Viagra cialis levitra

Scagli la prima pietra chi non ha mai adoperato – o ha immaginato di farlo – un farmaco pro-erettivo.
Chi lo ha assunto per necessità.
Chi per amore.
Chi per sentirsi onnipotente e potente.
Chi ancora, per soddisfare un’amante giovane e sconosciuta.
Chi, come afrodisiaco.
E chi, per lenire la paura d’invecchiare.

Vediamo come il viagra ha cambiato il corso della storia della sessualità e della sua cura

La pillola blu, indubbiamente, ha contribuito a cambiare enormemente la cura, e in seguito la diagnosi precoce del deficit erettivo.
Ha consentito a molti uomini di amare ancora serenamente e di sperare ancora; è stata la prima terapia orale per il deficit erettivo.
Ricordiamoci che prima del Viagra esistevano soltanto due terapie di seconda e terza linea: terapia iniettiva e protesi peniena, altamente invasive e sgradevoli per il paziente e per la sua donna.

Viagra e cambiamenti dei ruoli

Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da importanti cambiamenti socio-culturali e sessuali.
I cambiamenti del ruolo femminile sono stati inesorabili, e gli uomini hanno fatto molta fatica ad adattarvisi, perché atavicamente abituati al concetto di virilità, stereotipato e culturalmente determinato, caratterizzato dalla netta scissione dei ruoli.
Nell’immaginario maschile rimane sempre presente una moglie geisha, accuditiva e rassicurante, e un’amante trasgressiva e spregiudicata, scindendo spesso la sessualità dalla sfera dei sentimenti, con lo scopo di arginare pericolosi coinvolgimenti.
L’espressione della virilità e della mascolinità sembra non trovare spazio e un luogo idoneo per poter essere espressa, soprattutto,  all’interno delle relazioni di coppia stabili.
Troviamo uomini spauriti e disorientati da donne sempre più sicure di sé, economicamente indipendenti, poco accoglienti, talvolta, aggressive.

Il viagra e i suoi cugini diventano così una boa di galleggiamento, un salvagente per possibili mareggiate sessuali,  un vero cerotto per una sessualità sofferente.

Le coppie di oggi non godono di buona salute, in special modo nella loro accezione coniugale, sono spesso in crisi, con notevoli difficoltà di comunicazione, con pochi spazi di condivisione e con ovvie e inevitabili ripercussioni sulla sessualità.

Durata e dimensione, due variabili pericolose

Il deficit erettivo, disfunzione molto presente nelle camere da letto degli italiani, assume dimensioni preoccupanti e diviene uno dei motivi di possibili crisi di coppia, tradimenti e separazioni.
La prestazione sessuale è strettamente associata ai luoghi comuni della dimensione del pene maschile e al concetto di durata.
“Dimensione e prestazione”, nell’immaginario maschile, rimangono variabili strettamente intersecate, divenendo una sorta di percorso a ostacoli sul piano mentale che ostacola il libero fruire della sessualità.
Avere un’erezione adeguata, mantenerla e portare al raggiungimento dell’orgasmo la compagna, diviene quasi un obbligo, più che un piacere; al fine di poter affermare il proprio potere, la propria dominanza e la propria capacità di essere maschio.
L’ansia e l’eccitazione si intersecano in modo esponenziale e sfociano in un “catastrofico atto amoroso”, con un conseguente fallimento orizzontale.

Ambivalenza, crisi di coppia ed erezione

Un altro aspetto di cruciale centralità è l’ambivalenza sentimentale delle coppie in crisi: a livello cosciente l’uomo è sicuro di provare desiderio e amore nei confronti della sua donna, a livello inconscio cova astio e difficoltà coniugali. In preda a questa ambivalenza,  la prestazione sessuale ne risente.
Il ricorso al farmaco (viagra, levita, cialis) decondiziona il circolo vizioso del deficit erettivo, offrendo benefici e rasserenazioni momentanee, ma non decodifica le cause psichiche, relazionali e intra-psichiche che stanno alla base della disfunzione e della coppia.
Cosa fare e a chi rivolgersi
Una visita andrologica accurata, in grado di fornire elementi veritieri e scientifici correlati alla sfera della sessualità, rappresenta il primo passo verso la prevenzione e la diagnosi precoce, evitando soprattutto auto-prescrizioni pericolose e vane.
In sinergia – sono due momenti diagnostici disgiunti ma l’uno indispensabile all’altro per fare chiarezza sul paziente e sulla coppia – una consulenza psico-sessuologica diventa indispensabile al fine di dipanare la matassa emozionale e restituire al singolo e alla coppia serenità, qualità della vita e salute sessuale.

Spezzone di una consulenza

Lucia, il dubbio cassetto del comodino e il Viagra mistificato

La signora Lucia (nome di fantasia), bella, intelligente e profondamente infelice, mi consulta qualche mese addietro per un disastro coniugale e personale. Da quando il Viagra aveva fatto capolinea nelle farmacie, il suo adorato, e forse fedifrago marito, non aveva smesso di farne uso. Il farmaco inquisito si trovava clandestinamente nell’armadietto dei loro medicinali, trasferito con modalità anonime nella scatola delle aspirine. Lucia, donna acuta e sensibile, faceva l’insegnante, ma in un’altra vita credo facesse l’investigatore. Pedinava, scrutava, investigava e monitorava il vivace marito, che spesso aveva l’abitudine di mettersi nei guai con modalità recidivanti. Lucia mi chiamava piangendo ogni volta che, al posto delle aspirine, trovava pillole dal colore blu, che l’ingenuo marito mal nascondeva, per poi poterle utilizzare. Dove e con chi non era però abbastanza chiaro. Il matrimonio della signora Lucia durava da quasi vent’anni.
Tutto sommato si reggeva bene in piedi e ben reggeva ai duri colpi della vita. La loro vita sessuale era sempre stata però molto ortodossa, senza grandi quote di divertimento e di giocosità. Durante i tentativi di concepimento subiva delle impennate pro-cicogna, per estinguersi di fronte al test di gravidanza chiaramente positivo. Il silenzio dei sensi proseguiva poi fino a che il pargolo sostava, ovviamente ad oltranza, nel lettone dei genitori, per riprendere stentatamente tra un figlio e l’altro. Il marito della signora Lucia, tipico uomo siciliano cattolico e praticante, credeva che la vita sessuale della coppia facesse male sia alla mamma che al feto e, pazientemente e scrupolosamente, si adattava a queste sgradevoli restrizioni, che più che turbare la sua sessualità, danneggiavano la sua autostima e il suo narcisismo di mascolina memoria.
Nel credere però che la vita sessuale danneggiasse la mamma ed il bambino, non credeva affatto che danneggiasse sé stesso. Dopo la nascita dei figli, la signora Lucia si era trasformata in mamma, tralasciando il suo ruolo di moglie, femmina, e soprattutto la sua parte cortigiana. Il marito, la cui autostima dipendeva da quante erezioni valide e da quanti rapporti sessuali aveva in una settimana, si era dato da fare fuori dai confini geografici del matrimonio per assecondare e sostenere la propria mascolinità. Era suo costume accompagnarsi a donne giovani e belle che, però, oltre che rinforzare il suo narcisismo, gli regalavano grandi quote di ansia da prestazione mal gestita, che spesso si trasformava in catastrofici atti amorosi. Da quando il <em>Viagra era entrato a far parte della categoria dei farmaci “salva coppia e autostima”, pur non avendo un problema di erezione di natura organica, l’inquieto marito non aveva mai più smesso di assumerlo. Il Viagra, da pillola dell’amore, nel suo immaginario, si era trasformato in antidepressivo, in un ricostituente per il sistema nervoso, in ansiolitico e in miracolosa pillola pro-successi orizzontali.
Gli uomini che si rivolgono a me sono spesso inviati dall’andrologo, che dopo avere escluso patologie organiche correlate al loro disagio sessuologico, li spedisce, qua- si come un viaggio a Lourdes, dal sessuologo clinico. Telefonano concitai, spauriti e increduli: non è possibile che il dosaggio ormonale sia perfettamente in regola e loro non abbiano alcun desiderio sessuale. Non è possibile che i loro corpi cavernosi siano in salute e lui non abbia erezioni valide. Non è possibile che siano sani come un pesce e i loro orgasmi siano veloci e frettolosi. Come può
la psiche, che non si può vedere, non si può toccare e misurare, fare tutto questo? Se sono innamorati e coinvolti dalla loro donna, perché non rispondono al desiderio ed all’eccitazione?
Mi tornano in mente le mie tre istanze di questo libro: cuore, corpo e cervello. Sembra che dopo l’andrologo, il ginecologo e l’acqua benedetta, il sessuologo sia l’ultima spiaggia terapeutica per corpi senza cuore, per cuori senza corpo e per corpi con troppi o senza pensieri. Un rapporto sessuale senza desiderio, solo per aderire alla voglia dell’altro o per evitare che l’altro scappi via, può compromettere l’indispensabile fase dell’eccitazione caratterizzata dall’erezione nell’uomo e dalla lubrificazione delle donne e danneggiare o fare estinguere la risposta orgasmica. La sessualità non è un automatismo o una recita a copione: è un essere, non un fare. Ma anche questo concetto è difficile da far passare.

Dottoressa Valeria Randone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.

Menu
error: Il contenuto è protetto