La colpevolizzazione della madre

Mia madre è stata algida. Fredda. Anaffettiva. Per colpa sua sono cresciuta deprivata di tutto, affamata d’amore, orfana di certezze. Amo i narcisisti e mi metto nei guai, racconta Luisa (nome di fantasia, mia paziente). Mia madre ha lavorato troppo. Non era mai in casa, non mi rimboccava le coperte e non cucinava per me. Per colpa sua sono bulimica, mangio sino a stare male: di notte, di giorno, di tutto; racconta Adele (nome di fantasia).
Mia madre era ambivalente, altalenante, poco tattile e affettuosa. Per colpa sua sono instabile, poco affidabile, schiva ai legami profondi, amo il sesso promiscuo e non sono affidabile, esattamente come lei; prosegue Francesca (nome di fantasia).
Mia madre era asfissiante, troppo presente, pesante, ingombrante. Mi aspettava sveglia quando rincasavo, a tutte le ore, e al mattino stava in vestaglia infreddolita mentre facevo colazione. Per colpa sua sono rimasta una bambina cronica, non sono diventata responsabile, adulta, introspettiva, profonda; racconta Giorgia (nome di fantasia). Mia madre mi dava tanti soldi e tante cose concrete, mancava però l’ascolto, l’amore e le parole. Per colpa sua non so amare, non so tradurre le emozioni in parole e scappo dai legami longevi e profondi; conclude Anna (nome di fantasia).
Ho scritto al femminile dando voce alle mie pazienti donne, solitamente le più verbali, ma potrei scrivere le stesse cose al maschile.
Sono tutte frasi vere e anche false. Sono cause, conseguenze, alibi, strategie per mettere al rogo la madre e deresponsabilizzare sé stessi.
Una madre è stata a sua volta figlia oppure è stata una figlia orfana di una madre viva (accade anche questo sotto il cielo della genitorialità).
Ha amato, è stata ascoltata o ignorata, amata o non amata, ha fatto ciò che ha potuto nel migliore dei modi possibili o forse nei peggiori pensando che fossero i migliori. Una madre è anche moglie, amante o compagna. È stata amata, non amata, manipolata, triangolata, sfruttata, utilizzata, sguinzagliata come colei che educa e che redarguisce, una figura mitologica a metà strada tra un carabiniere e uno psicologo amatoriale. Un figlio, comunque, ha o dovrebbe avere due genitori, quattro nonni e un ingombro trigenerazionale fatto da due storie emotive e familiari che pesano come macigni.
Quando una madre sbaglia – ma anche qui ci sarebbe tanto da dire e da ridire, perché pare che il libretto di istruzioni non venga consegnato alla nascita del figlio – è pur sempre un essere umano e, per fortuna, le persone perfette non esistono.
Il copione emozionale e relazionale si eredita in famiglia, e l’eredità d’affetti diventa poi la bussola che orienta le scelte, le non scelte, gli sbagli e le riparazioni postume.
Quindi, la santa inquisizione della madre è tanto anacronistica quanto inutile.
Cosi facendo, il rapporto con le origini si congela nell’astio e nell’irrisolto per poi deteriorarsi nell’acredine.
Diventare adulti significa assumersi la responsabilità del proprio benessere e della propria qualità di vita, fare pace con il passato, ringraziare comunque e andare avanti.

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6 Commenti. Nuovo commento

  • Bellissimo articolo! Grazie Dottoressa, sempre unica!

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  • Mia madre è morta lo scorso anno, di covid. Io ho sofferto come un cane. Nel senso che non riesco a descrivere il senso di vuoto, di terrore che ho provato dentro di me. Ho una sorella ed un fratello. Sicuramente hanno reagito meglio. Io abito lontano, loro a Sassari. Io non ho più messo piede in Sardegna. Quest’anno è stato tragico, anche perché si è posto il problema di vendere la casa e gli oggetti. Quei due, fronte unito, hanno fatto man bassa. Hanno venduto l’argenteria di mia madre per 2 soldi. Meschini, infami. Mio fratello ha preteso il garage. Così, in mezzo alle bassezze più immonde, nella mia interminabile notte buia dell’anima, scopro che mia madre ha elargito a mio fratello cifre x, mentre a me non chiedeva neanche come stessi. Io ho sofferto per una madre che ho amato, ma lei non mi ha mai amato. Mi ha sempre rimproverato di cose inesistenti, è stata crudele, ignobile, vergognosa, fin da piccola. Il risultato è che adesso la odio, odio i miei fratelli scrocconi ed infami. In tutta la mia vita ho avuto molti problemi, tra cui gravi problemi di salute, ma ho sempre lavorato e me la sono cavata. Ho ricercato le stesse persone odiose come la mia famiglia. Perché pensavo fosse giusto così. Non mi meritavo niente. Sono cresciuta con un vuoto dentro incolmabile. Non ho mai più amato, non so se sono stata amata, non importa. Una vita terribile. Difficile. Solo adesso ho giudicato mia madre, le ho detto delle cose terribili e spero che da morta paghi tutte le angherie che mi ha fatto. Mi ha rovinato la vita. Se avesse abortito sarebbe stato meglio. Mi sento finita

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    • Sono in una situazione simile. Mia madre provava piacere a umiliarmi, denigrarmi, svalorizzarmi. Ha regalato due case a mia sorella. A me niente. Continua con le sue frasi crudeli. La odio e me ne vergogno

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  • Buonasera, Dott.ssa.
    Io rincuoravo sempre mia madre dicendole che se errori ha commesso, li ha commessi pensando che non ci (siamo tre sorelle) avrebbero nuociuto. Fino a quando non mi si è in tarda età, “squarciato” il velo. Allora, ho dato (e ancora oggi glielo dò) a lei, al suo rapporto con noi, al suo rapporto con il marito, tutte le colpe di come sono io oggi. Sto facendo fatica ad accettare come è andata la mia vita, ma so quanto mia madre abbia sofferto e soffra…e guardando due giorni fa le sue vecchie fotografie.
    Quando aveva un anno, 12, 20, 30.
    Anche lei, come me, è stata una bambina, un’adolescente, una giovane donna col suo fardello di gioie (poche), di dolori (abbastanza), di sogni.
    Grazie mamma per averci provato.
    Ora io cerco di fare la mia parte. Difficile farlo. Ma devo farlo.
    P.s. I suoi scritti, Dott.ssa mi danno molta tranquillità.
    Grazie

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