul piano psichico non è quella di risolvere la sua astinenza ad oltranza e le sue difficoltà relazionali, ma di mantenere immutata la sua condizione di isolamento affettivo e di autoerotismo assistito, sostitutivo di una totale mancanza di piacere condiviso.
Chiedono, nella migliore delle ipotesi, la prescrizione dei farmaci pro-erettivi per riavere le loro erezioni smarrire e poter continuare a visionare pornografia, nella peggiore, li acquistano online, in autogestione.
Il paziente psicogeno si riconosce subito.

L’identikit del paziente ansioso. Il lutto dell’esser sani

È giovane, ansioso, spaventato e, soprattutto, è alla ricerca di una diagnosi che attesti la sua malattia. La gravità della sua condizione clinica.
È un paziente che viene intrappolato nel vortice del pellegrinaggio diagnostico: girovaga da un medico all’altro, spende davvero tanti soldi per viaggi e spostamenti perché colto da esterofilia.
Più viaggia, più spende, più medici blasonati sul piano scientifico e mediatico contatta, più diagnosi confuse riceve, più penserà di essere un malato grave.
Quando tutti, di concerto, gli diranno che non ha assolutamente nulla di organico ma dovrà affrontare le cause psichiche o relazionali del suo disagio, il paziente psicogeno andrà in contro a quello che noi sessuologi chiamiamo “lutto dell’essere sano”.

Il paziente psicogeno, inoltre, sarà un paziente in cura dal dr. Google

Il dr. Google, grazie alla sua disponibilità e facile fruibilità, è stato promosso a guru della salute sessuale, della diagnosi fai da te, e della cura.Che cura non è.
Rimane, purtroppo, ancora il primo interlocutore in tema di salute sessuale.
Il web vince su tutto: batte i clinici formati e qualificati uno a zero. È riservato, non mette in imbarazzo chi si rivolge a lui, non pone domande imbarazzanti perché non raccoglie l’anamnesi o la storia del paziente e del sintomo, non guarda negli occhi evocando emozioni, è sempre online, anche di notte e i giorni rossi, e lenisce l’ansia.

Quindi, ricapitolando, il paziente psicogeno cerca la diagnosi on-line inserendo il nome dei sintomi, come se fosse l’elenco della spesa, trova una pseudo-diagnosi e facili soluzioni a portata di click.

Trattasi di giovani che non accettano nel modo più assoluto di avere una psiche, delle problematiche inconsce o relazionali, e una sessualità correlata alla salute psichica e relazionale. Immaginano di dover funzionare sessualmente sempre, con chiunque, in ogni condizione, fisica, emozionale e psichica.
Il paziente psicogeno è un paziente permaloso, suscettibile, si sente profanato e non compreso da un clinico che non riconosca la sua malattia.

Qualunque diagnosi clinica – non dimentichiamo che è un paziente che non si ferma facilmente ma che persevera con le viste e con gli accertamenti – che non confermi la causa organica del suo disagio verrà rifiutata con ferocia e determinazione.
Se il clinico, con garbo e professionalità, prova a spiegargli la multifattorialità del suo disagio sessuale, lui diventerà irascibile, intrattabile, con il rischio di sconfinare in un attacco acuto di cattiva educazione.

Il paziente psicogeno ha un eloquio infarcito di termini medici, perché ha studiato online. Quindi parlerà di fuga venosa, di ecodoppler, di dosaggi ormonali, di problematiche veno occlusive, di ritmo arterioso regolare, di deficit arterioso o meccanismo veno-occlusivo continente, e così via.

Terapia no stop

Proseguire senza farmaco “salva vita e salva coppia”, per il paziente psicogeno è impensabile, così farà di tutto per ricevere una diagnosi di un disagio sessuologico cronico per non affrontare le sue emozioni o ciò che è stato accuratamente celato sotto il sintomo.

Spezzone di una consulenza

Giulia e Andrea, una coppia vergine

Giulia ha 25 anni. È nata e crescita in una famiglia molto unita, e molto (forse troppo) religiosa. Non ha mai ricevuto nessun rudimento di educazione emozionale e sessuale, ma il messaggio tacito ma possente della sua famiglia era sempre lo stesso: non avere nessun rapporto sessuale prima del matrimonio.
Andrea nasce in una famiglia di paese, viene cresciuto a pane e sensi di colpa. Lo hanno educato al senso del dovere e mai al piacere.
Mai una pizza, mai una vacanza, mai una gita fuori porta; sempre tanto studio, tanta fatica, tanta religione, le messe obbligatorie ogni domenica.
Andrea soffre di ansia, ma la ignora. Reagisce allo stress praticando la masturbazione alternativa.
Si masturba a pancia in giu. Non sa che si tratta di un comportamento sessuale disfunzionale, gli da piacere, si placa, dorme ed evade dallo stress e dalla pressione familiare. Non usa le mani così si sente meno in colpa, ma il traumatismo sessuale continua a fargli compagnia ogni giorno della sua vita. Pratica la masturbazione alternativa ogni girono, due, tre, finanche cinque volte al giorno: quando deve dare un esame o deve fare qualcosa che gli procura ansia.
Giulia incontra Andrea e il suo cuore comincia a battere.
Si frequentano, si innamorano, si fidanzano. Il loro amore cresce a dismisura, non si deflette, sopravvive a ogni avversità. Decidono di comune accordo di non avere nessun rapporto sessuale prima del matrimonio, le loro coscienze non glielo permetterebbero.
Terminano gli studi, iniziano a lavorare e si sposano. Sperano che la fede al dito spazzi via le loro incertezze e paure, ma questo non succede. Tentano di avere il loro primo rapporto sessuale e non ci riescono. Si deprimono, piangono, pregano. Sono disperati.
Mi consultano lo scorso settembre perché pensano che la strada giusta sia la terapia sessuologica. Settembre è il vero capodanno; è il mese dei bilanci, degli inizi, dei buoni propositi, anche terapeutici.
Prima di giungere in studio hanno effettuato varie visite e nessun medico gli ha mai diagnosticato nulla di organico, e al contempo, nessuno gli ha segnalato una strada alternativa da poter seguire. Trovano il mio sito, leggono, si identificano, si rivedono, e mi raggiungono. La prima consulenza è per me già diagnostica, credo di avere le idee abbastanza chiare, ma mi prefiggo ugualmente un altro incontro per approfondire alcuni aspetti che hanno bisogno di più ascolto.
Hanno uno sguardo mesto e triste. Lei parla di più, mi racconta, mi guarda dritta in fondo al cuore, spera di ricevere delle parole di conforto per così tanto dolore. Lui sta zitto, interviene poco, giocherella con le chiavi della macchina, nella speranza di trovare sollievo per l’ansia.
Programmiamo le due sedute individuali. È subito chiaro che Giulia soffre di un vaginismo e Andrea di masturbazione alternativa e compulsiva, che porta con sé deficit erettivo, calo del desiderio e anorgasmia.
Siamo in cammino, la terapia sessuologica sta già dando i suoi frutti, i loro occhi sono sempre più sorridenti.
Sono trascorsi soltanto sei mesi da quel nostro settembre: Giulia e Andrea non sono più una coppia vergine.

Il primo colloquio. Nel mare magnum delle diagnosi clinica

Il nostro paziente, dopo avere girovagato svariati studi medici e siti, approda anche da noi.
Durante il primo colloquio ci racconta con dovizia di particolari tutte le indagini svolte, le trasloca da un medico all’altro, omettendo alcuni risultati per evitare che il nuovo clinico possa confondersi, o avallare le precedenti ipotesi di “etiologia psicogena” del deficit erettivo o della sua eiaculazione precoce.
È un paziente che manipola, che seduce, affogato nella sua disperazione da non accettazione di un problema psicogeno.
Ė un paziente che parla con termini tecnici, forbiti e introiettati.
Ci parlerà di frenulo corto, di iper sensibilità del glande, di fuga venosa, di testosterone basso, e chi più ne ha più ne metta.

Dalla verginità alla misoginia alla violenza di genere

C’è anche chi non approda mai al primo colloquio, e sono i celibi involontari, o vergini adulti, detti in inglese incels.
Gli invoulontary celibate, single per presunta scelta degli altri.
Sono uomini che invece di corteggiare una donna la denigrano, la attaccano, la insultano, perché sessualmente frustrati o emotivamente e sessualmente inadeguati.
Le donne che si negano commettono un crimine volontario, così, invece di analizzare le cause della loro verginità ad oltranza, mettono al rogo le donne, punendole con la violenza.
Un po’ come faceva la volpe che non poteva arrivare all’uva dicendo che era acerba.
La misoginia ai tempi di internet dilaga a macchia d’olio, pericolosamente.
Diventa impossibile mettere un lucchetto all’odio verso le donne; i predicatori d’odio aumentano a dismisura, soprattutto quando l’odio rappresenta una malsana strategia difensiva per non amare.

48 Commenti. Nuovo commento

  • E’ spaventoso constatare che al giorno d’oggi l’ostentazione della virilità possa ancora costituire un ostacolo al benessere e all’igiene mentale. Al momento in cui ci si scontra con una difficoltà psicogena l’uomo virile non riesce ad accettare di avere una debolezza, tanto più in un contesto socialmente determinante come l’ambito sessuale: lo stare bene è secondario rispetto al piano della propria dominanza sociale. Un ego così affermato non sorprende che talvolta nasconda invece una grande insicurezza nascosta dietro un’immagine sociale particolarmente gonfiata.
    La decostruzione dei modelli maschilisti-patriarcali è una tappa necessaria al progredire di una società equilibrata: una meta ambiziosa ma che col tempo e una divulgazione attiva può apparire più raggiungibile.

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  • Dottoressa lei semplifica troppo. Sono diversi i motivi per cui si arriva maschi vergini in età adulta. E molti vanno in terapia ma non risolvono il problema. E in realtà sono pochi quelli che passano alla violenza, perchè il vergine adulto in genere non ha aggressività erotica; è un passivo da quel lato. Ben difficilmente si sente di fare violenza sessuale o molestia su una donna, perchè non si sente nemmeno troppo virile.

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    • Valeria Randone
      1 Agosto 2018 08:58

      Buongiorno,
      l’articolo, come tutti, rappresenta un pezzetto in pillole del tema trattato.
      Virilità e violenza non sono sempre correlati.
      Cordialmente

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  • Più che altro l’articolo è un po’ confuso. Prima si parla dei giovani uomini vergini, poi si introduce un discorso legato all’ansia di questi uomini vergini. Questi richiederebbero farmaci proerezione e una conferma di un problema organico. In realtà il ragazzo vergine non ha quasi mai problemi di erezione o cose simili. E ansioso, sì, ma per il timore di essere poco dotato fisicamente e soprattutto di non essere attraente, ma non c’entra nulla l’erezione. Poi sul discorso dei vergini in età adulta, i cosiddetti incels, si sta facendo un sacco di inutile analisi sociologica. Sono persone che si sentono profondamente difettose, spesso molto timide e vittime di esperienze svalutanti. Quasi mai passano alla violenza fisica e semnai sono degli aggressivi-passivi tendenti alla depressione. Lo scrivo perchè ne faccio parte.

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  • Bellissima analisi esatta ed esaustiva. Ma soluzioni? Tipico di chi approfitta per il suo tornaconto. È come se avesse detto maschi italiani vi invito ad un suicidio collettivo così fate posto ai migranti che sono più belli, non sono obesi, non sono mammoni, con le donne ci sanno fare………. a dimenticavo non sono misogeni……

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  • sono un uomo di 36 anni, non sono mai stato in intimità con una donna in vita mia ed è un fatto che mi distrugge, tanto che da circa 12 anni mi ha trascinato in una depressione persistente (a 24 anni infatti ho inziato ad angustiarmene e a cercare una via d’uscita). Ho fatto tentativi su tentativi per uscirne (i miei tentaivi di approcciare persone dell’altro sesso mi sono costati una fatica tanto ingente quanto vana), ne ho parlato con gli psicologi, ma nessuno ha mai potuto aiutarmi. Vorrei sapere se esiste una categorizzazione clinica per gli uomini nel mio stato, tale da consentire un aiuto specifico. Avrei tantissime altre cose da dire circa il mio profilo personale, ma dovrei dilungari moltissimo.

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    • Valeria Randone
      25 Marzo 2019 07:14

      Buongiorno,
      non deve “parlarne” con uno Psicologo, non basta, ma andare in cura da uno psicoterapeuta che sia anche sessuologo clinico.
      Vedrà che risolverà.
      Alle sue domande risponde lo scritto.
      Un cordiale saluto

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      • sono già stato seguito anni fa da una sessuologa-psicoterapeuta e non mi è stata del minimo aiuto. Sia prima che dopo di lei mi hanno seguito altri 5/6 terapeuti di diverse aree disciplinari. Dopo tutti questi anni sono arrivato anon fidarmi + degli psioterapeuti; l’esperienza con loro mi ha evidenziato che il loro fine primario è di farti continuare a venire da loro a prescindere dalla concreta possibilità di essere aiutato; tanto alla fine sono loro a guadgnare tempo e denaro.

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        • Valeria Randone
          26 Marzo 2019 07:05

          Buongiorno,
          non so bene da chi sia andato e cosa sia accaduto, avrà trovato le persone sbagliate o forse le resistenze al cambiamento le impedivano di guarire.
          Non penso che i professionisti guadagnassero tempo con lei,forse denaro, ma il tempo era di entrambi.
          Se cambia idea si documenti al meglio prima di scegliere chi avrà il piacere di occuparsi di lei.
          Un saluto

          Rispondi
  • Rispetto e diritti
    27 Marzo 2019 23:25

    Interessante articolo ma conclusione direi da criticare. Mi spiego. Sembra che si sostiene che la persona di sesso maschile, se è vergine e non si rivolga ad un terapeuta, coltivi ‘automaticamente’aggressività e attitudine violenta verso le donne. Tale tesi mi sembra un pò troppo semplicistica e per certi versi fallace. Ciò, sia per via del fatto che gli episodi che hanno coinvolto individui come Eliott Rodger e simili sono certamente molto gravi ma direi assai marginali e minoritari rispetto al fatto che i femminicidi e gli atti di violenza contro le donne vengono commessi da individui che generalmente sono tutt’altro che vergini e, inoltre, è pur vero che non pochi violenti sessuali ( specie se con caratteristiche personali estremamente narcisiste e sociopatiche) hanno spesso un non trascurabile ‘potere sessuale’ diciamo, Inoltre, questo discorso pare risentire di un ‘paradigma culturale’ dominante e assai diffuso all’interno della nostra società ma, se ci si riflette, è di carattere decisamente sessista ed è fondato sui pregiudizi contro donne e uomini: pregiudizio del ‘victim shaming’, ovvero sia il demonizzare e ridicolizzare i maschi ‘vergini’ mentre le donne che hanno più esperienze sessuali vengono/venivano considerate delle ‘poco di buono’. Su ciò, c’è anche da dire che al giorno d’oggi nella vita reale e quotidiana vi sono relativamente poche persone che ancora etichettano come ‘poco di buono’ le donne ( e generalmente ciò avviene nei commenti dei social o in determinate aree socio-culturali) che hanno avuto/hanno tanti rapporti mentre l’uomo che è ‘vergine’ o ha avuto poche esperienze sessuali viene sempre più spesso ridicolizzato e ‘demonizzato’ e ciò ha comunque delle ‘invisibili’ ma non per questo meno vere conseguenze che possono essere devastanti se non ben gestite ( dagli effetti del quasi sempre invisibili ma comunque importanti e potenzialmente non meno gravi conseguenze… si va dal bullismo e dal mobbing giovanile e un pò meno giovanile, alle possibilità di sviluppo della depressione, di tentativi o messa in atto di suicidio, di ritiro sociale/disturbi alimentari e così via). Ci vorrebbe un cambio di paradigma che porti a modificare questa mentalità sessista e direi discriminatoria che così tanti danni ha fatto e sta facendo.

    Rispondi
    • Rispetto e diritti
      27 Marzo 2019 23:36

      Per specificare, nel commento precedente si afferma che il discorso dell’articolo rientra in un ‘paradigma culturale sessista’ e questo non significa assolutamente che tale articolo sia imperniato su ‘concezioni sessiste’, ma il fatto che la nostra società è ancora dominata da pregiudizi e concezioni sessiste che riguardano ( inconsciamente e non) un pò tutti o quasi. Tra tali concezioni sessiste riconosciute, come già detto, c’è-c’era il fatto di considerare ‘poco di buono’ una donna che aveva tante relazioni e il fatto di considerare uno ‘sfigato’ o un individuo ‘socialmente incapace’ un uomo con poche o nulle esperienze sessuali.

      Rispondi
    • Valeria Randone
      28 Marzo 2019 07:55

      Buongiorno,
      rilegga meglio il testo.
      La verginità maschile, che tra l’altro nemmeno esiste, diventa disfunzionale come quella femminile (che si chiama vaginismo) se si protrae nel tempo.
      Quando non è una scelta voluta ma subita.
      Anche il tema della violenza non è da intendere come lo ha inteso lei.
      Un saluto

      Rispondi
  • Mi perdoni dottoressa. Non mi sembra corretto continuare a dire che la verginità maschile non esiste. Così non fa altro che sminuire, anzi negare un problema. In tutto il mondo, i maschi che non hanno avuto rapporti sessuali vengono definiti vergini, quindi non riesco proprio a capire questa sua ostinata posizione.
    Cordiali saluti.

    Rispondi
    • Valeria Randone
      20 Maggio 2019 07:59

      Buongiorno,
      Come ho già spiegato, l’uomo è sprovvisto di imene. Quindi non viene deflorato e non è vergine.
      Il problema non è semantico-lessicale, ma riguarda la comprensione del perché rimangono “vergini”, o comunque evitano l’intimità.
      Continuare a spostare l’attenzione sulla parola inquisita, giusta o sbagliata, è una strategia per non parlarne davvero.
      Un saluto

      Rispondi
      • Rimango dell’idea che si può essere uomini e vergini. Non è un problema che c’è o meno a seconda dell’imene. E’ un problema psicologico.

        Rispondi
      • Un uomo vergine è colui che non ha mai avuto rapporti sessuali. Questa è la definizione corretta. Perché non ha mai avuto rapporti sessuali? Nella stragrande maggioranza dei casi è perché non si è dato da fare, non ci ha saputo fare quindi non ha saputo coltivare capacità relazionali verso le donne, pur essendo magari una brava persona e ricca di valori. Ma le donne si sa, si eccitano con le parole, non con il silenzio.

        Rispondi
  • Buonasera,
    mi chiamo Giulio, ho 50 anni sono ancora vergine e ho problemi di erezione, non sono socialmente inserito, attualmente sono inoccupato, sono diventato hikikomori da circa 3 anni.
    Qualche terapia o soluzione per uscire dal vicolo cieco.
    Grazie

    Rispondi
    • Valeria Randone
      28 Agosto 2019 19:00

      Buonasera Giulio,
      le suggerisco di rivolgersi a uno psicologo convenzionato, così pagherà un modesto tiket.
      Le auguro di trovare il clinico adatto a lei e alla sua sofferenza.
      Auguri per tutto

      Rispondi
  • ci ho rinunciato, ormai alla mia età non ho neppure attrazione e funzione erettile, credo che mi terrò il mio malessere , perchè spiattellare in piazza i miei panni sporchi.. grazie comunque per il consiglio, ormai è troppo tardi per attuarlo, poi il problema maggiore è che sono un escluso un emarginato un escluso un hikikomori, credo che la sanità dovrebbe riconoscere questa patologia e tutelarci in qualche maniera

    Rispondi
    • Valeria Randone
      30 Agosto 2019 13:55

      Buonasera,
      la sanità riconosce tutte le problematiche psichiche e aiuta i pazienti che desiderano usufruire del servizio psicologico pubblico.
      Auguri per tutto

      Rispondi
  • Purtroppo se sei uomo, ti dovrai sempre attivare tu e quindi se rimani in disparte sei spacciato. Per le donne è diverso. Se sei uomo e passivo, rimarrai solo. Nessuna donna verrà mai a cercarti. Così va il mondo, non c’è nulla di giusto o sbagliato.

    Rispondi
  • Buongiorno Dottoressa,
    non credo proprio che gli incels siano uomini che invece di corteggiare una danna la insultano e la denigrano, dato che la violenza di genere è fatta credo prevalentemente da maschi apparentemente perfettamente “adattati” e con molte relazioni. Il misogneno lo è per esperienza, ma considerare un misogeno un potenziale violentatore non mi sembra corretto.
    Credo che il problema sia la selezione sessuale, ossia che la donna rifiuta un certo tipo di uomini.
    Una cosa che mi ha aiutato a superare il problema esposto è la ricerca di donne che rispondano al mio corteggiamento in modo positivo. Credo che gli incels siano uomini che desiderano avere un rapporto con le donne differente da quello solito, e loro se ne accorgono e li rifiutano. Questa società magari razionalmente non piace a tanti, ma è fatta dall’azione di tutti e produce anche la violenza.
    Imparando a riconoscere i segnali di rifiuto, e fuggendo da chi è evidente che non ci vuole, evita di farci perdere tempo ed energie. Raffinando questa tecnica, col tempo si riescono a costruire relazioni con l’altro sesso, che guarda caso riguardano donne fuori dal comune. Se impariamo a saperci fare credo che essere incels può diventare un modo per avere il meglio.

    Rispondi
  • Sono un vergine adulto e non ho niente in meno rispetto a quegli uomini che hanno usa vita sessuale variegata e soddisfacente. Purtroppo le donne vogliono essere corteggiate, non sono come gli uomini che andrebbero con la prima che gli passa davanti, il desiderio di accoppiamento femminile dipende dal darsi da fare e dal saperci fare dell’uomo. L’uomo che rifiuta questa pantomima, questo teatro, questa presa in giro socialmente accettata muore vergine. La selezione all’ingresso purtroppo è donna, ed ogni volta che c’e una scelta c’è anche una discriminazione (verso chi non è stato scelto perché magari non si è mai esposto). Le donne non potranno mai definirsi libere ed emancipate se faranno dipendere il loro desiderio di accoppiamento dall’altrui darsi da fare e saperci fare perché significa essere soggiogate al cervello maschile. Ma tentare di far capire questo concetto alle donne è più difficile che spiegare i logaritmi alle galline.

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  • Ho trovato l’articolo interessante.
    Una cosa che non vedo mai citare dagli psicologi e psicoterapeuti è l’aspetto fisico.
    Ci sono persone che effettivamente hanno problemi a relazionarsi, a corteggiare nel modo giusto, pur avendo un aspetto normale o piacente.
    Però è anche vero che un certo aspetto fisico (non piacente) può portare anche a tantissimi rifiuti in campo sentimentale e sessuale.
    Che, specie in giovane età, dove si fanno le prime esperienze sentimentali, l’essere o meno piacente non faccia alcuna differenza,…che sia solo e sempre una incapacità di relazionarsi con le donne?

    Rispondi
    • Valeria Randone
      16 Dicembre 2019 22:11

      Buonasera e grazie per le sue note.
      Esistono anche persone belle ma incapaci di relazionarsi con il femminile, e meno belle ma con un buon livello di autostima, auto ironia e simpatia. Decisamente più seduttive.
      La fisicità non è la sola arma di seduzione.

      Rispondi
  • Ci sono diversi consulti a psicologi e psicoterapeuti sul motivo per cui vengono rifiutati.
    Parlavo dell’aspetto fisico perché anche quello incide nella valutazione di un partner.
    Può essere che alcuni uomini abbiano problemi relazionali con le donne, specie se rientrano nella norma.
    Spesso attribuiscono la colpa al loro aspetto, perché non corrispondono a determinati canoni di bellezza oggettiva.
    Però è anche vero che esiste la bruttezza oggettiva e qualcuno la possiede.
    Parlo di consulti, perché noto che diverse donne si lamentano che magari si trovano bene con un uomo ma fisicamente lo trovano brutto.
    Che l’aspetto fisico abbia poca rilevanza?
    Per capire quanto l’aspetto incide nella scelta del partner, occorrerebbe fare uno studio scientifico su coppie già formate.
    Il limite spesso in campo psicologico è la scelta dei campioni rappresentativi, le variabili in gioco, i risultati che si ottengono e la loro interpretazione.
    Questo porta altresì ad avere diverse filosofie in campo psicologico con lo psicoterapeuta che ha lui stesso una visione soggettiva della realtà.

    Rispondi
  • diogene
    anche io ho 49 anni e non ho mai avuto rapporti con donne nemmeno da giovane, non sono gay, ma non provo attrazione. credo sia un blocco mentale o il posto dove vivo, abito in un piccolo centro di campagna isolato, comunque per me non è un problema, ma sono additato come quello strano in quanto è risaputo che non ho avuto mai alcun rapporto col sesso opposto, credo che siamo una minoranza occulta, i gay sono usciti allo scoperto noi invece siamo ancora in incognito, siamo emarginati e stigmatizzati peggio dei gay e dei depravati o altro almeno loro hanno una identità sessuale noi non siamo ne carne ne pesce viviamo in un mondo nostro una sorta di limbo

    Rispondi
    • Valeria Randone
      16 Gennaio 2020 07:12

      Buongiorno,
      non si può accomunare l’omosessualità – che non è una disfunzione o una malattia – alla verginità ad oltranza. Condizione che sottende tante paure e tante difficoltà, da analizzare caso per caso per poter accedere all Amore.
      Un saluto

      Rispondi
      • Quindi la verginità ad oltranza è una disfunzione o una malattia? Se fosse così, sarebbe ora che venisse catalogata nel DSM.

        Rispondi
        • Valeria Randone
          22 Gennaio 2020 07:19

          Buongiorno,
          non è una disfunzione (nel senso stretto del termine) e non è una malattia. È una condizione, presumibilmente transitoria, che caratterizza la vita di un paziente spaventato dalla sessualità.
          Non è importante che sia annoverata all’interno di un manuale, ma è decisamente importante che venga riconosciuta e curata. Con competenza ed empatia.

          Rispondi
    • Un abbraccio

      Rispondi
  • ho 50 anni e sono vergine, devo ritenere di essere uno psicopatico didadattato. in che patologia potrei essere collocato e classificato? consiglia ad un uomo adulto le prime volte di rivolgersi a escort professioniste per sciogliere il ghiaccio e abbattere gli eventuali complessi mentali? grazie

    Rispondi
    • Valeria Randone
      20 Maggio 2020 07:04

      Buongiorno,
      la escort non è una psicoterapeuta né una psicoterapia.
      Se non ha avuto nessun rapporto sessuale sino ad adesso dovrà fare amicizia e pace con quello che le ha impedito di amare sino a questo momento.
      La sessualità non è un fare, ma un essere.
      Auguri per tutto.

      Rispondi
  • cosa potrebbe essere stato la causa scatenante, lei in generale che terapia adotta in questi casi? io ho perso anche il desiderio sessuale, non provo attrazione e non ho erezioni scusi la volgarità. grazie per la sua gentile disponibilità, capisce bene è un problema delicato da affrontare a 4 occhi con uno specialista, una persona va preeparata in maniera appropriata . grazie ancora, saluti levin

    Rispondi
    • Valeria Randone
      20 Maggio 2020 18:28

      Salve,
      le ho già risposto in email, ma le rispondo ugualmente in pubblico, così la mia risposta può servire a chi ci legge.
      La cura dipende dalla diagnosi, dal paziente, da mille altro fattori.
      Nell’articolo, e non soltanto in questo, trova la spiegazione di diagnosi sessuologica.
      Il desiderio sessuale ipoattivo e il deficit erettivo necessitano di ulteriori diagnosi cliniche.
      Un cordiale saluto

      Rispondi
  • grazie mi scusi per il disturbo , saluti levin

    Rispondi
  • Io ne conosco tanti di 50 enni che non sono mai stati fidanzati, sono persone estroverse nei più dei casi, il problema è che non sono piacenti e non suscitano attrazione fisica

    Rispondi
    • Come me appunto. Solo che sono anche un po’ introverso oltre a non essere piacente. Non so però se l’introversione sia una conseguenza. Se fossi stato bello, e quindi più ricercato dalle ragazze, avrei visto la vita con altri occhi e con altro spirito.

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  • Anch’io ne ho 52 di anni, senza mai neppure un bacio da una donna. E cosa fare? Niente, cosa vuoi fare. Compensi un po’ con l’autoerotismo e poi segui altre attività piacevoli, nel mio caso sport attivo, ma anche ad es. mi piace seguire le corse ciclistiche in tv. Oltre ovviamente agli impegni obbligatori per tutti, lavoro e gestione domestica. Mia madre è anziana e ha bisogno di assistenza, è lei la mia famiglia.
    Cause: molteplici, un groviglio di elementi che hanno prodotto la mia situazione. Facendo autocritica: posso dire che mi è mancata l’arte di interessare le ragazze. Soluzioni: nessuna, perché se anche mi si presentasse Venere su di una conchiglia, diffidente come sono diventato, ci penserei 1000 volte per evitare una fregatura.
    Quello che volevo sottolineare però è che persone (uomini e donne) che non hanno mai conosciuto l’amore sono sempre esistite: erano le cosiddette “zitelle” fra le donne, mentre fra gli uomini erano persone che passavano il tempo libero, dopo il lavoro in campagna, nelle osterie a giocare a carte con altri uomini. Ho avuto zie e zii così, non so quanto pesasse loro la mancanza di affetti amorosi, forse non c’erano i media che martellavano con le immagini della famiglia felice, con le influencer e le vip da giornali patinati, e quindi non si crucciavano per la propria condizione ritenendola normale. Comunque la non affettività non è certamente la condizione ideale, ma neanche, direi, un caso nazionale da farne una malattia.
    Cordiali saluti.

    Rispondi
  • buonasera,
    mi sembrava di aver lasciato un commento un paio di mesi fa, che ora non vedo piu. evidentemente non e’ risultato a lei gradito perche’ non concorda con la sua visione della misoginia.. non mi sembra pero’ un comportamento maturo evitare le opinioni contraddittorie, non trova ? se invece ho postato il commento su un altro articolo, mi scuso per il disguido

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    • Valeria Randone
      5 Gennaio 2021 09:06

      Buongiorno,
      non so a quale commento lei si riferisca.
      In ogni caso i commenti prima di essere pubblicati vengono moderati.
      O non lo ha scritto qui. O non era adeguato. O era polemico.
      Non è obbligatorio che tutti i commenti vengano pubblicati, non si tratta di un forum pubblico ma del mio sito.
      Qui si parla di verginità maschile, senza polemiche sterili.
      Un cordiale saluto

      Rispondi
  • Mi perdoni ma devo criticare l’ultima parte dell’articolo.
    Sembra quasi asserire che ogni individuo maschile che arriva all’età adulta senza esperienze sessuali possa essere definibile “incel”.
    Il termine indica una sub-cultura online ben specifica, non una situazione a cui arriva per forza un “vergine” adulto e trovo sinceramente deleterio il modo, secondo me, superficiale con cui è stato trattato un argomento come questo (quello degli “incels”, tema più definibile dalla sociologia che dalla sessuologia a parer mio).
    Ovviamente mi scuso in anticipo se invece ho male interpretato quella parte.

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  • Una cosa andrebbe chiarita.
    E’ normale o no che un incel soffra? Se sì, ha diritto a lamentarsi o no? Ha diritto a porre domande anche in questo sito, con la dovuta educazione (senza ingiuria o diffamazione, ci mancherebbe), anche se certe domande possono talvolta non piacere, irritare, o mettere in imbarazzo?
    Se ci sono soluzioni concrete al’incellitudine, perché non specificarle?
    Ad esempio, molti professionisti spiegano come affrontare il diabete, la miopia, ecc…
    Se un incel è tale perché si basa su verità distorte, allora perché non palesare quelle corrette! Non dovrebbe essere difficile (sarebbe interessante ricevere una risposta).
    Se invece si basa su verità corrette, perché trattarlo?
    Se infine si basa su verità parzialmente corrette, perché non indicare allora quelle scorrette da scremare?

    Rispondi
    • Valeria Randone
      17 Febbraio 2021 07:16

      Buongiorno,
      lei con le sue continue richieste e polemiche mi ha veramente stancata.
      Il sito, il mio sito, non spaccia soluzioni uguali per tutti, ma indica la possibile strada da intraprendere con aiuti mirati. E non disserta, inoltre, su teorie o ipotesi diagnostiche.
      Un cordiale saluto

      Rispondi
  • Buonasera dottoressa Randone,
    soffro di un disturbo della personalità con tratti depressivi e psicotici con discontrollo degli impulsi di rabbia. Ho avuto diagnosi anche di marcato autismo con evitamento all’età di 29 anni. Ora ne ho 49 e grazie alla terapia farmacologica sono molto più socievole ed estroverso. Sono stato ricoverato per 4 anni e mezzo in due comunità di riabilitazione psichiatrica. Nella prima sono stato dimesso per agiti pantoclastici dopo pochi mesi, nella seconda per oltre 4 anni. Ero molto chiuso in me stesso perchè assumevo un terapia molto sedativa. In questa seconda comunità avevo un minino di rapporto con una donna affetta da depressione, anoressia e, durante il percorso riabilitativo, ha scoperto di essere ammalata di sclerosi multipla. Le ho confidato che non avevo mai fatto l’amore, sia perchè sono una persona sin troppo sincera, sia forse perchè mi fidavo di lei. Dopo le auto dimissioni questa donna è stata ricoverata in un centro per disturbi alimentari e successivamente ci siamo rimessi in contatto con i social. Ci siamo visti 2 volte e la seconda mi ha detto che mi trova un pò insicuro e lei cerca la sicurezza in un uomo. Ci scambiamo messaggi tutti i giorni, anche un semplice “buon giorno”. Sinceramente, dottoressa, desidererei che questa donna volesse da me un rapporto più profondo che una semplice amicizia. Io sono già contento di averla come amica perchè nella mia vita di amicizie, sia femminile che maschili, non ne ho quasi mai avute. Sono seguito da un centro pubblico di salute mentale. Sto sperimentando da 2 mesi una vita autonoma in quanto con la mia famiglia avevo comportamenti aggressivi anche a causa della demenza degenerativa che ha colpito il mio anziano padre. Questa donna ha avuto delle relazioni sentimentali in passato e ha un buon rapporto con un ex fidanzato. Anche se mi scrive il contrario penso che abbia paura di me, forse in maniera inconscia. E’ possibile che questa donna mi consideri “un pò insicuro” solo dopo 4 ore trascorse assieme dopo 2 anni in cui ci siamo persi di vista? Non le ho confidato che sono innamorato di lei ma penso che lo sappia perchè è una ragazza intelligente. Lei dice che mi sono costruito nella mia mente un qualcosa che non esiste, ma il mio sarà un amore psicotico o idealizzato, ma è un modo di amare anche il mio. Delle volte faccio strani sogni che la riguardano e glielo scrivo. Secondo lei, dottoressa, è possibile una relazione sentimentale tra 2 persone problematiche? Sono seguito da una psicologa psicosomaticista per cercare di gestire meglio la rabbia, ma con scarsi risultati. La mi amica mi trova fisicamente “normale”, mentre io di lei oltre all’aspetto esteriore apprezzo la sua dolcezza e il coraggio con il quale affronta la vita e le sue patologie. Lei dice che sono innamorato di lei perchè sono l’unica donna che conosco e non posso fare paragoni, ma credo che non si debba conoscere mille donne per innamorarsi di una.
    Le sarò grato se avrà la cortesia di rispondermi.
    Buona notte.

    Rispondi
    • Valeria Randone
      21 Marzo 2021 07:51

      Le auguro che questo amore possa sbocciare e diventare tale.
      Dopo così tanta sofferenza, un po’ di calore e riparazione ci vorrebbe davvero nella sua vita.
      No. Non penso che bisogna conoscere tante donne per amarne una, anzi bisogna avere coraggio per amare. Sempre.

      Un caro saluto. E auguri per tutto

      Rispondi
      • Buongiorno Dott.ssa,
        la ringrazio del suo augurio. Se è possibile e se lo desidera le farò sapere come si evolve il nostro rapporto.
        Buona giornata e buona domenica.

        Rispondi

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