I lavoratori agonisti, gli acrobati del vivere, le mamme (o i papà) che fanno le sonnambule o che indossano i panni della dea Indù e si occupano stabilente degli altri avrebbero bisogno di un gesto di riconoscenza.
Sentire, almeno ogni tanto, che il loro lavoro non venga considerato scontato. Dovuto. Semplicemente affettivamente generoso perché ruolo correlato.
Quel lavoro così tanto faticoso, svolto con scrupolosità e puntigliosità, quell’ultima pratica che si sarebbe potuta rimandare all’indomani, quel pasto per un figlio preparato con estrema cura, diverso da quello dell’altro figlio, che rincasa in un orario diverso da quello della famiglia, quel bucato all’improvviso prima di un viaggio, quella torta, quella spesa del cuore, quel letto che profuma di bucato, quella presenza stabile e rassicurante nella vita altrui, quell’ascolto di orecchie e di cuore sono gesti che non devono e non possono passare sotto silenzio.
Ogni gesto d’amore che parte dal cuore e che arriva al cuore non sente fatica e non chiede ricompense ma soltanto riconoscimento.
Anche i gesti muti vogliono essere visti. Ascoltati. Riconosciuti. Resi vivi e longevi, quelle manifestazioni d’amore che camminano sotto pelle nella vita altrui.
Ogni gesto è la concretizzazione di una dichiarazione d’amore, di un’affettuosità non dovuta ma sentita. La riconoscenza non è una sorta di risarcimento di un debito emotivo, ma rappresenta quell’abbraccio affettuoso e grato che scalda il cuore e che gli instilla quella dose di energia che non lo fa precipitare in quel buco nero chiamato stanchezza e fatica. Chi ama non sente stanchezza e nemmeno fatica, ma l’amore – genitoriale, filiale, erotico – per sopravvivere e luccicare ha bisogno di essere ricambiato e deve nutrirsi di reciprocità e circolarità.
Nulla andrebbe mai dato per scontato, perché qualunque cosa o gesto così come può essere donato può essere tolto.
Quella raccapricciante conclusività che spesso aleggia sul non detto, sul sempre dovuto e sullo scontato, e sulla mancanza del sorriso e del grazie può diventare tenaglia e recidere ogni slancio del cuore.
La riconoscenza rimane una bellissima dichiarazione d’amore.

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