Serve soffrire per saper amare

Bisogna imparare a lasciarsi quando è già finita, cantava Ornella Vanoni.
E aveva ragione!
In realtà bisognerebbe imparare tante cose per apprezzarne altre, anche a rallentare e ad abitare la noia. Serve ricordare per poter dimenticare. Serve conoscersi bene per sapere cosa si vuole (e non si vuole). Serve soffrire per sapere, volere e poter amare. Serve cadere per imparare a rialzarsi. Serve faticare per assaporare il meritato riposo. Serve saper assaporare le buone e belle parole per scegliere quali adoperare e da quali lasciarsi incantare.
Serve stare al buio per riconoscere la luce; e il male oscuro della depressione per vivere un dopo ricco e variegato di colori e buonumore.
Serve incontrare i manipolatori-narcisisti per apprezzare le persone perbene e luminose. Serve accompagnare un genitore alla morte per assaporare la vita. Serve avere paura di perdere qualcosa o qualcuno per riconoscergli e consegnargli il giusto valore. Serve amare tanto e baciare bene e tanto per comprendere sino in fondo dove il nostro cuore può spingersi, quali battiti è in grado di provare.
Serve conoscere la sciatteria emotiva e l’avarizia del cuore di tante persone per apprezzare il bello, il buono, il ricco di sentimenti.
Serve essere invasi dal superfluo per apprezzare l’essenziale, anche del cuore. Serve perdere l’equilibrio per trovarne uno nuovo. Serve abitare altre terre e nuotare in altri mari per apprezzare il tuo.
Sono sempre stata attratta dalle apparenti contraddizioni. Dagli ossimori, quelle meravigliose figure retoriche che spesso raccontano il lessico amoroso.
Scrivere, scrivere tanto e sempre, mi trasporta da ieri a domani e viceversa e mi regala la possibilità di assaporare e gustare i sentimenti, dei miei pazienti e miei con loro e per loro, e dell’oggi tramite la puntualità delle parole.
La scrittura in fondo non è altro che un tentativo di preservare i ricordi, le emozioni, i fatti dall’oblio, dall’ignoto.
Le parole che io amo tanto, soprattutto quelle che curano, sono sempre l’anticamera del cambiamento e ci regalano la possibilità di trovare il bello nel brutto, il caldo nel freddo, il bene nel male, il silenzio nelle parole, e le parole nel silenzio.

2 Commenti. Nuovo commento

  • Grazie dottoressa, io ho attraversato il buio del mio malessere, della mia distrazione, il dolore di mia figlia e dei miei genitori. Quando pensavo che tutto era finito per me, proprio grazie a quell’esperienza luttuosa e senza più speranze, ho incontrato chi mi ha fatto l’opportunità di toccare con mano e sentire che gli uomini possono saper amare, trovare il bello e il bene nelle tue piccole cose e anche nelle imperfezioni che per anni tu sono state solo rimproverate. La chiave è provare a fidarsi ancora una volta e non lasciarsi vincere dalle sconfitte.

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