La carezza in uno sguardo. La storia di Francesca e Marco

Ho prestato la mia penna a Marco (nome di fantasia), l’uomo che abbracciava con lo sguardo. Spezzone di una consulenza.

Francesca (nome di fantasia) e Marco giungono in consultazione per motivi poco chiari anche a loro stessi. Da tempo, i partner non sono più né felici né tristi, hanno smarrito il desiderio e anche le parole. Hanno smarrito i motivi per restare e anche quelli per andare via, lontano.
Gli occhi di Marco erano severi, ma c’era sempre una carezza nel suo sguardo. Aveva un modo di guardare avvolgete e nonostante tutto rassicurante. Con il suo modo di stare al mondo, in coppia e in seduta, creava un ambiente felpato da abitare senza paura.
La sua compagna pendeva dalle sue labbra,
forse sin troppo, e nel tempo aveva iniziato a sviluppare segni di asfissia al legame.
Francesca sembrava non avere autonomia: né di pensiero né di emozioni. Quello che provava, quando lo provava, veniva precedentemente digerito da Marco. Se Marco era allegro, Francesca era allegra. Se Marco era triste, Francesca era triste. Se Marco aveva voglia di spaghetti, veniva voglia di mangiarli anche a Francesca. Se, invece, Marco aveva voglia di sushi, anche Francesca lo seguiva a ruota e affogava tra sushi e sashimi.
Lo stesso modus operandi si poteva osservare in tutto quello che facevano, dalle vacanze al tempo libero al quotidiano.
Marco non era un uomo dominante o dittatoriale, ma era un uomo risolto e sapeva quello che voleva e soprattutto quello che non voleva. Proveniva da una famiglia rigida, aveva studiato e lavorato tanto, aveva già fatto un percorso di psicoterapia per risolvere un periodo buio della sua adolescenza. Francesca, invece, era stata molto viziata; i genitori la sollevavano da ogni incombenza e anche esperienza.
Nella vita e in amore si era del tutto appoggiata al mondo di Marco facendolo suo e smarrendo, al contempo, il suo. Un legame così asimmetrico non poteva avere vita lunga (e sana) e, prima o poi, il partner più fragile avrebbe iniziato a manifestare i primi segni di asfissia, disagio e sofferenza.
Adesso Francesca sta imparando a conoscersi e riconoscersi, a dire qualche no oltre che sì, e Marco sta cercando di non pensare per due e decidere per due. In questa nuova giusta distanza, i due coniugi stanno sperimentando la possibilità di mettersi a fuoco, di guardarsi l’un l’altro e di fare rifiorire il desiderio sessuale che era deceduto per un eccesso di vicinanza.

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