Ho immaginato di prestare la mia penna ad alcune delle mie pazienti donne che stanno attraversando dei momenti duri, veramente difficili della loro esistenza.

Cara me,
so che sei stanca e affaticata. So che avresti voglia di scambi emotivi profondi e non banali, che non sopporti le frasi fatte, i luoghi comuni, la superficialità, l’indifferenza, i silenzi che puniscono.
Lo so bene, lo sento.
So anche che oggi, più di sempre, ti senti al buio e al freddo.
Siamo alle porte della fine dell’anno e i bilanci ti fanno stare male: si fanno spade, tagli, affanni, magoni e lacrime. Fai una torta, ne fai due, ma questa volta le mani che riordinano il cuore non bastano, anche il cuore si stanca. Sarà perché è dicembre.
Pensi alla te mamma, a cosa hai sbagliato. A dove hai sbagliato. A cosa avresti potuto dire, non dire, fare, non fare (tra le attività più complesse che ci siano quando si ama). Così rileggi tutto: fai avanti e indietro in quel copione ormai logoro che è la tua vita e analizzi ogni istante, ogni frase, ogni parola muta e ti fai a fette, come solo tu sai fare. Non ti assolvi, ma in fondo al tuo cuore sai che nessuno è perfetto, tantomeno le mamme, e che qualunque sbaglio è uno sbaglio d’amore.
Poi passi alla te lavoratrice e forse, almeno lì, ti assolvi. Pensi che hai fatto tanto, molto, sempre di più e di qualità, ma anche lì appare un’ombra malefica. E se la tua te professionista avesse offuscato la tua te mamma? e se forse fossi diventata una mamma ingombrante? invadente? onnipresente? da emulare, scavalcare o distruggere?
Anche qui, oggi ti assolvi e ti dici che non puoi cambiare quello che fai perché è la rappresentazione di quello che sei. Ci lavori da sempre, da quando eri bambina, e sai bene che amare non significa rinunciare.
E poi, in fondo sai, che come sempre, quel galantuomo del tempo ti farà recapitare le risposte che dovrebbero fare bene al cuore.
Ogni figlio, come abbiamo fatto anche noi madri del resto, segue o meno i modelli che gli sono stati offerti, centrifuga, taglia, screma, diventa sé stesso e ne troverà di altri: i suoi. E se sarà più bravo di te, forse sarà anche più felice.
Poi passi alla te donna, bambina, fragile, desiderosa, speranzosa, sola, malconcia e decidi che per adesso passi.
C’è troppo da analizzare, sei ancora addolorata e maldestramente accusata che ti senti quasi a fine vita più che a fine anno.
Oggi pensi a te. Ti proteggi. Forse anche e soprattutto da te stessa.
Portati al mare, sono sicura che avrà il potere di riparare ogni strappo.

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