Ovodonazione, dalla provetta alle braccia

Passano gli anni, talvolta i decenni, e la coppia si ritrova irreversibilmente infertile. Le soluzioni sono tante, a seconda della salute della coppia, anche e soprattutto psichica.
L’ultima tappa delle PMA (procreazione medicalmente assistita) è l’ovodonazione, quella tecnica che grazie alla donazione di gameti esterni alla coppia regala alla coppia la possibilità di diventare genitori. Il percorso verso l’eterologa è disseminato di intoppi e paure, di attesa e di dispendio energetico ed economico, e non tutti e non sempre riescono nel percorso. I dubbi che attanagliano il cuore dei partner sono tanti, e le domande che risuonano come dei tarli ancor di più.
La prima tra tutte è “mi somiglierà?”, segue “devo dirlo al bambino che verrà?” “E ai nonni, agli amici, ai vicini?” “E se dovesse somigliare alla madre o al padre biologico?”
Le angosce sono tante, e i desideri anche.
Quando una coppia infertile mi apre il cuore e mi regala la possibilità di occuparmi delle sue ferite del cuore, è sempre un’esperienza molto intesa ed emozionante.
Con garbo e gentilezza, dopo le prime domande che i coniugi si pongono e mi pongono, cerco di spostare la loro attenzione sul bambino che verrà e che andrebbe tutelato già in provetta.
Il bambino venuto dal freddo sarà un
patchwork di tasselli sparsi e assembrati in un utero accogliente.
Un ovocita della donatrice, il liquido seminale del padre e l’utero della madre, il liquido seminale del donatore, l’ovocita e l’utero della madre. Averne cura e preparare il terreno, non soltanto biologico, per la sua nascita diventa obbligatorio.
Tessere le fila della sua futura identità diventa essenziale e centrale, per il bene di tutti: genitori e figlio.
Avere cura delle paure e ansie dei genitori – non tutti sono davvero pronti per la fecondazione eterologa e talvolta nemmeno per l’adozione -, accarezzarle con dolcezza e tradurle in parole affinché non diventino armi è uno dei mie compiti.
Il bambino che verrà va protetto, a volta anche dagli stessi genitori, la verità sulle sue origini non può diventare un’ombra oscura ma dovrebbe essere raccontata in perfetta sintonia e sincronia con la sua verità biologica, affinché cuore e corpo possano camminare l’uno a fianco all’altro.
Nascere è faticoso (c’è chi non nasce pur venendo al mondo), crescere lo è ancor di più. Vivere nella menzogna e nella recita a copione tra presunte somiglianze e geni sconosciuti rappresenta la minaccia più grande che ci sia per l’integrità psichica del bambino che verrà.
Un bambino può nascere da un cuore, non sempre e non per forza da un utero.

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