Mi ami? Ma quanto mi ami?

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“Ci si abbraccia per ritrovarsi interi.”
Alda Merini

L’amore rende vulnerabili.
Fragili, insicuri.
Amare davvero, significa abbandonare le proprie difese, fare entrare l’altro dentro di noi, in territori mai esplorati prima, consegnargli le chiavi di casa, le chiavi della mostra anima.
I dubbi in amore sono amore-correlati e fragilità-psichica correlati.
Una delle  richieste che più frequentemente abitano i dubbi in amore, è la conferma del sentimento da parte del partner amato.

  • Mi ami?
  • Quanto mi ami?
  • Mi amerai per sempre?
  • Ami solo me?
  • Non mi tradirai mai?
  • E così via.

Il bisogno di rassicurazioni spesso, accompagna i partners ansiosi, insicuri, o spaventati dal vivere un sentimento così intenso e destabilizzante come l’Amore.
Il modo di amare – sano, malsano, simbiotico, ambivalente o sfuggente – dipende dalle terre dell’infanzia, da come siamo stati amati a nostra volta, o non amati a sufficienza.
Dipende infatti, da quell’imprinting sensoriale che diventerà poi, la nostra dote affettiva, la nostra bussola che ci orienterà nel mare tempestoso delle relazioni d’amore.

Non tutti amano allo stesso modo. Ma esiste un modo sano ed uno malsano?

In amore ci sono tante tipologie di coppie, dalle simbiotiche-fusionali, caratterizzate dal bisogno imperante di azzerare le distanze dal partner amato, a quelle conflittuali e colleriche, fino ad arrivare – per fortuna – a quelle sane, adulte  ed equilibrate.
Cambiano le dinamiche, cambia la sessualità.

Coppie fusionali-simbiotiche: dinamiche di coppia e sessualità

“A pelle si sentono cose a cui le parole non sanno dare nome.”
Alda Merini

Siamo stati cresciuti con l’idea, malsana, che il vero amore debba essere un amore totalizzante, un amore senza spazi tra il partner amato e noi, un amore fusionale, dove la fusione diventa il modus vivendi della coppia.

Quindi, zero distanze, zero diversità, e zero spazi individuali, altrimenti che amore è?
Niente di più sbagliato e, soprattutto, di più rischioso per la salute del singolo e della coppia.
Trattasi di coppie caratterizzate da una scarsa propensione all’autonomia, dove la dipendenza fisica e psicologica fa da sovrana.
Sono partners che vivono insieme da ragazzini, che sono cresciuti insieme, dove per “insieme” si intende un territorio indifferenziato di parti psichiche dell’uno e dell’altro.
Dove il “fare tutto insieme” diventa la norma e la regola.
Anche il fare l’amore assolve ad una funzione rassicurante.
Un incremento o un decremento – quindi un qualunque cambiamento per qualità e quantità della vita sessuale – dall’intimità viene vissuta dalla coppia simbiotica come una minaccia.

Tutto deve rimanere immobile.
Tutto quello che fanno, o non fanno, mira al mantenimento di uno stato funzionale.
L’indipendenza, in queste coppie, è la grande assente.
Trattasi di partners non colerici: non litigano, non hanno divergenze di vedute, fanno tuto insieme, ed il loro pensiero sembra correre sulla stessa lunghezza d’onda.
Queste relazioni sono abitate da  dinamiche di controllo e di possesso del partner amato, da efferata gelosia di uno o di entrambi i partners – ricordiamoci che la gelosia è contagiosa –  soprattutto quando uno dei due, solitamente il più sano ed il più risolto sul piano psichico, cerca di recuperare la propria  autonomia psichica.
La rivendicazione dell’autonomia procura nel partner un’angoscia profonda; angoscia che lo obbliga, più o meno inconsciamente, di colpevolizzare il coniuge facendolo sentire in colpa, inadeguato, sbagliato.
Un’altra strategia malsana che il coniuge simbiotico mette in atto è quella di ricercare attivamente la presenza del partner, tramite la ricerca di attenzioni continue o mediante un controllo – più o meno ossessivo, spesso confuso per amore e per presenza -, attraverso continue telefonate, domande e richieste di condivisione, simboliche e concrete.

La relazione simbiotica trasforma il rapporto in una galera, e come le galere nasce il bisogno di evadere.

Gabbie e rischi

Quando, per gli avvenimenti della vita, uno dei due si sveglia da questo torpore – per cause lavorative, per un lutto o una malattia, per la nascita di un figlio o un trasferimento, o per l’incontro con un potenziale amate – la coppia si scompagina dalle fondamenta.
Questo tipo di coppia, a crisi in corso, non ha le risorse per gestire la crisi, per trasformarla in risorsa, ed ogni movimento di un partner verrà vissuto come un attacco acuto all’altro ed al legame.
La separazione – più precisamente la “lacerazione” – sarà l’unica strada percorribile.

Ricapitolando: in una relazione simbiotica non c’è spazio per due persone, per due individualità, ma per una sola, la “coppia fusionale”.

Io ti salverò

Un  falso mito correlato all’Amore è il pensare che a relazione instaurata si possa cambiare il partner amato.
Immaginare che l’amore, con il suo enorme potere trasformativo, possa cambiare, modificare o, peggio ancora, salvare il partner dalla sua pregressa condizione di non felicità.
Molti partners si erigono a crocerossine, assumendo nella vita di chi amano un ruolo da infermiera, da donna che accudisce e che consola; ruolo decisamente poco seduttivo, oltre che poco funzionale alla crescita del legame d’amore.
Sono coppie asimmetriche, caratterizzate da un partner dominate ed uno dominato.
La sessualità, nel terreno del bisogno e non del piacere, prima o poi inizierà a languire, non verrà concimata e nutrita a sufficienza.
Il partner si sentirà sempre di più prosciugato di energie psichiche e la coppia comminerà nel  terreno paludoso della fragilità e degli equilibri precari.
Il camice bianco simbolico dell’accudimento non verrà mai dismesso perché fortemente associato al concetto di cura in amore.
Il camice bianco, in realtà, andrebbe sostituito con il kimono, simbolo della seduzione, per una coppia adulta ed eroticamente felice.

By | 2017-02-15T19:20:31+00:00 9 gennaio, 2017|Categories: Psicologia|Tags: , , |

Un commento

  1. Silvano lazzari 9 gennaio 2017 al 18:45 - Rispondi

    Mi riconosco tra queste righe .

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