Il silenzio della coppia, il silenzio nella coppia

Ieri, in seduta, con due mie affettuosi pazienti analizzavamo la differenza tra il silenzio della coppia e il silenzio nella coppia. Sembra una stravaganza lessicale, ma in realtà si tratta di due silenzi molto diversi tra di loro. Due strade distanti che conducono in territori decisamente diversi: la solitudine o l’empatia.
Il primo, il silenzio della coppia, trasforma la coppia da parlante a muta. A un certo punto, per cause misteriose o pericolosamente ignorate, i due coniugi smettono di parlarsi, di ascoltarsi e, solitamente, di amarsi.
Il silenzio nella coppia, invece, non è una minaccia ma un abbraccio.
È quel luogo fertile di ascolto del non detto, delle emozioni e del silenzio reciproco. Luogo di incontro e non di scontro muto.
Abbiamo proseguito cercando di capire insieme il significato che il silenzio assume in ogni legame, in alcuni momenti della vita e come si coniuga con la personalità dei partner. Ci siamo chiesti come poterlo abitare e non subire, e come valorizzarlo. Perché, talvolta, parlare a vanvera, interrompere l’altro, non ascoltare, giudicare, urlare e occupare tutti gli spazi – anche quelli delle pause e del silenzio altrui – non è da preferirsi al silenzio.
In realtà c’è una grande differenza tra il silenzio punitivo, quello difensivo e quello fertile. Il primo ferisce, il secondo protegge dalla verità, il terzo è un ristoro e anche un capolavoro.
Poi abbiamo proseguito nel tentativo chirurgico di distinguere il silenzio pesante e urlante – perché anche il silenzio grida -, perfettamente inutile e anche dannoso, da quello che racconta una rassegnazione muta (e silente) a un disagio. Nel primo caso si tratta di un silenzio punitivo: “sto male con te, sono arrabbiato ma non ti dico perché e ti lascio al buio, senza le mie parole per te”.
Nel secondo di una triste rassegnazione: “non ha senso parlare, non c’è più niente da dire, da dare e quindi da fare”.
Il dolore di una coppia può essere ammorbidito e il silenzio reso fertile o tradotto parola, prima che sia troppo tardi. L’antidoto alla crisi si chiama terapia di coppia.

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2 Commenti. Nuovo commento

  • Cara Dott.ssa,
    sposati da trent’anni, mio marito da due anni ha smesso di parlarmi. La causa? Un litigio che, a distanza di tempo, si è rivelato essere solo un pretesto, come da lui stesso ammesso.
    Leggendo la Sua riflessione, per me illuminante, sono quasi certa di poter dire che il suo è un silenzio punitivo mentre il mio un silenzio dettato dalla rassegnazione.
    Lei suggerisce come soluzione una terapia di coppia, ma come fare se lui non ne vuole sentir parlare, affermando che “in terapia ci va chi ha tempo da perdere e soldi da buttare”?
    Grazie per l’ascolto.

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    • Valeria Randone
      23 Febbraio 2022 07:04

      Cara Signora,
      iniziamo dalla fine.
      “in terapia ci va chi ha tempo da perdere e soldi da buttare”
      Mi sembra una frase riduttiva, offensiva, miope, detta da un uomo che ha paura di mettersi in discussione o che tanto è più che certo che lei non va da nessuna parte.
      Per quanto tempo sarà in grado di sopportare ancora il silenzio?
      Quel silenzio corrode più di una goccia sulla roccia.
      Le auguro tante parole piene e la saluto con affetto.

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