La timidezza degli estroversi

Non sempre parlare è equiparabile al dire e tantomeno al comunicare, e ancora meno alla possibilità di aprire le porte del cuore e della psiche a un perfetto sconosciuto.
Gli estroversi non sempre sono davvero estroversi. Sono allegri, solari, parlano, parlano, parlano ma talvolta non dicono.
L’apparente estroverso ha in sé quello che solitamente si cela dietro e dentro un sorriso: la timidezza degli estroversi. Quelle note emotive che si intravedono, per chi ha occhi per vedere e un cuore pulsante per sentire, e che dicono di più di mille parole.
I falsamente estroversi sono coloro che compensano la loro fragilità o timidezza con l’apparenza. Indossano i sorrisi più comunicativi, sfoderano un eloquio simpatico e sagace, parlano con tutti ma in realtà non parlano con nessuno.
Distinguere una persona estroversa da una timida non è facile. Non basta fermarsi alle apparenze e alla superficie, ma si dovrebbe cercare con le dovute pinze di andare in direzione profondità del cuore dei timidi ammantanti da estroversi.
Nella vasta gamma di variazioni di estroversione versus introversione abbiamo anche i timidi, i selettivi, gli asociali e i riservati ( i miei preferiti).
Spesso si fa di tutta l’erba un fascio additando le persone selettive e riservate per asociali.
Ma di questo ve ne parlo la prossima volta.

Quando mio padre si ammalò di un drammatico tumore al cervello, un glioblastoma di quarto grado, la massa cerebrale gli impediva di essere lucido e gentile.
Proprio lui che aveva fatto della lucidità e della gentilezza il suo modus vivendi. I suoi comportamenti e il suo eloquio diventarono imprevedibili, con chiare note di aggressività. Ma con me, solo per me, era lucido, affettuoso e protettivo. Mi consentiva di entrare nel suo dolore: quel luogo straziante che era diventato per noi il luogo dell’incontro delle nostre rispettive solitudini.
Quando qualcuno tentava di parlargli o tentava maldestramente di prenderlo in giro sulla sua condizione di salute per indorargli la pillola, lui rispondeva così: “Non bisogna parlare con tutti. Scelgo di stare in silenzio”.

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