Avevo pensato di scrivere un articolo sulle emozioni che tutti noi proviamo a Natale.
Avrei voluto parlarvi della Christmas blues, la depressione natalizia che talvolta ci colpisce se non siamo felici o ci mancano gli affetti. Degli amori lontani, di quelli deceduti, degli amanti che sono con le mogli, e della solitudine dell’anima.
Avrei voluto parlarvi delle fluttuazioni del tono dell’umore, e della bilancia, a cui andiamo incontro durante le feste. Dei parenti serpenti a cui dobbiamo fare buon viso a cattivo gioco, dei regali obbligati e obbligatori, di quelli evasi o riciclati, di quelli mai ricevuti.
Della solita invasione barbarica di messaggi e frasi fatte, che ci tempestano e ci raggiungono tramite email, social e whatsapp.
E invece, ho cancellato tutto, e ho deciso di parlarvi di felicità.
Quella che non basta mai e che tutti noi vorremmo sapere dove andarla a trovare, almeno ogni tanto nella vita.

La felicità questa sconosciuta

Non stiamo parlando di un addominale obliquo da esibire con un jeans a vita bassa.
Non stiamo parlando di un bicipite ipertrofico allenato in palestra.
Non stiamo parlando nemmeno di un gluteo sodo che evoca le terre brasiliane e fantasie erotiche inconfessabili.
Stiamo parlando di felicità.
Quella inafferrabile sensazione che dovrebbe camminarci a fianco qualunque cosa decidiamo di fare e qualunque persona decidiamo di tenere a bordo nella nostra vita.
La felicità sembra essere, invece, evanescente e irraggiungibile.
Quando siamo stati cresciuti a pane e responsabilità, con un Super Io ingombrante e ben nutrito, sarà faticoso occuparci di felicità. Soprattutto della nostra.
Se invece siamo stati dei bambini fortunati, figli di genitori attenti alla dimensione della felicità, possiamo allenarla sin da bambini; esattamente come se fosse un muscolo. (Attività che possiamo imparare a fare anche da grandi, in qualunque momento della nostra vita).
Possiamo renderla autonoma, svincolata dalle intemperie della vita, metterla sul podio delle nostre vite, ed evitare che venga sopraffatta e silenziata dal rumore del senso del dovere e dal frastuono del senso di colpa.
Possiamo imparare ad allenare questo muscolo ogni santo giorno delle nostre vite.
La felicità è responsabile del nostro comportamento e portamento.
Dell’autostima e del buon umore. Della qualità dei nostri legami lavorativi e affettivi.
Delle nostre scelte e non scelte. Dei nostri sbagli e del nostro reiterare negli sbagli.
Può arginare l’irritabilità e la scontentezza.
Se solo lo volessimo davvero, può accarezzarci al mattino quando ci svegliamo e può rimboccarci le coperte la sera quando andiamo a dormire.
Può venirci a trovare in sogno rendendo i nostri sogni unici e intensi, una lettera intima del nostro inconscio.
Possiamo portarla a tavola con noi, evitando così di rimpinzarci di cibi spazzatura o falsamente regressivi, parzialmente consolatori per un umore deflesso o un cuore da rattoppare.
La felicità è quella bussola invisibile che ci fa scegliere il partner giusto, per evitare di accontentarci di quello sbagliato incontrato nel momento giusto della nostra vita, quando siamo vulnerabili o tristi.
La felicità è quell’energia che ci fa dire no a un lavoro precario. No a un amore a tempo determinato. No a briciole di assenza e macigni di assenza tipici degli amori che non scelgono.
Insomma, è quella stella in tasca che ci fa distinguere quello che ci piace da quello che non ci piace, quello che ci piaceva un tempo da quello che non ci piace più, quello che ci fa stare bene da quello che ci uccide.
La felicità è un muscolo, e va allenata giorno dopo giorno.

La felicità sotto l’albero, un regalo per se stessi e il partner

Il Natale non perdona.
O entusiasma e fa scoppiare il cuore di felicità, o deprime fino all’inverosimile, e fa sprofondare in un malessere cupo e sordo.
Lo spirito natalizio, solitamente, riunisce le famiglie attorno a un tavolo, con a fianco l’albero di Natale stracolmo di lucine e di addobbi, di doni per i più piccoli e per i più grandi.
Sorrisi di circostanza, magari dei migliori, stress dell’ultimo momento, una fiumara di parenti in giro per casa che ci obbligano a indossare l’anima della festa.
Chi, per tutta una serie di eventi avversi della vita, non può trascorrerlo con chi ama davvero.
Insomma, essere felici a Natale è davvero complesso.

Intimità, sessualità, tempo e vacanze di Natale

Inizia la corsa alla parcellazione del tempo libero: fare i regali, riposare, stare in famiglia e con il partner.
Queste festività vengono vissute come un obbligo, e come come una gimcana di cose da dover fare. Obbligatoriamente. E della felicità smarriamo le tracce.
Il tempo libero che rimane dopo i pranzi, le cene, gli addobbi e i doni, dovrebbe essere dedicato all’intimità; quella che scalda i sensi e il cuore.
Il Natale, però, è il periodo più romantico dell’anno, tra lucine, profumi speziati e doni, così, viene voglia di amare ancora.
Quando non ci sono traumi pregressi o insoddisfazioni sotto soglia, siamo tutti più propensi ad amare e a fare l’amore.
Nessuna sveglia rompe il silenzio, e i risvegli diventano più morbidi e meno traumatici.
Il tempo sì dilata e gli impegni si rarefanno, quindi, ascoltarsi e decidere cosa si vuole fare davvero e, soprattutto, con chi, diventa la strada maestra verso una buona intimità, sessualità e felicità.
Ricordiamoci che la felicità è un muscolo, può perdere tono da un momento all’altro, conviene mantenerla in forma.

Auguro ai mie lettori un Natale pieno d’amore e di felicità.