Amore sano o amore tossico. Il gioco della verità

Amore sano amore tossico

Inizio questo articolo con una serie di domande-affermazioni, alle quali potete rispondere in silenzio per cercare di capire se appartengono alla vostra coppia o al vostro modus operandi amoroso. Ogni riflessione è seguita da un piccolo spezzone di una consulenza. Storie vere, ma modificate per garantire l’anonimato di chi si rivolge a me.
Purtroppo, soprattutto oggi, quando si parla di amore sano e soprattutto disfunzionale, assistiamo a una chiara deriva della comunicazione. Tante persone si sentono in diritto di parlare di amori tossici, di narcisisti, di amori che squadernano, di manipolazione e di tanto altro, pur non essendo dei clinici. Basta aver avuto, almeno una volta nella vita, una relazione d’amore con un manipolatore, o presunto tale, che per incanto la vittima di un amore malsano si trasforma in un guru dell’argomento, nonché dispensatore di pillole di saggezza a colpi di post e a suon di follower.

Il gioco della verità che fa bene al cuore (rifletti in silenzio, tra te e te, e rispondi)

  • Questo legame ti fa sentire instabile. La persona che ami si avvicina, si allontana, si comporta in maniera intermittente e altalenante. Ti blocca e ti sblocca su WhatsApp, ti incute timore, ma nonostante ciò, non riesci a prenderne le distanze. Ti senti calamitata (o calamitato) da questo legame e credi che senza il legame inquisito la tua vita non possa proseguire.

Federica (nome di fantasia) viveva appiccicata a un cellulare. Aveva smesso di guardare il cielo e il sole, oltre che sé stessa. Pian piano, aveva anche smesso di lavorare bene, ed essendo una libera professionista aveva perso parecchi dei suoi clienti. Federica si era separata due anni addietro perché il marito l’aveva tradita più volte e poi era andato definitivamente via di casa per inseguire la sua ultima, giovane, conquista. Dopo anni di strazi e di solitudine, Federica incontra Aldo (nome di fantasia). Bello e dannato. Single, allergico ai legami profondi e longevi.
Aldo la corteggia, la tempesta di messaggi e di e-mail, la inonda e inebria di dichiarazione d’amore e di parole. Tante parole, ma pochi fatti.
Lei capitola, si concede il lusso di un’emozione. Ma Aldo non tarda a manifestarsi in tutto il suo pessimo carattere. È un manipolatore: aggressivo, prepotente e opprimente. Le impedisce di vivere, di uscire, di avere delle amiche. Addirittura di respirare, senza di lui. È geloso, anzi ossessivo, perché Aldo, in realtà, è un traditore seriale. Un giorno, decisamente drammatico per lei, Federica dimentica i suoi figli a scuola. Aveva del tutto smarrito il senso del tempo. Era rimasta a chattare per un tempo infinito, senza bere o mangiare, nel tentativo di farsi perdonare non si sa bene per cosa. Aldo si era infuriato, l’aveva bloccata su whatsapp, poi sbloccata e poi ancora una volta bloccata per un attacco acuto di gelosia. Le lacrime dei suoi bambini e la paura dell’abbandono l’hanno fatta rinsavire di colpo e l’hanno condotta da me in studio. Siamo in cammino.

  • Questo amore ti fa stare bene per un po’ ma poi ti strattona sul piano emotivo, ti maltratta a giorni alterni, eppure pendi dalle sue labbra e dalla sua approvazione. Senza di lui (o lei) non vivi, non respiri, non esisti.

Anna (nome di fantasia) era una donna profondamente insicura. Nonostante fosse oggettivamente e indubbiamente una bellissima donna, il suo sguardo miope e giudicante la faceva specchiare in uno specchio a dir poco deformante. Anna, durante la sua adolescenza, aveva sofferto di disturbi del comportamento oro alimentare: anoressia e poi bulimia. Aveva intrapreso più percorsi psicoterapici che però aveva abbandonato perché troppo costosi sul piano psichico. Aveva lottato per tutta la sua vita con la sua immagine corporea e con la sua femminilità che, a suo dire, era assolutamente inconsistente. Nel sottobosco delle sue insicurezze delle sue fragilità, un bel giorno, incontra Giuseppe. Giuseppe (nome di fantasia) era un uomo dominante, algido e con un modo di amare intermittente. Un giorno era presente, anzi presentissimo, la lusingava con parole d’amore e gesti eclatanti, dopo qualche giorno spariva senza lasciare tracce di sé. Anna aveva bisogno dello sguardo amorevole di Giuseppe per sentirsi viva, e nonostante le sofferenze del cuore che le continuava a procurare, lei non riusciva a lasciarlo. Ogni qualvolta Giuseppe spariva dalla sua vita, Anna piombava nel baratro dei disturbi del comportamento oro alimentare. Iniziava a mangiare a dismisura sino a sentirsi lo stomaco duro, dolente, pronto per esplodere. Mangiava di tutto: cibi molli, dolci, salati, finanche ammuffiti o scaduti.
L’importante era riempire quel vuoto terrificante che si era impossessato di lei. Quando i sensi di colpa erano talmente tanti da impedirle di digerire, Anna si procurava il vomito per lenire il senso di disagio e di colpa. Quando Giuseppe, mosso da transitorio pentimento, riappariva nella sua vita, Anna ritrovava il suo baricentro psichico. Quest’altalena emozionale durò per anni, sino a quando Anna da fedele lettrice del mio sito si è trasformata in una mia graditissima paziente.

  • Rimani in attesa del cambiamento. Aspetti e speri che quest’uomo (o questa donna) impari ad amare, che diventi loquace, affettivo e affettuoso, e anche generoso, che non ti punisca più con il silenzio. Insomma che cambi.
  • Ti dedichi con dedizione e cura, oserei dire con abnegazione alla persona che hai scelto di amare. Ami in maniera totalitaria, pur non avendo in cambio quello che invece farebbe bene al tuo cuore.
Leggi anche:
Lettera d’addio. Il rituale dell’abbandono

Antonio e Francesca (nomi di fantasia) erano una coppia a dir poco simbiotica. Facevano tutto insieme, dalla spesa alle cose per casa, allo sport. Nessuno dei due aveva mantenuto uno spazio per sé stesso. Francesca era una donna molto dolce e molto affettuosa, dedita alla casa, ai figli e soprattutto al marito. Tendeva a trascurare le sue esigenze personali per assecondare e soddisfare le esigenze della sua famiglia. A causa di questa sua abnegazione totale nei confronti delle persone che amava, negli anni, aveva sviluppato una dermatite atopica, una cistite recidivante, una gastrite incontrollabile e cronica. Antonio, invece, era un uomo di poche parole e di pochi gesti. Non manifestava i suoi sentimenti e non faceva nulla per fare sentire importante e amata Francesca. Aveva l’abitudine di rinchiudersi in una sorta di mutismo punitivo: quando c’era qualcosa che non andava in casa, Antonio smetteva di parlare e Francesca iniziava a soffrire. Francesca era una donna che soffriva in silenzio, che aveva imparato a somatizzare e ad esprimere con i sintomi il dolore nel cuore. Aveva vissuto i suoi trent’anni di matrimonio nell’attesa che quest’uomo cambiasse, aveva tentato più volte di trascinarlo in consultazione senza nessun risultato sperato. L’unica possibile salvezza per Francesca è iniziare un lavoro su sé stessa per evitare che i sintomi le danneggino la vita, e a salute psicofisica ottenuta e aggiusta distanza conquistata occuparsi del suo matrimonio.

  • Trascorri le giornate in una situazione di ansia perenne, come se fosse sempre questione di vita o di morte, come se il futuro della tua relazione fosse decisamente incerto. L’insicurezza e l’ansia si impossessa di ogni centimetro di pelle, di ogni emozione e pensiero.
  • Non ti senti mai al sicuro. Non ti senti mai al centro della relazione. Non ti senti sufficientemente importante. Non ti senti sufficientemente amato o amata.
  • Trascorri, tuo malgrado, molto tempo a controllare il cellulare, le e-mail, le chat, i social, l’eventuale sua presenza online anche senza di te e i suoi messaggi per te. Messaggi che non bastano mai, che non riparano, che non nutrono ma affamano.
Leggi anche:
Amore pendolare, le coppie LAT, tra costo zero e impegno infinito

Gina, (nome di fantasia), è un’insegnante di latino e greco di un liceo classico di Roma, e ha sposato un collezionista. Non si tratta di un collezionista di auto, di oggetti d’epoca, ma di donne. E nonostante le sue promesse di fedeltà e di amore eterno, Giorgio (nome di fantasia) rimane un’anima vagabonda. È un uomo compulsivo, ha bisogno di accaparrare e di agire, non riesce a stare fermo e ha paura della malattia, della vecchiaia e della morte. Quando, in consultazione, la moglie gli chiede di confessare i suoi reiterati tradimenti, lui li giustifica e li minimizza chiamandole “scappatelle”. Considera le avventure come delle relazioni usa e getta, ma questo suo dire lascia nella moglie uno stato d’animo di rabbia e un desiderio di rivalsa. Scatta la legge del taglione, l’uno inizia a vendicarsi delle mancanze dell’altro. Giorgio punisce la moglie perché all’improvviso era diventata impaziente e insofferente, Gina punisce Giorgio per i suoi reiterati tradimenti. La qualità di vita di Gina è totalmente scadente: soffre di insonnia, di inappetenza, iperfagia. Si sente stretta nella morsa dell’ansia e dell’angoscia, ogni qualvolta il marito va a fare la doccia lei viene rapita da un bisogno compulsivo di controllare il suo cellulare. Nonostante fossero marito e moglie, Gina si senta precaria. Ha la sensazione che negli anni è diventata certezza che questo matrimonio può terminare da un momento all’altro, e questo non la fa stare serena.

  • Hai la sensazione di essere nel giusto, di avere fatto, detto o pensato la cosa più coerente con il tuo sentire, ma nonostante ciò quando parli con lui, o con lei, ti senti confusa.  Le sue parole o i suoi silenzi hanno la capacità di mettere in discussione ogni tua certezza. Il suo comportamento ti fa sentire totalmente inadeguata. Capita spesso, anche e soprattutto in amore, che l’incongruenza tra il fare, il dire e il sentire prenda il posto della coerenza.
    Questo divario crea instabilità e incertezze in chi lo subisce, ed è tipico degli amori asimmetrici dove uno manipola e l’altro si fa manipolare.
  • Non impari dagli sbagli. Per una sorta di meccanismo che ti porta ad accanirti nei confronti di questo amore – che si chiama coazione a ripetere – insisti e perseveri, anche a costo di soffrire moltissimo. E, soprattutto, non impari e non cambi traiettoria per salvarti la vita.
  • Ti rendi conto, anzi te ne fanno rendere conto i familiari e gli amici, di soffrire di una sorta di distorsione della realtà. Ti inganni da sola o da solo. Sei posseduta da un divario tra idealità e realtà, ovviamente a favore dell’idealità, e vedi l’uomo (o la donna) che non c’è. E probabilmente mai ci sarà.
  • Passano i mesi, passano gli anni, il tuo rapporto di coppia è diventato una trappola, ma oltre a subire e a soffrire non riesci a fare altro. Soffri di una sorta di amnesia selettiva: ricordi quello che di bello c’è stato all’interno del legame e rimuovi o neghi quello che invece ti ha strappato il cuore. E vai avanti così: immobile e infelice.
  • Hai la sensazione che la tua vita senza di lui (o di lei) non abbia motivo di esistere. Nel tempo, hai lentamente chiuso ogni legame importante che potesse distoglierti dal rapporto di coppia. Un po’ per amore suo, un po’ perché hai creduto, anzi ti è stato fatto credere, che sarebbe stato più giusto comportarti così. Così ti ritrovi tra le maglie della più cocente solitudine.
  • Hai trovato lui (o lei) e hai smarrito te stessa. Hai perso interesse per ogni hobby, ogni atto creativo, ogni cosa che prima ti apparteneva e adesso non ti appartiene più. Ti senti depredata e prosciugata di energia psichica, i sintomi parlano al posto tuo ma tu li neghi. Così passi dalla cefalea all’insonnia al mal di pancia senza rendertene conto, e tra una bustina e un’altra vai avanti immobile, ignara e infelice.
  • Ti senti sempre sbagliata (o sbagliato), indecisa e insicura. La gelosia ti corrode l’intestino e obnubila la coscienza. Fai e dici cose che non avresti mai fatto e detto prima, ma nonostante l’evidenza dei fatti e dei misfatti perseveri. Non riesci a cambiare strada, a fare marcia indietro, a salvarti la vita e, perché no, ad amare altro e altrove.
  • Sposti l’attenzione dalla tua vita alla sua nel tentativo di controllarla, per la paura di essere tradita o abbandonata (o abbandonato).
  • Durante i dialoghi quotidiani hai la sensazione di ricevere una sorta di doppio messaggio: le parole dicono una cosa e le azioni ne dimostrano un’altra. Ti accorgi che c’è un’incongruenza nella persona che ami, qualcosa di invisibile non torna. In queste condizioni è difficile riuscire a dormire sonni tranquilli e a progettare un futuro sereno.
Leggi anche:
Il Natale e l’anima della festa

Tutti amano per quello che sono e per come sono

Le mezze mele disfunzionali: il partner complice (o colludente) è un partner carnefice

Se ama una persona immatura, darà vita a un amore immaturo. Se ama una persona egoista o narcisista, darà vita a un amore egoista, narcisista, possessivo, incerto.
Se ama una persona insicura, renderà la vita della persona amata un vero inferno. Se ama un parassita affettivo, prenderà di tutto e di più senza dare nulla in cambio. Alla fine di questo presunto amore ci sarà una vittima e un carnefice, una persona che brillerà di luce riflessa e l’altra che si sentirà talmente depredata e deprivata da non potere più rimettere insieme i pezzi della sua vita psichica.
Nietzsche li definiva parassiti. Creature capaci di vivere d’amore senza amare.
In clinica si chiamano narcisisti. Sono uomini, donne, genitori, amici, conoscenti, e sono pericolosissimi.
È vero che l’amore non si sceglie, che capita, ma distinguere l’amore sano da quello tossico è facile e anche possibile, e deve essere fatto sin dall’inizi.

 

Per ricevere la mia newsletter settimanale potete iscrivervi cliccando sul pulsante sotto se vi fa piacere, vi aspetto.

La newsletter di Valeria Randone

Iscriviti alla mia newsletter

* campo richiesto

2 Commenti. Nuovo commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.

Articoli correlati
Menu
error: Il contenuto è protetto