Cambiano i tempi, cambia la coppia. Non sempre le modifiche degli uni corrispondono alle modifiche dell’altra. La coppia, oggi, accusa i colpi da crisi della modernità.
La coppia di oggi sta davvero molto male. In realtà l’amore e la capacità di cura e di accudimento lagne sotto il peso della deriva dei tempi moderni.
In realtà, sembra che tutti stiano male con tutti, e tutti si separano da tutti?

Da ieri a oggi: dalle proibizioni alla liberalizzazione
Per poter comprendere al meglio le sofferenze e le angosce della coppia di oggi, sarebbe utile partire da lontano e confrontare le dinamiche odierne con quelle delle generazioni passate.
In passato i partner non potevano convivere prima del matrimonio, né potevano assaporare le vacanze o i weekend da trascorrere insieme, dovevano attendere la dimensione matrimoniale e la fede al dito, al fine di legittimare l’intimità  sotto lo stesso tetto e nel stesso letto.
Questa importante limitazione, oltre a fungere da amplificatore del desiderio, facilitava un investimento emozionale importante nel matrimonio, che veniva anelato e fortemente voluto anche quando le difficoltà facevano capolinea nella vita della coppia. Gli impegni profusi erano direttamente proporzionali alle avversità. La facile separazione non veniva nemmeno contemplata.
La donna giungeva vergine al matrimonio, inesperiente sul piano relazionale, sentimentale e sessuale.L’attenzione era totalmente spostata sulla vita procreativa, spesso a scapito o sostitutiva di una possibile felicità professionale e sessuale.
La donna, inoltre, doveva essere madre a tutti i costi, la maternità rappresentava l’“unica” forma di appagamento e correlava fortemente con l’identità femminile e con la stabilità della coppia e della famiglia.
I ruoli tra il maschile e il femminile erano scissi e ben organizzati: la donna si occupava della casa e dei figli e l’uomo che, rappresentava il ministro degli esteri della coppia, si occupava del lavoro e delle incombenze fuori casa.
Nessuna intromissione, sconfinamento o travalicazione nel “ruolo-identità” altrui.

Nessuna donna, a quanto pare, veniva uccisa, trucidata, o sfregiata con l’acido per possesso ammantato da presunto amore.

Attaccamento o autonomia: conflitto insanabile
Uno dei conflitti di fondo che ha da sempre caratterizzato la psiche femminile è caratterizzato tra due bisogni fondamentali: attaccamento e autonomia.
L’uomo, per cultura, è sempre stato  educato alla scissione:  nutre il bisogno di sicurezza e accudimento mediante la vita familiare, la sfera delle emozioni, della libertà e del piacere viene relegata fuori dalle mura domestiche, mantenendo integro (in maniera poco funzionale) l’equilibrio tra attaccamento e autonomia.
Alla donna non era permesso lavorare, trasgredire, provare emozioni altrove e soprattutto evadere dalla dimensione di isolamento, quando per esempio un matrimonio iniziava a vacillare.
Storicamente, in passato, quando per tutta una serie di eventi sfavorevoli all’autonomia, la donna tentava timidamente di diventare autonoma, pagava a caro prezzo le sue scelte. Nell’immaginario collettivo diventava “una poco di buono”, una madre snaturata, una donna meritevole di poco rispetto.

La donna e la legge: da ieri a oggi
Nel tempo, lentamente ma costantemente, tutta una serie di eventi epocali hanno stravolto la coppia: la pillola contraccettiva, la rivoluzione sessuale, il diritto delle donne al piacere erotico, le famiglie a doppia carriera, l’immissione della donna nel mondo del lavoro e, non per ultima, l’approvazione della legge sul divorzio (primo dicembre 1970).

La contraccezione sicura e programmata ha liberato la donna dal suo “destino biologico” rendendola padrona e protagonista del suo progetto gravidico, in grado di scindere la sfera della sessualità dalla possibilità di una gestazione postuma.
Dalle nostre nonne a oggi, le modificazioni epocali si sono intersecate alle modifiche degli equilibri della vita di una coppia, cambiando definitivamente il concetto di “coppia stabile”.
Oggi, ogni partner deve fare i conti fortunatamente con più variabili dell’esistenza: la dimensione lavorativa, con la vita fuori casa, gli impegni quotidiani, le proprie relazioni, sé stessi, la vita sessuale, e tanto altro. Deve, dunque, obbligatoriamente in più modi, investire e concimare il legame d’amore per mantenerlo vivo.
La fede al dito e la famosa frase “fino a che morte non ci separi” non è più garanzia d’amore eterno e di fedeltà, il “giardino dell’amore”, deve essere accudito, concimato, amorevolmente innaffiato e se tutto questo non avviene, è più probabile che inizi un inarrestabile processo separativo.

Amore, longevità del legame e impegno
Dall’avvocato o dal sessuologo?
Oggi più di ieri, rimanere in coppia è un percorso complesso, irto di difficoltà ma ancora realizzabile, se voluto fortemente.
Una coppia felice, intelligente, abitata dal desiderio, dal rispetto reciproco, da curiosità e interesse, caratterizzata da un buon dialogo e da una sana e vibrante vita sessuale, credo possa sopravvivere all’usura del tempo ed all’alto rischio di tradimento. Consultare un clinico pro-coppia prima che sia troppo tardi, diventa una strada da poter percorrere prima di dover, obbligatoriamente, consultare un divorzista.

Dottoressa Valeria Randone

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