C’era una volta il tradimento. Quello fatto di brividi e di sudore. Di occhi negli occhi e labbra nelle labbra. Di schiene inarcate di piacere e di promesse d’amore eterno. Di scappatelle fuori porta consumate in qualche motel di periferia dove il cuore accelerava, si fermava, riprendeva a battere e il cielo era in una stanza perché c’era lui, c’era lei.
C’era poi il dopo. L’eco del ricordo struggente di quello provato. Il senso di colpa che tutto ripara. La coppia ufficiale che, inevitabilmente, beneficia del tradimento perché in fondo si fonda sulla precarietà affettiva e utilizza senza saperlo il senso di colpa come collante.
E c’era poi la ricaduta e la promessa di troncare il legame adultero per il bene di tutti: di lui, di lei, dell’altra, dell’altro, dei figli, dei genitori, della morale, del Super Io, del conto corrente.
Questo strazio che si snodava tra eccitazione e riparazione, tra nuovi inizi e inevitabili addii rendeva, e lo rende ancora, il tradimento un elisir di eterna giovinezza, del corpo e del cuore.
Oggi c’è internet. E il tradimento avviene lì. Si tratta di un tradimento mai consumato, fatto di preliminari virtuali infiniti, di un flirting digitale inutile e prolungato che confonde la realtà con la fantasia, le proiezioni della psiche con l’altro, i desideri inconsci con un filtro di Instagram, il niente con il tutto.
L’adulterio diventa una sorta di stato d’animo e non ricorda più il vecchio e peccaminoso scambio di erotismo e di intimità.
Il tempo come sempre non perdona e obbliga gli amanti virtuali a scegliere e anche, pensa un po’, a correre il rischio di incontrasi. Non potranno mentire in eterno. Dovranno pur rispondere, prima o poi, al bisogno del corpo, al richiamo del cuore. E i sensi seguiranno i sensi e il sentimento il sentimento.
Il loro castello di eterne attese e di menzogne chiederà il conto. Spesso tutto involve tristemente sino al prossimo buco nel cuore non affrontato.
Ecco a voi la nuova grammatica del tradimento.

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