“C’è Grecale! Fate attenzione. Oggi non si salpa e non si approda”.
Un vociare condiviso serpeggia tra le barche dei piccoli porti e tra i pontili.
I pescatori con voce esperta e decisa dicono di non andare in mare perché c’è Grecale. C’è il vento di Grecale.
Un allarmismo collettivo, particolarmente contagioso, inonda tutte le comunicazioni e passa di barca in barca, di porto in porto.
Non si parla d’altro che di lui: sua maestà il vento di Grecale.
Eppure a me un vento affascina: un vento importante del Mediterraneo che viene direttamente dalla Grecia (da cui il suo nome) come il Grecale non può che incantarmi.
Del resto il vento ha dei poteri incredibilmente straordinari: spazza via tutto, soprattutto il superfluo. Muove le acque stagnanti, agita le acque chete; e porta con sé una linfa vitale che proviene da mondi antichi e sconosciuti.
La brezza di mare su di me ha un effetto paradossale e calmante, oserei dire lenitivo: come se mi cullasse. Mi piace sentire l’odore che porta e gli schizzi di schiuma di mare che mi accarezzano la pelle.
Ha un effetto regressivo e ipnotico, mi riporta laggiù, nelle terre della mia infanzia.
Le bufere che più mi atterriscono e affascinano sono quelle interiori, quelle altrui e le mie.
Ho il privilegio di vederle e di ascoltarle ogni giorno con i miei pazienti, le attraverso insieme a loro, conosco le loro intemperie, le loro mareggiate, le loro boe di galleggiamento, i loro approdi.
Da quel tipo di bufera non puoi scappare e se non sei sufficientemente equipaggiato anneghi senza possibilità di salvezza alcuna.
A volte la bufera è così forte che non sai più dove rifugiarti.
In te stessa stai malissimo, negli altri non puoi approdare, non funzionerebbe – a meno che non si tratti di clinici – così oscilli tra la solitudine e la (presunta) socialità mentre aspetti che la bufera passi.
I suoi detriti, dopo, sono sempre da considerarsi dei doni, delle rivelazioni, esattamente come le conchiglie meravigliose portate dalle maree africane.
In fondo, alla fine, non importa il dolore che le mareggiate o le bufere della vita infliggono, ma ciò che si decide di fare con quello che infliggono.

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