La verginità maschile. Gli uomini vergini adulti e gli incels

//La verginità maschile. Gli uomini vergini adulti e gli incels
  • Verginità maschile

“La prego dottore mi aiuti. Non ho più erezioni spontanee, non ho più erezioni mattutine, non ho più erezioni notturne. Sono diventato impotente”.

Molti uomini, oggi, giovani e meno giovani, gridano all’impotenza, ma in realtà sono uomini soli che non hanno mai avuto una donna, un po’ in ritardo e spaventati rispetto alla prima volta amorosa.
Così, in sede anamnestica, il professionista chiede se la mancanza d’erezione si manifesta durante il coito o prima, e il paziente risponde candidamente che lui non ha “mai” avuto rapporti sessuali in vita sua.

La verginità maschile

Quando parliamo di uomini e della loro prima volta, in realtà, non è corretto utilizzare il termine “verginità”, terminologia che si coniuga esclusivamente al femminile.
La verginità della donna è sigillata dall’integrità dell’imene, la cui deflorazione avviene in concomitanza del primo rapporto sessuale.
Il primo rapporto sessuale nell’uomo, in realtà, non ha un nome, non è rappresentato da un simbolismo ben preciso, non incarna nemmeno un rituale di passaggio, ma è connotato, invece, da frequenti quote d’ansia.
La verginità maschile viene vissuta dall’uomo come una vera punizione, viene associata ad impaccio, a una scarsa capacità seduttiva, a un bisogno impellente di avere il primo rapporto sessuale, il più precocemente possibile.
Con chiunque, ovunque, da coinvolti o meno.
Il primo rapporto sessuale assolve a una funzione rassicurante; l’uomo, o il giovane uomo, grazie alla sua prima volta transita a una dimensione da “maschio adulto”, dall’identità sessuale certa, e per di più, prima degli altri coetanei.
In passato, infatti, i padri erano soliti accompagnare i figli appena maggiorenni dalle professioniste del sesso per evitare pericolosi e ansiogeni ritardi della prima volta, e far sì che i loro figli potessero accedere alla vita sessuale adulta, esperienza spesso devastante sul piano psichico e, talvolta, anche fisico.

Il paradosso del monitoraggio delle erezioni senza rapporti sessuali

La richiesta del paziente in panne sul piano psichico, non è quella di risolvere la sua astinenza ad oltranza e le sue difficoltà relazionali, ma di mantenere immutata la sua condizione di isolamento affettivo e di autoerotismo assistito e sostitutivo di una totale mancanza di piacere condiviso.
Chiedono, nella migliore delle ipotesi, la prescrizione dei farmaci pro-erettivi per riavere le loro erezioni smarrire e poter continuare a visionare pornografia, nella peggiore, li acquistano online, in autogestione.
Il paziente psicogeno si riconosce subito.

L’identikit del paziente ansioso. Il lutto dell’esser sani

È giovane, ansioso, spaventato e, soprattutto, è alla ricerca di una diagnosi che attesti la sua malattia.
La gravità della sua condizione clinica.
È un paziente che viene intrappolato nel vortice del pellegrinaggio diagnostico: girovaga da un medico all’altro, spende davvero tanti soldi per viaggi e spostamenti perché colto da esterofilia.
Più viaggia, più spende, più medici blasonati sul piano scientifico e mediatico contatta, più diagnosi confuse riceve, più penserà di essere un malato grave.
Quando tutti, di concerto, gli diranno che non ha assolutamente nulla di organico ma dovrà affrontare le cause psichiche o relazionali del suo disagio, il paziente psicogeno andrà in contro a quello che noi sessuologi chiamiamo “lutto dell’essere sano”.

Il paziente psicogeno, inoltre, sarà un paziente in cura dal dr. Google

Il dr. Google, grazie alla sua disponibilità e facile fruibilità, è stato promosso a guru della salute sessuale, della diagnosi fai da te, e della cura.
Che cura non è.
Rimane – purtroppo – ancora il primo interlocutore in tema di salute sessuale.
Il web vince su tutto: batte i clinici formati e qualificati uno a zero.
È riservato, non mette in imbarazzo chi si rivolge a lui, non pone domande imbarazzanti perché non raccoglie l’anamnesi o la storia del paziente e del sintomo, non guarda negli occhi evocando emozioni, è sempre online, anche di notte ed i giorni rossi, e lenisce l’ansia.

Quindi, ricapitolando, il paziente psicogeno cerca la diagnosi on-line inserendo il nome dei sintomi, come se fosse l’elenco della spesa, trova una pseudo-diagnosi e facili soluzioni a portata di click.
Trattasi, spesso, di giovani che non accettano nel modo più assoluto di avere una psiche, delle problematiche inconsce o relazionali, e una sessualità correlata alla salute psichica e relazionale.
Immaginano di dover funzionare sessualmente sempre, con chiunque, in ogni condizione, fisica, emozionale e psichica.
Il paziente psicogeno è un paziente permaloso, suscettibile, si sente profanato e non compreso da un clinico che non riconosca la sua malattia.
Qualunque diagnosi clinica – non dimentichiamo che è un paziente che non si ferma facilmente ma che persevera con le viste e con gli accertamenti – che non confermi la causa organica del suo disagio verrà rifiutata con ferocia e determinazione.
Se il clinico, con garbo e professionalità, prova a spiegargli la multifattorialità del suo disagio sessuale, lui diventerà irascibile, intrattabile, con il rischio di sconfinare in un attacco acuto di cattiva educazione.
Il paziente psicogeno ha un eloquio infarcito di termini medici, perché ha studiato online.
Quindi parlerà di fuga venosa, di ecodoppler, di dosaggi ormonali, di problematiche veno occlusive, di ritmo arterioso regolare, di deficit arterioso o meccanismo veno-occlusivo continente, e così via.

Terapia no stop

Proseguire senza farmaco “salva vita e salva coppia”, per il paziente psicogeno, è impensabile, così farà di tutto per ricevere una diagnosi di un disagio sessuologico cronico per non affrontare le sue emozioni o ciò che è stato accuratamente celato sotto il sintomo.

Il primo colloquio. Nel mare magnum delle diagnosi clinica

Il nostro paziente, dopo avere girovagato svariati studi medici e siti, approda anche da noi.
Durante il primo colloquio ci racconta con dovizia di particolari tutte le indagini svolte, le trasloca da un medico all’altro, omettendo alcuni risultati per evitare che il nuovo clinico possa confondersi, o avallare le precedenti ipotesi di “etiologia psicogena” del deficit erettivo o della sua eiaculazione precoce.
È un paziente che manipola, che seduce, affogato nella sua disperazione da non accettazione di un problema psicogeno.
Ė un paziente che parla con termini tecnici, forbiti ed introiettati.
Ci parlerà di frenulo corto, di iper sensibilità del glande, di fuga venosa, di testosterone basso, e chi più ne ha più ne metta.

Dalla verginità alla misoginia alla violenza di genere

C’è anche chi non approda mai al primo colloquio, e sono i celibi involontari, o vergini adulti, detti in inglese incels.
Gli invoulontary celibate, single per presunta scelta degli altri.
Sono uomini che invece di corteggiare una donna la denigrano, la attaccano, la insultano, perché sessualmente frustrati o emotivamente e sessualmente inadeguati.
Le donne che si negano commettono un crimine volontario, così, invece di analizzare le cause della loro verginità ad oltranza, mettono al rogo le donne, punendole con la violenza.
Un po’ come faceva la volpe che non poteva arrivare all’uva dicendo che era acerba.
La misoginia ai tempi di internet dilaga a macchia d’olio, pericolosamente.
Diventa impossibile mettere un lucchetto all’odio verso le donne, ed i predicatori d’odio aumentano a dismisura, soprattutto quando l’odio rappresenta una malsana strategia difensiva per non amare.

By |2018-10-15T17:40:03+00:0017 luglio, 2018|Categories: Sessuologia|

5 Comments

  1. Graziano 17 luglio 2018 al 23:07 - Rispondi

    E’ spaventoso constatare che al giorno d’oggi l’ostentazione della virilità possa ancora costituire un ostacolo al benessere e all’igiene mentale. Al momento in cui ci si scontra con una difficoltà psicogena l’uomo virile non riesce ad accettare di avere una debolezza, tanto più in un contesto socialmente determinante come l’ambito sessuale: lo stare bene è secondario rispetto al piano della propria dominanza sociale. Un ego così affermato non sorprende che talvolta nasconda invece una grande insicurezza nascosta dietro un’immagine sociale particolarmente gonfiata.
    La decostruzione dei modelli maschilisti-patriarcali è una tappa necessaria al progredire di una società equilibrata: una meta ambiziosa ma che col tempo e una divulgazione attiva può apparire più raggiungibile.

  2. Fabio 1 agosto 2018 al 0:54 - Rispondi

    Dottoressa lei semplifica troppo. Sono diversi i motivi per cui si arriva maschi vergini in età adulta. E molti vanno in terapia ma non risolvono il problema. E in realtà sono pochi quelli che passano alla violenza, perchè il vergine adulto in genere non ha aggressività erotica; è un passivo da quel lato. Ben difficilmente si sente di fare violenza sessuale o molestia su una donna, perchè non si sente nemmeno troppo virile.

    • Valeria Randone 1 agosto 2018 al 8:58 - Rispondi

      Buongiorno,
      l’articolo, come tutti, rappresenta un pezzetto in pillole del tema trattato.
      Virilità e violenza non sono sempre correlati.
      Cordialmente

  3. Fabio 4 agosto 2018 al 1:14 - Rispondi

    Più che altro l’articolo è un po’ confuso. Prima si parla dei giovani uomini vergini, poi si introduce un discorso legato all’ansia di questi uomini vergini. Questi richiederebbero farmaci proerezione e una conferma di un problema organico. In realtà il ragazzo vergine non ha quasi mai problemi di erezione o cose simili. E ansioso, sì, ma per il timore di essere poco dotato fisicamente e soprattutto di non essere attraente, ma non c’entra nulla l’erezione. Poi sul discorso dei vergini in età adulta, i cosiddetti incels, si sta facendo un sacco di inutile analisi sociologica. Sono persone che si sentono profondamente difettose, spesso molto timide e vittime di esperienze svalutanti. Quasi mai passano alla violenza fisica e semnai sono degli aggressivi-passivi tendenti alla depressione. Lo scrivo perchè ne faccio parte.

  4. Anna 10 settembre 2018 al 7:35 - Rispondi

    Bellissima analisi esatta ed esaustiva. Ma soluzioni? Tipico di chi approfitta per il suo tornaconto. È come se avesse detto maschi italiani vi invito ad un suicidio collettivo così fate posto ai migranti che sono più belli, non sono obesi, non sono mammoni, con le donne ci sanno fare………. a dimenticavo non sono misogeni……

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