Masturbazione compulsiva e deficit erettivo, uno strano connubio

Masturbazione compulsiva eccessiva

Una delle domande che più spesso mi viene posta è se la masturbazione compulsiva fa male.
Sono email cariche d’angoscia, di pudore misto a vergogna e di sofferenza.
Mi viene chiesto se danneggia il corpo e la psiche, se crea dipendenza, e se causa disfunzioni sessuali.
Bisogna effettuare un primo, importante, distinguo tra l’autoerotismo ludico e saltuario, e quello indispensabile, sostitutivo del piace condiviso.
Il primo non fa male, il secondo nuoce alla salute psico-fisica.

Masturbazione compulsiva, tra sensi di colpa e realtà clinica

La masturbazione, negli anni e con notevoli differenze di genere, è stata criticata, salvata, riabilitata e censurata.
L’educazione cattolica, spesso sessuofobica, associa il piacere al peccato, e ancor di più, il piacere auto provocato come una sorta di peccato al quadrato.
L’autoerotismo in sé non fa male, non rende ciechi, non dovrebbe elicitare sensi di colpa. Aiuta a diventare adulti.
Rappresenta la strada verso la scoperta del piacere, le prove generali del futuro sentiero psico-corporeo e dell’immaginario erotico che conducono al piacere sessuale e all’orgasmo.
Quando, però, l’autoerotismo diventa compulsivo – viene praticato ogni giorno o più volte al giorno – e diventa l’unica forma di appagamento sessuale, siamo obbligati a riflettere su queste modalità malsane di piacere.
La masturbazione, talvolta, diventa un ansiolitico, una strategia scaccia pensieri, un rituale per facilitare il sonno. Indossa i panni dell’ipnoinduttore.
Diventa il surrogato di un amante; un amico che consola; un partner che regala piacere.
Nella masturbazione manca del tutto la dimensione della reciprocità, il paziente – spesso giovane e spaventato da un’eventuale relazione – sceglie un rituale solitario piuttosto che mettersi in gioco profondamente; strategia che tiene a bada la paura di fare cattiva figura, di andare in contro a episodi di ansia da prestazione, o abbandoni amorosi.
Una sessualità autoerotica scissa dalla reciprocità, nonché trincerata dietro la muraglia difensiva della solitudine e del non confronto, può, sé compulsiva, diventare una trappola. Una manetta.
Il rischio più grande della masturbazione compulsiva è l’ansia da prestazione postuma e il calo del desiderio sessuale.
Il paziente, abituato alla solitudine del piacere, quando si ritroverà in compagnia di una donna con emozioni, sensazioni, paure e umori, sarà colto più dal panico che dall’eccitazione.

Qualche nota di genere: masturbazione per l’uomo e per la donna

Dalla parte di lui

Quando si parla di masturbazione, vi è una netta scissione tra l’immaginario maschile e quello femminile.
Il ragazzino che diventa adulto, vive con serenità e con spontaneità la pratica dell’autoerotismo – un capitolo a parte riguarda la masturbazione alternativa, a pancia in giù – in quanto tappa fondamentale della sua crescita psico-sessuale.
Scopre i suoi genitali da piccolissimo, li esplora, ci gioca, talvolta li mostra.
Scopre molto precocemente che allo strofinio del pene segue una dimensione di eccitazione. Attraversa la fase dei proto orgasmi – una sorta di prova generale del piacere senza eiaculazione – per passare poi alla dimensione del piacere maturo e adulto, conservando sempre la dimensione autoerotica della sessualità.
Talvolta questa pratica viene associata a sensi di colpa di cattolica memoria e a paure postume, come quella dell’indebolimento fisico e di un’eventuale ricaduta sulla coscienza.
Nella maggior parte dei casi l’autoerotismo per il maschio è lecito, indispensabile e perfettamente sdoganato dall’armadio dei tabù.
Per le donne un po’ meno.

Dalla parte di lei

Donna e spontaneità sessuale non sempre vanno a braccetto, mentre sono strettamente legati donna e retaggi colturali.
Parecchi retaggi culturali sono duri a morire, soprattutto quando si parla di piacere solitario: la donna stenta a parlare di autoerotismo, lo considera come una sorta di surrogato a causa di mancanza d’amore, di vita sessuale e di coppia, e alcune donne – le pazienti vaginismiche, per esempio, non si sono mai toccate e non sono mai state dal ginecologo – non lo gradiscono e non lo praticano, scegliendo di regalare lo scettro del comando del loro piacere ai loro partner.
Lo stesso modus operandi è estendibile ai rapporti occasionali e al sesso senza amore.
Un veder fare come apprendimento
“E se da solo mi piacesse di più?”
Quando la masturbazione diventa compulsiva, diventa l’unica forma di piacere.
Il paziente si abitua alle sue mani, alla sua solitudine del piacere, alle sue immagini mentali e all’esclusione del partner.
Il passaggio dal piacere solitario a quello condiviso diventa molto faticoso e complesso.
Un ragazzo, per esempio, che ha praticato l’autoerotismo per cinque o dieci anni, senza mai avere avuto una donna, quando si ritroverà da solo con lei verrà colto da ansie e da mille paure.
La paura di non essere all’altezza, di non riuscire a farle provare piacere sessuale, di non mantenere l’erezione, di non riuscire a raggiungere orgasmo ed eiaculazione perché in compagnia.
Avere il coraggio e la voglia di trasformare il piacere solitario in un elemento di condivisione e in piacere condiviso richiede un duplice lavoro: sul singolo e sulla coppia.
Diventa indispensabile in sede anamnestica comprendere le cause della masturbazione compulsiva, cosa cela, e da cosa protegge il paziente.
Per quanto riguarda la coppia bisognerebbe facilitare il dialogo su questo spinoso tema, perché le donne, solitamente, si sentono tradite, escluse e ignorate.
La coppia dovrebbe essere dotata di una buona capacità di dialogo, nutrire una comunicazione improntata a complicità, scevra da pregiudizi ed elementi di critica nei confronti del partner, e nei casi più severi rivolgersi a un sessuologo clinico.

Parafilie e autoerotismo compulsivo. La solitudine del piacere

La masturbazione compulsiva può rappresentare un vero e proprio meccanismo di difesa della psiche: la negazione di alcune fantasie, necessità, la paura di alcune parafilie, oppure di un possibile immaginario omosessuale che entra in conflitto con un agito sessuale di tipo eterosessuale.
Un immaginario parafilico prima o poi vorrà essere ascoltato. Vorrà essere assecondato, e spingerà il legittimo proprietario a farlo diventare realtà.
Chi nutre la propria parafilia con la masturbazione verrà rinchiuso in una sorta di prigione ripetitiva che gli impedirà di avere del rapporti sessuali soddisfacenti con un eventuale partner.
Il paziente che, per paura, vergogna o pudore, non si occupa del proprio nucleo parafilico, ha una buona possibilità di rimanere rinchiuso nella solitudine dell’autoerotismo difensivo, impoverire e compromettere la dimensione relazionare della sessualità.

Il piacere che non basta mai, la dipendenza da sesso e la personalità dipendente

La dipendenza da pornografia e da autoerotismo compulsivo, spesso, correla con una personalità dipendente di chi ne soffre.
Nella storia di quel soggetto ci saranno stati episodi di altre forme di dipendenza, come quella da gioco d’azzardo, da alcool, da internet, e dipendenza d’amore.

Cosa fare? Le cause

La masturbazione complulsiva non passa da sola, non va sottovalutata o negata, e cela altre difficoltà: relazionali o psichiche.
Diventa assolutamente indispensabile un’adeguata diagnosi clinica psico-sessuologica e una disamina della struttura di personalità di chi ne soffre al fine di stabilire quale percorso di cura è più indicato per la reale risoluzione della problematica di dipendenza.
Il primo colloquio è di fondamentale importanza perché mi regala moltissime informazioni sul paziente, sulle sue paure e necessità, sulla sua infanzia e adolescenza, sui suoi meccanismi di difesa.
In sede anamnestica si analizza la vita emozionale e sessuale del paziente, i suoi possibili traumi, le sue ansie correlate alla vita di relazione e sessuale, e la struttura di personalità.
L’ autoerotismo diventa un totale sostituto del piacere condiviso per le più svariate cause:

  • timidezza
  • facilità nell’auto soddisfacimento
  •  problemi relazionali
  • problemi sessuali ( le disfunzioni sessuali possono essere causa o conseguenza della masturbazione compulsiva)
  • ripristino dell’equilibrio omeostatico (stress, ansia, disagio emotivo)
  • funge da sonnifero a basso costo e basso rischio
  • lenisce solitudini mascherate
  •  inchioda al computer come se fosse un rituale ipnotico che si auto perpetua
  • si sostituisce alla vita di relazione, decisamente più faticosa e complessa.

Masturbazione compulsiva, la cura

La dipendenza sessuale, quel piacere che non basta mai e che non appaga sino in fondo, non viene interiorizzato dalla psiche come tale e obbliga alla ripetizione del rituale autoerotico.
Manca del tutto il soddisfacimento da sentimento e da relazione, da gioco erotico e da interazione con un altro essere umano che non dia un attrice del porno o un’avatar.
Le nuove addiction, dette dipendenze senza sostanza, sono la dipendenza da sesso, da gioco online, da masturbazione compulsiva e pornografia, e vanno trattate esattamente come le vecchie, quella da sostanza.
Le vecchie, ma attuali, dipendenze sono quelle da droga, alcol, sostanze psicotrope, e cibo.
Entrambe queste macro categorie di dipendenze sono dolorose e invalidanti, danneggiano corpo, psiche e relazione, e imprigionano in una solitudine del piacere, quanto obbligata tanto drammatica.
La cura è, solitamente, di tipo combinato: farmacologica e psicoterapica, o psico-sessuologica, nel caso in cui la masturbazione compulsiva celi qualche disagio sessuale.
Senza mai dimenticare lo studio dei meccanismi di difesa della psiche che hanno condotto il paziente nella prigione del piacere.

Testimonianza

Gentile dottoressa,
sono un ragazzo di venticinque anni e ho delle notevoli difficoltà nel mantenere a lungo l’erezione. Ho avuto tante esperienze, non andate a buon fine, con conseguenze pessime anche per la mia autostima; divento nervoso e ansioso quando penso di dover avere un rapporto sessuale; a volte mi è capitato di eiaculare anche senza un’erezione completa. Sono disperato, mi aiuti per favore.
Carlo.
Caro Carlo,
scorgo nella sua lettera grandi quote di angoscia, preoccupazione e confusione circa la sua vita sessuale.
Comprendo perfettamente la sua disperazione e conosco bene le ripercussioni che queste problematiche hanno sulla qualità della vita dei miei pazienti.
Le disfunzioni sessuali si estendono dall’area genitale all’area personologica, passando dal letto a tanti altri ambiti della vita. Mi sento di poterla rassicurare, in quanto le problematiche di cui lei mi parla sono frequenti nei ragazzi della sua età e soprattutto “risolvibili”.
Le cause del D.E. (deficit erettile) sono varie: ambientali, da cattivo “apprendimento sessuale” (a volte anche una prima esperienza non andata a buon fine determina quote d’ansia che se non elaborate in terapia, si ripresentano durante i rapporti successivi, creando delle condizioni psicofisiche disfunzionali); di coppia, una relazione disfunzionale o ambivalente, con caratteristiche di conflittualità o aggressività con una partner possono causare un D.E.; intrapsichiche, quando i conflitti inconsci irrisolti si presentano come un conto mai saldato, con problematiche sul piano corporeo. Mancanza di un’adeguata educazione relazionale e sessuale.
Per quanto riguarda gli episodi di eiaculazione precoce di cui lei mi parla, succede che “far presto” equivale a non affrontare un altro problema più ingombrante sul piano psichico (D.E.).
Spero di averla rassicurata, mi dia notizie.

18 Commenti. Nuovo commento

  • Gentile dottoressa,
    poichè chi soffre di dipendenza non sempre riconosce il problema e tende a sottovalutarlo, non volendo affrontare la fatica di un percorso, chi è vicino a queste persone, come partner o familiare, cosa può fare per farsì che la situazione venga riconosciuta ed affrontata?

    grazie del suo interessante lavoro

    Rispondi
    • Valeria Randone
      28 Febbraio 2019 20:14

      Buonasera Giorgia,
      il suggerimento rimane sempre quello di rivolgersi a un professionista.
      Sarà lui a prendere in carico il paziente o il familiare che vorrà aiutarlo.
      Si stabilirà così quali parole si potranno usare per far emergere la problematica.
      Un caro saluto

      Rispondi
      • Buongiorno dottoressa. Io da poco sono venuto a conoscenza della “masturbazione compulsiva”, ero convinto che praticare autoerotismo in maniera sistematica non fosse una patologia, anche perché mentalmente sto molto bene. È vero che poi, analizzando i sintomi di questa patologia sono rimasto abbastanza sorpreso nell’apprendere di rientrare nel caso specifico: stanchezza inspiegabile cronica, problemi sessualità con un partner, etc. Sinceramente, io avrei solo bisogno di sapere quale via intraprendere, non sento la necessità di un supporto, vorrei solo delle istruzioni per l’uso! Mi potrebbe aiutare per cortesia? Come si dovrebbe fare? Io ora è una settimana che sono venuto alla conoscenza di questo problema e ho smesso di fare qualsiasi cosa in attesa di capire quale possa essere il giusto ritmo, posso garantirle che non mi manca l’atto auto erotico, prima era soltanto una cosa automatica vivendo da solo. Grazie

        Rispondi
        • Valeria Randone
          22 Gennaio 2020 07:17

          Buongiorno,
          provo a risponderle portandole con un esempio concreto. Se lei si fosse rotto un piede, e fosse venuto a conoscenza della frattura, cercherebbe delle istruzioni per l’uso oppure un bravo ortopedico che possa ingessarle il piede affinché lei possa ricominciare a camminare?
          La masturbazione alternativa, esattamente come tutte le altre disfunzioni sessuali, si diagnostica unicamente a tante altre variabili della psiche e personalità del paziente, e sicura.
          Un cordiale saluto

          Rispondi
  • Buonasera dottoressa,
    mi masturbo più volte al giorno e vorrei sapere quali strategie attuare per liberarmi da questo problema. Sono a conoscenza dell’opportunità di una psicoterapia e di un’eventuale terapia farmacologica, ma prima vorrei – diciamo così – tentare per conto mio. In passato ho smesso di fumare, ormai da molti anni, ed ero un forte fumatore; per smettere di masturbarsi è sufficiente la volontà come per smettere di fumare? Ci sono delle strategie particolari, può darmi qualche buon consiglio?
    Grazie fin d’ora
    Andrea

    Rispondi
    • Valeria Randone
      25 Settembre 2019 07:01

      Buongiorno Andrea,
      il tema è molto complesso e non è assolutamente risolvibile con qualche strategia fai da te.
      I comportamenti compulsivi, ancor di più quelli sessuali, sono correlati con la dimensione del bisogno e del piacere. Della gratificazione solitaria. Quindi, correlano con tanti ambiti molto sfaccettati e profondi della psiche. Ribadisco l’importanza di un aiuto specialistico sia bisogno di me mi trovo a Roma e a Catania. Un cordiale saluto e auguri per tutto

      Rispondi
  • Secondo lei, per un uomo di 40 anni in buona salute, quale potrebbe essere il limite oltre il quale la masturbazione diventa compulsiva? Farlo un giorno si e uno no, quindi diciamo mediamente 3 volte a settimana, puo’ rientrare ancora nel range di normalita’ secondo lei, o bisogna iniziare a mettere un freno ? Grazie

    Rispondi
    • Valeria Randone
      9 Ottobre 2019 07:20

      Buongiorno,
      bisogna conoscere il paziente in questione, le sue abitudini sessuali, il significato compensatorio che dà all’autoerotismo. Fatto questo, che nel mio linguaggio si chiama diagnosi sessuologica, si potrà stabilire se l’auto erotismo è dannoso o meno. Purché non sia quotidiano, non fa male a nessuno.
      Il rischio è quello di preferire il piacere solitario a quello condiviso.
      Un cordiale saluto

      Rispondi
  • Lei ritiene davvero così grave, preferire il piacere solitario a quello condiviso ?

    Io personalmente, non ho mai avuto dubbi sul preferire il primo al posto del secondo.

    Rispondi
  • Gentile dottoressa Randone,
    temo che questo sia un problema abbastanza diffuso anche tra uomini che sono in coppia…. In questo modo è difficile raggiungere una vera intimità.
    E pur cercando fi affrontare l’argomento trovo un muro da parte del mio compagno!!!
    Che fare?
    Grazie
    Gio

    Rispondi
    • Valeria Randone
      10 Ottobre 2019 21:05

      Buonasera Giorgia,
      non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. L’autoerotismo, maschile e femminile, non è nocivo, il suo eccesso si.
      Provi a parlarne con un clinico, magari in sede di consulenza di coppia.
      Sono certa che potrebbe essere la strada verso la vera intimità.
      Di pelle e di cuore.
      Un affettuoso saluto

      Rispondi
  • Gentile dottoressa, ho praticato senza sapere questo tipo di masturbazione per 9 anni fin da piccolo, ora ho 18 anni e non mi masturbo da 1 mese e mezzo perché ho dovuto fare la circoincisione
    io pensavo che bastasse questo per sconfiggere il problema.. le mie domande sono 3
    1) appunto non lo faccio da 1 mese e mezzo, se continuo così “dimenticherò” questo tipo di masturbazione?
    2) Se in questo provassi a masturbarmi con le mani dice che ce la farei?
    3) Posso fare sesso normalmente se non applico più questo tipo di masturbazione?

    Rispondi
    • Valeria Randone
      10 Dicembre 2019 17:56

      Buonasera Davide,
      Non posso rispondere alle sue domande perché non la conosco e non so nulla di lei. Della sua psiche. Della sua sessualità. Del rapporto con l’altro sesso e così via
      La prima tappa, così come dico sempre, è una diagnosi andro-sessuologica. Intervento chirurgico a parte della sua psiche non se ne è occupato nessuno.
      La prognosi, inoltre, dipende dalla terapia che dipende dalla diagnosi.
      Un saluto

      Rispondi
  • Gentile Dottoressa, sono una ragazza di 25 anni. In adolescenza (fino ai 19-20 anni) ho fatto ampio uso di porno con masturbazione: ad oggi riconosco che questo ha modificato la mia percezione di cosa mi eccita e la realtà “normale” spesso non mi basta. Ho una relazione stabile da oltre 4 anni, ma per raggiungere l’orgasmo durante l’amplesso sono costretta a ricorrere all’immaginazione e a immagini che mi sono rimaste impresse dalla pornografia, per eccitarmi al massimo. C’è modo di disintossicarmi? di tornare ad una normalità dove il mio partner mi basta?

    Rispondi
    • Valeria Randone
      5 Febbraio 2020 07:22

      Buongiorno gentile Ragazza,
      assolutamente sì.
      Esistono delle soluzioni che si chiamano terapia Psico-sessuologica, non fattibili via e-mail a, e soprattutto calibrate paziente per paziente e coppia per coppia. Si dovrebbe effettuare una prima consulenza che è già diagnostica, comprendere le motivazioni che l’hanno spinta a rifugiarsi nella pornografia, e lavorare sulla sua salute sessuale di coppia.
      Un caro saluto

      Rispondi
  • Ho 61 anni incomincio ad avere problemi di erezioni che cosa mi consiglia grazie

    Rispondi
    • Valeria Randone
      12 Gennaio 2021 07:30

      Buongiorno,
      le suggerisco: visita andrologica e contestualmente consulenza sessuologica.
      Un cordiale saluto

      Rispondi

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