Violenza sulle donne: la manipolazione della mente altrui, lo stalker e femminicidio

//Violenza sulle donne: la manipolazione della mente altrui, lo stalker e femminicidio
  • Violenza sulle donne

Amore e violenza sulle donne, non dovrebbero stare nemmeno sullo stesso rigo.
Amore e prevaricazione, nemmeno.
Così come amore ed abuso, amore e prevaricazione, ed amore e morte.
La violenza sulle donne è spesso, il sintomo prodromico della possibile, imminente, uccisione.
Gli amori violenti, caratterizzati dalla presenza di quote di violenza sulle donne e nella coppia, sono sempre amori ambivalenti e conflittuali.

Un urlo, segue uno schiaffo, e poi un altro, ed ancora lividi e percosse.
Non è la prima volta che succede. E quando succede una volta, succede ancora, ed ancora un’altra volta, talvolta fino all’inverosimile.
Quella zona intima – l’anima – viene calpestata da chi una volta l’accarezzava con presunto amore.
Quel corpo, così tanto desiderato ed accarezzato, diventa il palcoscenico di violenza e di abusi.

La violenza sulle donne ha svariate forme: fisiche, psichiche ed anche forme molto sottili, come la manipolazione della mente dell’amata.

Senza la violenza fisica, si può parlare davvero di violenza sulle donne?

Il gaslighting per esempio, è un crudele comportamento manipolatorio messo in atto da un partner abusante per far si che la sua vittima – solitamente la sua donna – dubiti di tutto, soprattutto di se stessa e della sua capacità di analizzare gli eventi – in clinica detto “esame di realtà” – in modo che, come quando viene lentamente inoculato del veleno, cominci a sentirsi confusa, ed a pensare davvero essere inadeguata, sbagliata, folle.

Anche questa forma di manipolazione appartiene alla violenza sulle donne.

  • Violenze fisiche e violenze dell’anima.
  • Mancanza di cure e di dolcezze.
  • Amore e ricatti.
  • Amore e prevaricazione.
  • Amore e possesso.
  • Amore e sofferenza.
  • Amore e sottomissione
  • Amore e percosse.
  • Amore e morte.

Queste ed altre dicotomiche scissioni abitano gli amori ambivalenti, gli amori tossici, gli amori letali.
Gli amori che, quando miracolosamente giungono al termine, non lasciano un vuoto, ma spazio.

La violenza sulle donne non è rappresentata soltanto dalle percosse o dagli abusi fisici, ma spesso anche – e soprattutto – dai lividi dell’anima. Lividi invisibili ma indelebili.
“Ecchimosi” che per guarire impiegano anni, cicatrici che accompagneranno a lungo la futura vita e qualità di vita della donna che li ha – sfortunatamente – sperimentati, e che mai li dimenticherà.

Come sono questi uomini che praticano violenza sulle loro donne?

Sono uomini che, adoperando la fragilità e la fame d’amore della loro donna, la circuiscono, la seducono, la manipolano.
Uomini abusanti e maltrattanti, uomini che accudiscono e che poi aggrediscono, si legano sempre a donne sottomesse, fragili e manipolabili. Donne che barattano la loro dignità per briciole d’amore.
Ecco i soliti attori di un film già visto.

Il lento processo di avvelenamento psichico prende il nome di gaslighting
Trattasi di una manipolazione della mente altrui, sottile e costante, come la goccia che buca la roccia.
La vittima, solitamente la donna amata, in una prima fase è ignara, decisamente poco consapevole del suo malessere e del suo sentire più profondo. Non immagina minimamente che quello che sta vivendo sia violenza, lo confonde con l’amore, con la cura, con la sana gelosia.
Non trattasi certamente di donne autonome, amate ad oltranza, con infanzie felici ed appaganti, ma di donne psichicamente traballanti ed insicure.
Donne per le quali l’amore è una medicina.
Donne che non si accorgono della violenza.
Donne che vivono soltanto se amate.

La coppia: palcoscenico o terreno fertile?

La coppia, caratterizzata dalla vittima e dal suo carnefice, è, come sempre, una “coppia collusiva”: l’uno mantiene in vita il potere/sottomissione dell’altro e viceversa.
L’uomo abusante esiste perché esiste l’altra metà del cielo: la sua vittima.
La donna fragile ed emotivamente vulnerabile in un primo momento si sente protetta, contenuta, aiutata ed amata, ed esiste soltanto tra le braccia del suo carnefice.

Cosa accade nel tempo quando la violenza serpeggia nella coppia?

Poi nel tempo, lentamente ma costantemente, subentrano i primi disturbi psico-somatici, le insicurezze, le ansie, accompagnate da cefalee e notti insonni ed infinite.
L’obiettivo del gaslighting – ed in seguito della stalker – è quello di privare la sua vittima di sicurezza e di fiducia in sé e, talvolta, anche della capacità di intendere e di volere.
Per la donna prescelta sarà un percorso spesso senza possibilità di ritorno, la sua vita di coppia diventerà un baratro di disperazione e di sofferenza, spesso senza possibilità di fare retro marcia verso la salvezza dell’anima e del corpo.

Qualche tratto personologico dell’uomo violento ed abusante

L’uomo violento, falsamente dolce e contenitivo, solitamente si smaschera facilmente, per chi ha occhi per vedere.
Chi attua il gaslighter per esempio, ha un profilo personologico solitamente – falsamente – dominante ed intrigante; mette in atto tutta una serie di strategie seduttive e di dominio sulla sua vittima al fine di poter esercitare il proprio potere su di lei.

L’ autostima dell’uomo che fa della violenza la sua arma di seduzione, in realtà parecchio fragile, si nutre e si fonda sulla distruzione dell’altro.

Mentre lo stalker ama – con modalità assillanti e simbiotiche la sua vittima, desiderandola per se e non tollerando la possibilità di perdere l’oggetto d’amore – il gaslighting invece, desidera manipolare, controllare e distruggere la sua donna.
La violenza cambia veste e forma, ma trattasi sempre e comunque di violenza sulla donna.

Seduzione e manipolazione: due facce della stessa medaglia

L’uomo violento, non è mai coerente: abusa e seduce, manipola e strega, nutre e depaupera.
La violenza – psichica, emozionale e fisica – diventa la sua arma di protezione e di seduzione.
L’alternanza di seduzione e manipolazione, di dolcezze e di feroci insulti, è un’altalena davvero letale per ogni struttura psichica, anche la più tenace.

Ambivalenze linguistiche: quando le parole diventano lame, coltelli e spade che trafiggono.

L’uomo abusante e violento con la sua donna adopera una modalità linguistica particolare.
Le parole hanno un potere immenso, nella vita, nel mio lavoro, ed in amore.
Curano, seducono ed ammaliano, accarezzano e feriscono.
In amore soprattutto, sono davvero più preziose di mille seduzioni; rinsaldano l’intimità e la mantengono al sicuro da mille intemperie.
Le parole sono però un’arma a doppio taglio: accarezzano e feriscono, drogano e fanno compagnia, nutrono i silenzi e l’anima, e quando non ci sono più – o non sono più leali e congrue – un amore sfiorisce, giunge alla morte.

Quando ancora, le parole diventano spade, fanno più male di mille pugni in pancia.

Nel gaslighter, in una prima fase, la fase della manipolazione, vengono “agite” delle vere e proprie distorsioni della comunicazione.
Il protagonista invia alla vittima dei “messaggi contrastanti ed ambivalenti“: da una parte ostili ed aggressivi, dall’altra seduttivi ed allo stesso tempo instillano nella sua vittima – la donna abusata – sempre il dubbio su ciò che è stato percepito.
L’ostilità non è mai manifesta, quindi è davvero la peggiore.
Strategie, affettuosità, parvenza di cura e di protezione: in realtà l’uomo manipolatore gioca a scacchi con la mente della sua vittima.
L’ostilità e la violenza viene ben celata dietro silenzi e bronci protratti, dietro frasi offensive ed ambivalenti, umilianti e denigratorie, espresse sempre sotto forma di scherzo.
La vittima è sempre più confusa, e ad un passo dal delirio e dalla follia.

Tra colpa e depressione: il vissuto della vittima.

La donna, cioè la sua vittima, oscilla tra uno stato depressivo e di colpevolizzazione, alla totale confusione mentale ed emozionale.
Crede di essere amata e protetta, ma sta male e non capisce.
Il sentire entra in conflitto con il volere.
Testa e cuore fanno a pugni.
Così come emozioni e pensieri, quelli sensati che ancora sono rimasti.

La vittima infatti, inizia a convincersi di ciò che le è stato detto e fatto credere.
La presa di coscienza è, solitamente, molto lenta, ma una volta che il processo è iniziato non si arresta, se non con la sua fuga dal legame, o nel peggiore dei casi, con la sua morte.
La donna manipolata ed abusata, crede di avere tutte le colpe del mondo, crede innanzitutto di essere la sola responsabile della situazione che si è venuta a creare.
Immagina anche di non essere adeguata e di non godere davvero di una buona salute mentale.

Violenza sulle donne, testimonianza di una donna sopravvissuta

Gentile Dottoressa,
Vorrei gridare al mondo quello che mi è accaduto ed adopero il suo bellissimo sito sperando di aiutare altre donne.
Mi ero sposata per amore, era una meraviglia di uomo, dolce, premuroso ed anche geloso.
Ed a me piaceva moltissimo.
La sua gelosia mi piaceva, mi faceva sentire accudita e protetta.
Mi smentivo fragile e tremendamente sua.

Mia madre mi osservava e mi diceva che qualcosa non andava, mi diceva che era eccessivo, aggressivo, ma io non lo vedevo e lui, lentamente, mi allontanò dalla mia famiglia.
Mia madre mi parlava di violenza di genere, di fare attenzione, mi portò tanta documentazione sulla violenza in italia, tema così attuale.
Prese da internet temi sulla violenza sulle donne, testimonianze di violenza ed abusi, ma niente da fare, cara dottoressa, io ero annebbiata ed innamorata.
Ora capisco, a posteriori, che lo fece per controllarmi meglio e per evitare che mia madre mi aprisse gli occhi su di lui.

Mi tradisce ed io lo scopro, mi riempie di botte, lividi e vergogna.
Io lo perdono e mi convinco che è colpa mia che lo trascuravo e non lo amavo abbastanza.
Mi stringe a lui e mi fa sentire sua.
Mi fa fare due bambini, uno dietro l’altro che sono la mia vita, ma mi riempie di botte se sbaglio qualcosa.

Vivo nel terrore e nell’isolamento.
Ho paura.
Tremo.
Tento di scappare, ma mi riprende.
Mi toglie il cellulare ed io ho paura, paura davvero.
Mi rompe una costola e finalmente mi porta in ospedale perché non respiro e mi dice che se parlo ci qualcuno uccide i miei figli.
Chiamo mia madre dall’ospedale, una psicologa mi aiuta e mi dà coraggio, piango una quantità di lacrime infinite e non respiro dal dolore e dalla paura, gli mando i carabinieri, lo denuncio ed adesso vivo in un’altra città.

Ho ancora paura, non dormo se sono da sola, sono un cura da una dottoressa dolcissima e sono certa che ce la farò.
Se solo ci avessi pensato prima?
Dottoressa per favore pubblichi questa mia testimonianza penso che possa aiutare tante donne come me.

Conclusioni

L’amore dovrebbe sempre arricchire la vita, scaldare le giornate fredde ed illuminare quelle buie, le violenze fisiche e psichiche sulle donne, così come la manipolazione della mente altrui, non appartengono alla dimensione magica ed alchemica di questo nobile sentimento.

Rompere con rabbia e determinazione la “collusione del silenzio”, farsi aiutare da un professionista e cambiare rotta, quando la precedente non è più percorribile, sono le uniche soluzioni possibile.

Bibliografia

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By | 2017-06-22T12:10:41+00:00 9 agosto, 2016|Categories: Psicologia|Tags: , , , |

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