Una fantasia erotica a due piazze

Chi lo ha stabilito che la fantasia erotica debba essere un luogo intimo, riservato, rigorosamente privato? Una sorta di orticello ben recintato e protetto da occhi indiscreti da innaffiare e concimare in religiosa solitudine?
Certo, ci sono fantasie e fantasie.
Ci sono quelle condivisibili e quelle peccaminose da nascondere come la polvere sotto il tappeto.
Ma le seconde sono pericolosissime, perché esattamente come la polvere sotto il tappeto rimangono lì ad aspettare il legittimo proprietario e il suo desiderio; più vengono ignorate e tacitate e più disturbano e inquinano il cuore e i sensi di chi le possiede (o dalle quali è posseduto).
In realtà l’immaginario erotico può tranquillamente essere un letto a due piazze: essere abitato da due inquilini complici e innamorati.
I due fortunati devono essere due partner ben affiatati, intimi; di quell’intimità di cui vanno fieri, da indossare come se fosse l’anima della festa.
Devono adoperare lo stesso lessico erotico e amoroso. Devono, o dovrebbero, fidarsi e affidarsi e non provare gelosia, soprattutto per quelle fantasie, per quell’Altrove da esplorare con garbo, gentilezza e cura. Quel giardino segreto di cui il partner socchiude la porta, aspetta un po’, per poi aprirla un po’ di più e abbattere ogni muraglia difensiva.
Abitare la fantasia del partner, arricchirla con contenuti propri, accarezzarla e nutrirla è un privilegio per pochi. È un dono.
Fa transitare la coppia, esattamente come Caronte, da una sessualità più ortodossa e perbene a una sessualità più profonda e speziata, amorevolmente spregiudicata: di secondo livello.
Una fantasia solitaria è una manetta che si fa trappola ripetitiva e che consegna al piacere solitario e alle possibili difficoltà di coppia. Quella a due piazze, invece, è una promessa d’amore. È un appuntamento con il desiderio e con l’altra metà del cielo, la trasgressione.
Ricorda Bianconiglio che sbuca da un cespuglio e offre un sogno. Il suo sogno.

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