Cos’è un abbraccio? È difficile descrivere un abbraccio, perché, in realtà, ci sono molti modi di abbracciare.
C’è chi abbraccia con le braccia, chi con i doni, chi con le parole. C’è chi abbraccia con la voce e chi abbraccia con fiori e cioccolatini.
C’è chi non sa abbracciare perché non è stato mai abbracciato, e c’è chi non abbraccia anche se è stato abbracciato.
Un abbraccio è la concretizzazione di un sentimento.
Della cura, del prendersi cura.
Quando qualcuno ti stringe a sé e ti fa sentire che sei importante.
Che ti ama o che ti vuole bene. Che puoi contare su di lui, che ti regge se traballi, che non ti stritola se gli concedi molto spazio, che non toglie le braccia se ti affidi.
Questo è un abbraccio, e di abbracci ne abbiamo bisogno in tanti, a tutte le età.
Nasciamo e veniamo abbracciati, stretti al seno della donna che ci ha partorito. Veniamo allattati, accuditi con immenso amore, e le braccia di nostra madre diventano un “abbraccio extra placentare”, una sorta di prolungamento dell’utero materno.
Diventiamo madri a nostra volta e continuiamo ad abbracciare.
Abbracci intensi, meno intensi per evitare che diventino asfittici, alcuni rubati e altri reciproci, calorosi e di conforto.
Abbracciamo quando ce n’è bisogno, e abbracciamo quando non ce n’è bisogno.
Un abbraccio, così come una parola scritta o una parola detta, è sempre una manifestazione d’amore.
Una casa dove sostare o abitare.
L’abbraccio è un dono, e quando è sincero continua a stringerti anche dopo, quando le braccia sono altrove.
Perché per una abbraccio non sempre servono le braccia, più spesso serve semplicemente il cuore.