Tra partire e tornare

Il mio rapporto con il partire e con il tornare è sempre stato complicato e confuso.
Quando sono stanca, triste o annoiata inizio a desiderare di essere Altrove, il mio posto preferito. Accarezzo con la fantasia la vacanza che verrà, gli attimi, le colazioni e le albe, la corsa al tramonto alla ricerca di emozioni, nuovi pensieri e nuove parole, i posti inediti tutti da esplorare e assaporare.
L’attesa mi piace forse di più della meta: la abito, la annuso con avidità come si fa con il pane caldo appena sfornato, la organizzo, mi faccio accarezzare dai pensieri e dalla minuziosa programmazione per poi, come sempre, lasciare ampio spazio all’imprevisto e al carpe diem.
Instauro con la programmazione della vacanza un legame intimo come quello che si crea con chi si ama o si vuole corteggiare.
Lo vado a trovare con il pensiero più volte al giorno, faccio delle cose per lui e lui per me (mi regala euforia e speranza), così mi piace pensare. Iniziamo un cammino silente fatto di note sul cellulare, ricerche su Google, link salvati tra i preferiti, ricette locali da sperimentare per nuovi brividi per il gusto, spiagge o vette da esplorare.
Quando arrivo a destinazione – tranne in alcuni casi come le mille sfaccettature dell’Africa -, al terzo giorno mi annoio, mi stanco, inizio ad essere invasa dal bisogno cocente di tornare, di rincasare.
Mi scollo dal luogo in cui mi trovo, scrivo una quantità infinita di articoli, cammino, penso, ripenso, e inizio a fare il calendario dell’avvento del ritorno in patria, come Ulisse.
E poi arriva il giorno che precede la partenza ed è tutto un brivido di felicità. Il giorno in cui richiudo le valigie e con loro la mia dimensione vacanziera. Il giorno in cui controllo i voli, gli orari, l’itinerario del rientro.
Con meticolosa cura rimetto tutto al suo posto, e con gli abiti il cuore, inizio a sentirmi felicitante, euforica.
Oscillo, come sempre, tra il bisogno (o l’istinto) di andare e quello di restare e questa tensione interna e potente mi rende fertile e mi invita a scrivere e sentite, sentite e scrivere.
Quando mi allontano da un luogo, da una persona, da un molo, mi accorgo della sua immensa bellezza e torno a trovarlo con il pensiero. Quando consegno qualcosa alla nostalgia del passato diventa immediatamente luminosa, vivida, forte e chiara dentro di me. Giocare con il tempo e con i moti dell’anima e del cuore mi consente di mettere nitidamente a fuoco quello che mi interessa.
Andare e viaggiare è tra le attività che più preferisco, tra le più arricchenti e stimolanti, ma tornare e restare sino a nuove inquietudini del cuore e riabbracciare le proprie origini, i propri luoghi cari e sacri, e la propria storia è quello che mi consente di partire. Moto perpetuo dalla potenza intima che non ha eguali.

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