Belli, giovani, sportivi ed eleganti. Offrono servizi esclusivi: accompagnano le loro clienti donne a cene di gala, fanno ingelosire i partner annoiati e affettivamente distanti, elargiscono effusioni e manifestazioni d’amore, sono strateghi dell’arte amatoria, regalano orgasmi e brividi.
Il loro cachet è da capogiro e varia in funzione del tempo e della prestazione richiesta.
(A breve sul canale salute de La Stampa e de La Repubblica ci sarà un mio articolo che analizza proprio questo argomento in maniera decisamente più approfondita, partendo da una e-mail che è arrivata al giornale).
Con questa riflessione mi pongo tante domande e scrivo i miei pensieri a voce alta, con la penna intrisa in un inchiostro emotivo e nella clinica.
Così, mi chiedo cosa spinge un giovane uomo, magari economicamente agiato o laureato, di buona famiglia e con un futuro professionale dinanzi a sé, ad intraprendere la strada della prostituzione? (la stessa domanda può essere estesa al femminile).
La sessualità maschile ha in sé delle criticità che mal si sposano con il lavoro del gigolò. Si tratta di una sessualità più fragile e più delicata di quella femminile: è visibile e quantizzabile, non mistificabile e segue il passo zoppo del desiderio, il mistero di un incontro, la magia o meno di un odore o profumo.
A chi o a cosa pensa un bel gigolò quando si trova dinanzi a una donna, magari provata dalla vita o un po’ sfiorita, non di suo gradimento erotico, che non desidera? (i farmaci pro-erettivi in assenza di desiderio non funzionano).
La sessualità femminile è senza dubbio molto più complessa ma chiaramente mistificabile, quindi, per le prostitute donne è sicuramente più facile recitare un desiderio inesistente, tamponare una lubrificazione intermittente e recitare un orgasmo inesistente (purtroppo).
Cosa cerca, invece, una donna che sceglie di andare con un gigolò? Forse tutto o anche niente e per di più nello stesso momento.
Può trattarsi di una scelta oculata e fortemente voluta, non solo subita per un esubero di solitudine del cuore. Può trattasi di vendetta in maschera, del bisogno di una scarica di adrenalina senza cuore o complicanze emotive postume. Può concretizzare il bisogno di sentirsi ancora amata o desiderata, e farsi Caronte in direzione riscatto dal grigiore dei sensi. Una sorta di acquazzone estivo dell’eros.
Ne scriverò ancora a breve, soprattutto dei possibili, postumi effetti collaterali.

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