Verginità, parte seconda, dalla parte dell’uomo

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  • verginità prima volta

Di verginità si parla tanto, ma sempre esclusivamente al femminile.
Esiste una verginità al maschile?
Una verginità simbolica?
L’imene non esiste nell’uomo, ma il passaggio simbolico alla vita adulta, passa attraverso la “prima volta”.
Cosa intendiamo per verginità?
Esiste anche una verginità dell’anima?

Qualche riflessione
La fatidica prima volta è sempre investita e caratterizzata da importanti significati simbolici, che amplificano l’ansia e la preoccupazione correlata al “primo rapporto sessuale”.
Quando si parla di verginità, la si correla solitamente al “mondo femminile”, proprio perché il primo rapporto sessuale è caratterizzato dalla deflorazione, la  fisiologica rottura dell’imene normalmente successiva al primo rapporto sessuale, completo e penetrativo.
La verginità, coniugata al femminile, viene associata ad un momento di passaggio, di innamoramento, o – come accade negli ultimi tempi – al togliersi il pensiero.

Quando dovrebbe avvenire la prima volta?
La scelta del momento in cui avere il primo rapporto sessuale, oggi è sempre più anticipata nel tempo ed avviene con scarsa consapevolezza, formazione ed informazione.
Sembra che i ragazzi vengano mossi da bisogno interiore impellente, cioè quello di togliersi il pensiero, per omologarsi al gruppo dei pari.
Le variazioni avvengono in funzione di svariati elementi:
stile educativo
in funzione della religione
in funzione della regione di appartenenza (nord-sud)
in funzione dei valori  interiorizzati
In funzione delle esperienze vissute.
La verginità maschile, rispetto a quella femminile, correla con il concetto di “impaccio relazionale e corporeo”, con una scarsa capacità seduttiva e con un sentirsi un passo indietro rispetto all’identità fallica.

Prima accade e meglio è
Nei ragazzi impera il bisogno urgente di avere un primo rapporto sessuale il più precocemente possibile, per percepirsi maschi adulti e dall’identità sessuale certa.
In passato infatti, i padri erano soliti accompagnare i figli appena maggiorenni da “professioniste del sesso” – le attuali escori –  per evitare di ritardare invano il transito alla vita erotica adulta, esperienza spesso devastante sul piano psichico e talvolta anche fisico.
Solo in tempi relativamente recenti, si sono allentati i rigidi pregiudizi sociali che facevano coincidere il valore della donna e la sua moralità con la possibilità di giungere vergine al matrimonio.
La “prima volta”la perdita della verginità – è un evento significativo ed altamente simbolico che, crea in tutti notevoli quote d’ansia.

Di cosa ha paura il ragazzo “vergine”?
Le ansie più frequenti sono:
ansia da prestazione
da dimensione
apprensione
paura di non piacere alla donna
paura di non fare raggiungere l’orgasmo alla donna
paura del confronto con altre genialità
di perdere l’erezione

di avere un’eiaculazione precoce
paura di una gravidanza
paura di malattie sessualmente trasmissibili.
I ragazzi, si approcciano alla prima volta, abitati dalla paura di non essere all’altezza della situazione, di non avere un pene sufficientemente grande -Rocco Siffredi docet – di fare brutta figura, di non avere un’erezione valida e  sufficiente alla fatidica e faticosa prima penetrazione, di non durare tanto quanto basta per soddisfare la partner e di poter andare incontro ad una vulnerabilità erettiva o ad un’eiaculazione precoce.
Per le ragazze invece, questa esperienza è spesso associata alla paura del dolore ed alla consapevolezza o al timore di perdere la verginità.

Suggerimenti pratici

L’età giusta
Molto spesso la prima volta segue le mode mediatiche del momento, i tempi degli altri, ma raramente il bisogno e la maturazione interiore.
Non esiste un’età cronologica giusta ed uguale per tutti, ma un’ “età soggettiva” adeguata, frutto dell’intersecarsi della maturazione fisica, psichica e relazionale, al fine di rispettare ed ascoltare sia il “corpo biologico che psicologico”.

La persona giusta
Anche in questo caso, leggende, miti ed aspettative si intersecano creando confusione.
La persona giusta , non è il primo/a che capita, disposto a transitare velocemente alla vita adulta, né il principe azzurro per la ragazza o la donna vergine – donna da sposare per il ragazzo –  ma il compagno che, per età, esperienze di vita, empatia emozionale e sessuale, si può approcciare a questa importante esperienza con calore, calma, rispetto, affetto e dolcezza.

Ambiente giusto
L’ambiente giusto è un elemento di fondamentale importanza, per proteggere quest’esperienza intima da occhi indiscreti, e per tutelare da quote d’ansia ed attacchi acuti di paura.
La tanto frequentata macchina, non è il luogo ideale,  per le scomode possibili posizioni,  e per l’assenza di tutela e di riservatezza.
Mentre la ragazza teme di provare dolore, il ragazzo teme di non mantenere l’erezione o di durare a lungo, così la macchina rappresenta un possibile palcoscenico per catastrofici atti amorosi, e “cominciare bene”, garantisce una memoria corporea positiva e ludica del piacere.

Contraccezione
Una buona, serena e ludica sessualità, correla con una  buona contraccezione, sia per evitare percorsi gravidici indesiderati, che malattie sessualmente trasmissibili, in modo da concentrare l’attenzione e la sensorialità sia sul partner che sul rapporto sessuale e non su possibili ed ingombranti preoccupazioni.

Evitare il trauma
Il trauma può essere psichico ed anche fisico.
Se è possibile sarebbe utile rinunciare alla penetrazione in un’unica sola volta, ma effettuarla gradatamente, senza fretta, in diversi giorni o settimane.
L’attesa inoltre, è un amplificatore del desiderio, e stempera l’ansia.
Questo è ovviamente attuabile, se la prima volta avviene all’interno di un rapporto di coppia, che comprenda una sessualità non disgiunta dall’affettività.
Parlare con i genitori o i clinici di riferimento in caso di guai.

Dottoressa Valeria Randone

By | 2017-02-08T21:29:37+00:00 8 giugno, 2010|Categories: Disfunzioni Sessuali Maschili|Tags: , |

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