La mancanza d’erezione atterrisce in tanti. Uomini e donne.
Quando il corpo diventa anarchico e non segue più il desiderio e la volontà dell’uomo di avere un rapporto sessuale, l’ansia occupa tutte le stanze della vita della coppia. E diventa ansia da prestazione. Ingestibile, invalidante, generatrice di ulteriori ansie.
Cosa fare quando manca l’erezione?
Quali strategie poter attuare?
A chi rivolgersi per guarire davvero?

Qualche riflessione clinica
Il deficit erettivo (D.E.), ossia, la mancanza d’erezione, è una disfunzione sessuale in crescente aumento che compromette la capacità eccitatoria di chi ne soffre e la qualità della vita in generale del paziente e del suo partner. Con una ricaduta a cascata su umore e coppia.
La sua insorgenza, talvolta, può essere spia di altre problematiche come quelle cardiache; per questi e altri motivi la sua diagnosi precoce e il suo trattamento diventano tappe assolutamente indispensabili.
Il primo step è avere coscienza di avere una difficoltà, non fare finta che non sia un disagio, e decidere di chiedere aiuto.
Non eiste cura senza medico, e non esiste guarigione senza la volontà di farsi curare, quindi, la consapevolezza è davvero indispensabile. E il self help assolutamente inutile.
Il secondo passo è rivolgersi ai clinici deputati alla cura della salute sessuale: andrologo e sessuologo clinico.

La terapia orale
I farmaci orali per il D.E., a differenza delle pregresse terapie iniettive, non inducono un’erezione diretta e passiva, ma la risposta erettile avviene a seguito di uno stimolo erogeno, viene pertanto conservata e non medicalizzata la componente del desiderio.
Questa caratteristica conferisce alla terapia farmacologica orale una connotazione di spontaneità, che conserva e custodisce il legame con la donna.
La donna durante il percorso terapeutico del deficit erettivo, non si sente esclusa o adoperata, ma protagonista e responsabile dell’erezione del compagno.
Questo tipo di terapia farmacologica rende la coppia complice e unita, e ha un notevole riverbero psicologico positivo su entrambi i parter, se sapientemente spiegata.
La donna va resa complice, nonché, parte integrante e attiva del percorso terapeutico, in quanto protagonista dolente e non più silente della disfunzionalità del partner.
Il viagra (sildenafil), la famosa e famigerata pillola blu, nel mese di maggio ha compiuto 20 anni, rivoluzionando l’approccio e la cura al deficit erettivo, disfunzione sessuale maschile che colpisce milioni di uomini di tutte le età.
In aggiunta alle già famose pillole dell’amore, giunge in commercio la “mentina dell’amore”, la nuove versione del verdanafil, battezzata così proprio per l’estrema facilità e discrezione con cui l’uomo può assumerla. Senza grande preavviso, in prossimità di un incontro amoroso. Tra il secondo piatto e il dolce, come se fosse un preliminare amoroso.

La mentina dell’amore, farmaco mistificabile
Si scioglie in bocca in pochissimi secondi, lascia un gradevole sapore di menta e rinfresca l’alito.
La nuova formulazione del vardenafil in versione orosolubile è disponibile in confezioni da quattro compresse di colore bianco e per acquistarlo, naturalmente, occorre un’indispensabile diagnosi clinica di tipo andrologico e la conseguente prescrizione.
Oggi, purtroppo, le pillole pro-erettive, vengono spesso confuse per afrodisiaci, rinvigorenti la capacità erettiva, rinforzi per l’autostima maschile, supporto psicologico per momenti topici della vita dell’uomo e tanto altro, che esula dall’aspetto intrinseco correlato al farmaco.
Mi ritrovo spesso a rispondere a richieste di consulenze, di giovani e meno giovani che, in preda all’ansia da prestazione o alla paura di poter fare cattiva figura, si “auto prescrivono” i farmaci con modalità preventiva e anticipatoria il possibile fallimento sessuale.

Qualche domanda
Mi occupo di sessualità da tanto tempo, e mi chiedo se la facilità di somministrazione di un farmaco rende “meno farmaco” la molecola?
La possibilità inoltre di contraffare l’assunzione della pillola, facendola credere una mentina, può indurre in tentazione anche chi non ne ha reale necessità?
Le pillole dell’amore sono sicuramente un valido supporto al deficit erettivo, ma sono esclusivamente sintomatiche e non curative, funzionano cioè fino a quando il paziente le assumerà.
La sessualità necessita di un approccio poliedrico e a più mani: quelle dell’andrologo e del sessuologo clinico, oggi, infatti, in clinica si parla di “etiologia mista” correlata al d.e; per l’alto impatto che la sfera della sessualità ha sulla qualità della vita del singolo e della coppia, e per la non sempre differenziazione tra cause ed effetti.
Ricordiamoci che gli effetti diventano cause e viceversa, rinforzando la disfunzione.
L’aspetto psichico e relazionale correlato alla vulnerabilità erettiva deve obbligatoriamente essere investigato e ascoltato, non può essere messo a tacere da pillole o mentine magicamente risolutive la disfunzione.

Conclusioni
A tutte le tavole rotonde e congressi a cui partecipo, il messaggio da portare a casa  è sempre univoco:
“ le disfunzioni sessuali  maschili o femminili, necessitano di team di specialisti che, nel rispetto e nell’intersecarsi delle loro competenze, collaborano nel processo di cura – cioè nel prendersi cura – del paziente”.
Il concetto atavico di parcellizzazione del paziente in base agli organi compromessi è per fortuna superato da tempo.
Una “diagnosi non completa” e una terapia che non affronti le cause nella loro globalità possono costituire un fattore di mantenimento del disturbo nel tempo anziché la risoluzione della disfunzione.

Dottoressa Valeria Randone