Laura, un uomo violento e la sua ultima seduta

Questa è una storia triste. Molto triste. Ho deciso di raccontarla perché è giusto farlo e perché spero che possa essere da monito a tutte le donne che la leggeranno.
Laura (nome di fantasia) mi consulta lo scorso anno perché non riusciva a lasciare un compagno violento.
Pur consona del disagio e dei rischi enormi si sentiva in trappola, innamorata e sedotta, in gabbia e affamata d’amore.
Laura era una donna giovane e fragile, si era separata tre anni addietro ed era rimasta con una bambina piccola da crescere, con un lavoro precario, senza casa e senza una famiglia d’origine che potesse occuparsi di lei.
Dopo la separazione incontra un uomo. Sembrava essere l’uomo della sua vita, mandato dal cielo, da suo padre morto. In breve tempo questo angelo custode diventa tutto per lei: un amico, un compagno, un amante, il padre di una bambina non sua, la sua guardia del corpo, il padre morto e la madre distante.
Quest’uomo non mente e non mistifica la sua vera essenza da violento e manipolatore. Inizia sin da subito a comportarsi da aggressivo, geloso e violento. La svaluta, la confonde, l’aggredisce e punisce per renderla ancora più fragile e bisognosa e ricondurla a sé strisciante più di sempre.
Laura all’inizio non capisce, pensa che questo suo comportamento sia la concretizzazione di un amore travolgente e accetta le violenze e le limitazioni della sua libertà. Pur di non rimanere un’altra volta da sola, senza casa, con un lavoro precario, con una bambina piccola. Si sottomette a quest’uomo senza riserva alcuna. Laura soffre di fame d’amore e di dipendenza affettiva; è talmente affamata e deprivata che si accontenta anche di ciò che è nocivo per la sua salute fisica e psichica.
L’estate scorsa, dopo un efferato litigio con quest’uomo mandato dal cielo, Laura viene spinta giù dalle scale e durante la caduta si rompe due costole.
In ospedale indagano, raccolgono la sua storia e le sue lacrime, e si rendono conto che Laura è vittima di un amore violento. Iniziamo un percorso fatto di paure e di speranza, di lacrime e di parole, della bambina portata in studio quando non sapeva a chi affidarla, di chiamate insistenti e minatorie di quest’uomo violento che tentava di riportarla a sé con promesse da marinaio.
Passano i mesi, lei ci riprova.
“Torno a casa con lui, è l’unica famiglia che ho”, mi scrive in una e-mail e mi dice che sarebbe venuta per l’ultima volta in stidio per salutarmi e ringraziarmi perché adesso lei si sentiva più serena e lui era cambiato davvero.
Laura non si è mai presentata in studio. Adesso è in terapia intensiva, con un trauma cranico importante, sedata farmacologico per cercare di restituirla alla vita.
La bambina è stata affidata ai servizi sociali perché la nonna non si trova, e Laura è lì, da sola con tanti tubi che le perforano quel corpo emaciato e livido, che lotta per tornare in vita.
Purtroppo Laura ha smesso di sentire prima di iniziare a capire.

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