Siamo abituati a immaginare coppie malsane formate da uomini narcisisti e donne preda. Uomini che manipolano e donne che si fanno manipolare. Uomini dominanti, o falsamente dominanti, e donne ammalate di dipendenza affettiva.
Insomma, un incastro perfetto: un partner narcisista e uno depresso. Si incontrano tra mille anime: si riconoscono, si scelgono. Il narcisista inizia ad accudire la sua preda con costanza e garbo, mentre tesse la sua pericolosissima ragnatela.
In cambio riceve un immediato ritorno in gratitudine e riconoscimento. Passano i mesi, spesso gli anni, e la relazione narcisistica diventa sempre più intensa e letale.
La donna-partner di un uomo narcisista diventa sempre più dipendente e fragile, e lui sempre più ingombrante e prepotente. Le acque diventano torbide, la dipendenza psicologica assoluta, la sessualità passionale, la confusione regna sovrana.
Il legame tossisco, come tutti i legami letali, assume un fascino indiscusso e la manipolazione viene confusa per amore, con il rischio di sopravvivere all’usura del tempo e del quotidiano, e di sfiorare il per sempre.
In barba agli stereotipi di genere e alle infinite sfaccettature delle sofferenze per amore, accade anche il contrario: l’incontro tra una donna narcisista e un partner depresso o insicuro.

I primi studi, decisamente pionieristici, sul narcisismo nacquero con la mente di Freud a lavoro. “Narciso, bello e acerbo, si specchia nell’acqua e si innamora della sua stessa immagine. Si struggerà per quell’amore e non rimarrà altro che un uomo annegato in uno specchio d’acqua”. Freud, in “Introduzione al narcisismo” riprende il mito di Narciso narrato da Ovidio e apre le danze ai suoi studi.
Sono passati gli anni, ma le relazioni tossiche non smettono di mietere vittime.

Come tu mi vuoi. Il gioco delle parti nel narcisismo patologico

Noi clinici siamo abituati a leggere email e racconti strazianti di donne abusate e maltrattare, in un secondo momento a riceverle in studio nel tentativo di salvarsi la vita perché ammaliate dai narcisisti e ammanettate al loro presunto amore.
Donne ammalate di dipendenza affettiva che per ricomporre i cocci della loro psiche in frantumi vengono in consultazione. C’è una notevole differenza di genere nel chiedere aiuto: le donne lo fanno con più facilità, gli uomini si vergognano.
La donna rimane il ministro degli esteri del rapporto di coppia; è colei che chiede aiuto, che va in consultazione e che quando sta male va in cura. Gli uomini, solitamente, quando sono sofferenti tendono a procrastinare e a non chiedere aiuto, con la segreta e omertosa speranza di farcela da soli.

Un uomo vittima di una donna narcisista brancola bel buio, non comprende cosa gli stia accadendo, nonostante stia molto male.
Nelle relazioni narcisistiche l’ambivalenza governa la coppia. Così, da un lato si sente lusingato per essere stato scelto e dall’altro sente forte l’attrazione mentale e fisica che gli impedisce di prendere le distanze dal partner tossico.
In realtà, il narcisismo patologico non conosce differenziazione di genere, si coniuga anche al femminile ma è difficilmente riconoscibile, soprattutto a occhio nudo.
Il modus operandi con cui si manifesta è diverso da quello maschile, per questo motivo tende a non essere sovrapponibile e a trarre in inganno i non clinici.
La donna narcisista sembra essere una compagna perfetta.
Dolce, falsamente arrendevole, mite e incline alla sottomissione. Gentile e attenta a ogni bisogno del suo compagno di vita. La donna che tutti vorrebbero incontrare almeno una volta nella vita. Millanta integrità sessuale e morale, ma nel suo raccontarsi con dovizia di particolari e benevolenza, brilla e manipola l’interlocutore.
Le donne narcisiste, inoltre, sono donne estroverse e brillanti, interessanti e colte, molto centrate su loro stesse e sul loro aspetto fisico, amano apparire con abiti ricercati e mai banali.
Sono donne molto centrate sulla loro realizzazione e sui loro obiettivi, così, spesso, i partner diventano il mezzo per arrivare a un fine. Da un primo sguardo non sembrano donne algide o distanti, fredde e calcolatrici, ma amabili e presenti. Sono donne perfezioniste, che non lasciano nulla al caso, che si dedicano alla coppia e alla famiglia in maniera maniacale e ossessiva, dimostrando al mondo il loro amore.

Nonostante le diversità apparenti di comportamento tra i generi, i tratti distintivi rimangono sempre gli stessi del narcisismo maschile: supponenza e arroganza, capacità distruttiva e manipolazione.
La donna narcisistica tende a reiterati tradimenti per nutrire la sua autostima, ha grandi capacità seduttive amabilmente ricercate e affinate negli anni, mai lasciate al caso.
Segue la propensione al comando: della relazione e del partner.
In una prima fase la narcisista patologica tende a indossare i panni di una compagna affabile e amabile, diventa insostituibile nel suo essere camaleontica, intrigante e necessaria, fragile e bisognosa per lusingare il suo uomo-vittima-preda.
Le donne narcisiste attirano uomini simili a loro: narcisisti e insicuri che hanno bisogno di splendere e di specchiarsi uno sguardo adorante.
Così può capitare che abbiamo una coppia formata da un narcisista overt e da uno covert.
Il narcisismo overt sprizza autostima da tutti i pori, unitamente a una bassa tolleranza alle critiche. Il narcisismo covert, invece, è iper sensibile alle critiche, rumina costantemente pensieri ed emozioni, e mostra una chiara scarsa autostima.
L’obiettivo finale della donna narcisista è sempre quello di catturare il suo partner e di renderlo dipendente da lei, passando dalla lusinga, facendolo sentire speciale e unico.
Con l’andare aventi del tempo, quando la relazione diventa stabile o la donna ha già la fede al dito o un figlio in grembo, emergono i lati peggiori di cui questa struttura di personalità è portatrice.
La narcisista patologica si trasforma in una mantide religiosa, una vera e propria vampira di energie psichiche. Si trasforma in una compagna che si arrabbia facilmente, che accusa sempre l’altro di ciò che non va, che lo punisce e lo ricatta. Lo accusa di continuo ma al tempo stesso recrimina il suo affetto e le sue attenzioni, destabilizzandolo.
Lo fa sentire costantemente in colpa per le sue presunte mancanze e gli attribuisce tutte le colpe del suo malessere.

Spezzone di una consulenza. La storia di Arturo, dal baratro alla rinascita

Buonasera dottoressa Randone,
vorrei raccontare la mia storia e vorrei che le pubblicasse perché mi sembra giusto mettere in guardia molti uomini.
Esiste un rischio enorme nel quale si può incorrere quando si è profondamente innamorati e ingenui, e quando si trova la donna sbagliata. Io non credo di essere uno stupido, sono un professionista affermato e molto apprezzato in azienda. Ho avuto un’infanzia molto complicata, caratterizzata da una madre particolarmente dominante e manipolativa che ha abbandonato mio padre e me quandoIo avevo appena 14 anni per andare a vivere con il suo amante di sempre. (Adesso capisco che mia madre soffoca di narcisismo patologico e io ho cercato una donna esattamente come lei). Sono cresciuto con grande rigore sotto le ali austere della protezione paterna, sono sempre stato terrorizzato dall’idea di amare e di essere poi abbandonato. Per scelta non sono diventato padre. Conscio delle mie criticità psicologica sono passato da una donna all’altra senza sperare di trovare la donna della vita.
Poi arriva lei, bellissima, apparentemente dolcissima e premurosa, intelligente e lungimirante. Parla il mio linguaggio, sembra arrivare dritta al cuore. Mi osserva, mi scruta, mi punta come se fossi una preda e lei un cane da caccia. Mi fa innamorare perdutamente di lei mostrandosi dolce e al tempo stesso con le idee chiare, bisognosa di sostegno psicologico affinché io potessi sentirmi un uomo potente e indispensabile. Dal passato casto, così dice, mi fa credere di concedersi solo a me e di amare solo me. E io le credo. Aveva frequenti sbalzi d’umore, e quando stava male le colpe del mondo erano mie. Io che non l’ho sposata, io che non la sceglievo in maniera definitiva, io che non la rendevo madre mentre gli anni passavano inesorabilmente.
La nostra relazione è durata cinque anni. Oggi posso dire cinque anni d’inferno. Soltanto al pensiero dei momenti peggiori riesco a sentire ancora il dolore atroce della confusione esistenziale. Per lei: ho lasciato il lavoro per ricominciare in un’altra città, cercando di starle sempre più vicino. Mi sono sobbarcato di mutui e di debiti nel tentativo di renderla felice di regalarle una casa bella nella quale poter abitare. Ci siamo lasciati, ripresi, abbandonati. Lei mi ha tradito più volte, ma io l’ho scoperto soltanto in seguito. Adesso ho scoperto che è una narcisista. Una donna che ha utilizzato il suo disturbo psichico come un’arma per manipolarmi, estorcermi dei favori e del denaro, e abbandonarmi quando non avevo più energie e soldi per poterla soddisfare.
Quando durante una delle nostre crisi, le suggerì di andare in terapia per salvarsi e per salvare il nostro rapporto, lei, con fare sprezzante, rifiutò.
Mi disse che avrebbe potuto fare la terapeuta della terapeuta. Che non aveva bisogno di niente di nessuno. Che la colpa del suo malessere ero io. E con fare istrionico, manipolativo e seduttivo, glissò il mio suggerimento.
Da qualche mese sono in terapia, e spero di riprendere in mano la mia vita. In un modo nell’altro. Mi auguro di poter dimenticare questo bruttissimo capitolo della mia vita e di poter amare ancora. La ringrazio dottoressa per l’ascolto, per i video, e per le infinite letture che lei mette a disposizione quotidianamente.
Con stima.
Un suo affezionato lettore

Arturo.

L’uomo immobile tra silenzio e tormento

Gli uomini-preda di relazioni invischianti e svalutanti non chiedono aiuto ai clinici sperando di farcela da soli.
Soffrono in silenzio, non comprendono, annaspano tra la dipendenza affettiva e la fame d’amore atavica che questo rapporto malsano ha slatentizzato, e rimangono paralizzati dall’ansia e dalla paura di perdere l’oggetto del desiderio.
Appaiono i primi sintomi, esattamente come accade a parti invertite: ansia, insonnia, deflessione del tono dell’umore, frane esistenziali e lavorative, isolamento e scollamento dalla realtà circostante.
Una narcisista è letale tanto quanto un uomo con lo stesso disturbo psichico.
Si insinua sotto pelle, accede ai nuclei più profondi della psiche del suo partner, gli prosciuga l’anima sino a neutralizzarlo del tutto. Queste donne si appoggiano al partner, si presentano per quello che non sono, recitano a copione scene madri manipolando e supplicando attenzione e cura, e si aggrappano alla relazione di coppia prosciugandola di ogni energia residua.

Infanzia e voragini affettive

Un uomo o una donna narcisista non lo sono per caso e nemmeno per loro volontà. Sono, a loro volta, delle vittime. Vittime del loro stesso passato dolente e irrisolto.
Le cause, come sempre, sono da rintracciare nelle terre dell’infanzia di questi pazienti. In nuclei familiari disfunzionali e inadeguati.
La loro infanzia è stata caratterizzata da un genitore o una figura vicariante con atteggianti dittatoriali e tiranneggianti, che li hanno fatti sentire costantemente inadeguati o inquisiti.
Quando ci troviamo a lavorare con un paziente narcisista dobbiamo comprendere se si tratta di un narcisismo primario o secondario. Possiamo trovare, infatti, un narcisismo infantile, primario, che di manifesta sin da subito, e uno secondario che appare a seguito di un trauma.

Amare male nuoce gravemente alla salute

Non esistono lezioni sugli amori sani, e nessuno è in grado di comprendere quando un amore contiene in sé elementi patogeni.
Quando un amore fa stare male, che trattasi di un uomo o di una donna, bisognerebbe avere la lucidità di fermarsi un attimo a riflettere. Far prevalere la ragione e l’istinto di sopravvivenza e chiedere una consulenza nel più breve tempo possibile, per evitare di farsi troppo male dopo.