Ho prestato la mia penna a Claudia (nome di fantasia). Donna affranta e afflitta dal dolore che decide di scrivere una lettera all’uomo che ama. Parole che scavano in profondità e che mordono sino a strappare i lembi di carne. E che oscillano tra l’addio e la mancanza.

Ti avevo promesso che avrei cancellato tutto di te. Non l’ho fatto.
Ho dovuto conservare una foto.
Ricordi quella rubata al quotidiano? quella che incastonava un istante e lo consegnava all’eternità? Eravamo felici, eravamo noi. Eravamo nel nostro luogo del cuore.
Non potevo fare piazza pulita di tutto quello che siamo stati. Avevo iniziato con rabbia e con dolore e avevo cancellato tutto, poi sono andata nel cestino e ne ho ripresa una. Ne avevo bisogno.
Ripassarla ogni tanto mi fa sentire meno sola. Mi fa credere che non ho sbagliato ad amarti e a lasciarmi amare. Era tutto sbagliato sin dall’inizio.
La tua famiglia, la mia solitudine. Le mie esigenze, le tue intransigenze.
I miei inventati dello sfacelo, il tuo chiedere tempo.
Le incursioni del mio inconscio, la tua estenuante razionalità.
I miei emblemi, i tuoi problemi.
La mia ragnatela di dilemmi, le tue evasioni sentimentali.
E poi ho conservato gli screen di quei messaggi.
Ricordi? In quelle parole c’eri tu, c’ero io, il nostro amore e lo sguardo sognante verso il futuro.
Ricordi il nostro primo ricordo? Io sì.
E sono certa che anche se sei altrove già da tempo – ma forse non sei mai andato via dalla tua casa e dal tuo matrimonio – il mio primo ricordo è il tuo primo ricordo.
Quando ci siamo smarriti? quando? e perché abbiamo iniziato a guardare in direzioni diverse?
Avere cura di un amore è una grande responsabilità, anche quando si tratta di un amore altro.
Non si può smettere di investire, di accudire, di cullare, di avere pazienza e di rassicurare se serve.
Quando uno dei due è più stanco o distratto, l’altro deve predere il timone, senza timore, e non smarrire mai la rotta. Ma tu hai lasciato la nostra coppia e hai lasciato me. E io, pian piano, sto cercando di riprendermi quello che di mio abita ancora in te. Me in te non ha più senso di esistere, e anche se quella foto mi aiuta a non smarrire quello che siamo stati, il trasloco è già in corso e non si può più tornare indietro.
È proprio vero che c’è sempre un dopo che spiega il prima. Accade tutte le volte.

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