La vittima del narcisista: cosa pensa, cosa cerca e cosa trova

La vittima del narcisista

Non amo gli elenchi puntati, li trovo sterili e superficiali. Ma questo scritto vuole essere una sorta di vademecum per identificare (identificarsi) nel più breve tempo possibile i segnali di un amore malato che fa ammalare, per evitare drammatiche, inevitabili e postume sofferenze. Chi ha subito la manipolazione e la violenza di un amore malato e tossico sa che identificarlo in tempo aiuta a salvarsi la vita. Sa bene che insegnali di manipolazione vengono confusi per dedizione e passione, e sa bene che avrebbe voluto un aiuto concreto, pur pensando di non doverne avere.

Chi è la vittima del narcisista: identikit psichico e comportamentale

Del narcisista ne abbiamo già parlato a lungo, e anche di come curarsi quando le maglie si fanno manetta.
La persona (donna o uomo) che cade nella trappola di una relazione tossica ha caratteristiche psichiche e comportamentali ben precise. Non si tratta di colpevolizzare la vittima, come spesso accade nei casi di abuso, ma di tratteggiare le voragini psichiche di chi, suo malgrado, si innamora (o si ammala) di una personalità complessa e patologica come quella del narcisista. Anche il narcisista sta male, ma lui (o lei) non lo sa. Non sa amare, ha difficoltà a stare al mondo se non secondo le sue rigide logiche del vivere e dell’amare o non amare.
Il narcisista, in fondo, è vittima di sé stesso e sua volta di una madre che non lo ha saputo amare e nutrire.

La preda perfetta ha le seguenti caratteristiche psichiche e comportamentali

  • La vittima, in maniera lapidaria, dopo anni di buio del cuore, come un fulmine a ciel sereno, si innamora. Il partner le sembra un regalo del cielo, una sorta di Messia, colui (o colei) che gli illumina la vita che precedentemente era al buio.
  • La vittima ignora del tutto i segnali precoci di disfunzionalità del legame. Confonde il possesso per sana gelosia, si sente lusingata, scelta tra mille anime. La prescelta. Confonde le sparizioni cicliche per necessità lavorative, le giustifica, o comunque le legge come esigenze oggettive e improrogabili. Confonde le stranezze per normalità. La confusione mentale che spesso sente per un suo disagio interiore, che non legge come un chiaro e inequivocabile esito della manipolazione  mentale in corso. Si sente strana, come se ci fosse uno scollamento tra quello che sente e quello che vede e che vive. Nonostante ciò, non capisce. Lui la confonde, la seduce, la rapisce sul piano psichico e la riporta sempre a sé.
  • La vittima crede in maniera assolutamente malsana e falsa che una relazione debba fondarsi esclusivamente sull’accudimento, che grazie alla relazione che vive e di cui si inebria e crede di nutrirsi, inizi ad esistere. Viene vista e riconosciuta, consolata per ogni avversità, supportata. Le piace sentirsi piccola e in panne. In fondo, la vittima non basta a sé stessa, vive in uno stato di perenne bisogno emotivo dell’altro. È affamata, assetata, deprivata di tutto, sin quando era bambina.
  • La vittima è talmente innamorata (ma sarebbe meglio dire manipolata o ammalata) che si appoggia totalmente al partner smarrendo il suo baricentro psichico. Condivide con lui tutto: dalle scelte che deve fare, lavorative o esistenziali, a cosa indossare o dove andare (anche perché la rete amicale viene del tutto azzerata per lasciare spazio all’amore folle e totalizzante). Gli consegna, mentre si consegna a lui, le chiavi di casa del suo mondo interno, estromettendo quello esterno. Non dimentichiamo mai che in queste relazioni non c’è un partner reale e ideale inviato dal cielo o dal destino clemente, ma di un ideale di partner. Ambiti decisamente diversi. Il divario tra idealità e realtà è il denominatore comune di queste relazioni, e quando si rimpicciolisce inizia il processo di guarigione.
  • La vittima si fa rapire dai complimenti e dalle belle parole iniziali; capitola dinanzi alle lusinghe tipiche della prima fase della relazione (il famigerato love bombing) di cui è affamata. Finalmente, pensa, ha trovato un partner che la vede, la riconosce, la corteggia, la nutre. Ma non sa, anche se in fondo lo intravede ma lo sottovaluta, che mentre la nutre la deruba e la prosciuga di energie psichiche.
  • La vittima non sceglie. Non sa dire di no. Non si vuole bene, non sa farlo. Alla sofferenza di un legame disfunzionale preferisce l’illusione di un amore meraviglioso (o meravigliosamente inesistente) da principe azzurro sul cavallo bianco. I meccanismi di difesa della psiche adottati dalla vittima sono: negazione, rimozione e coazione a ripetere.
  • La vittima sembra avere una capacità di sopportazione illimitata. Sopporta gli insulti, le aggressioni verbali, talvolta anche fisiche, giustificandole sempre. Ha paura di perdere il partner e di rimanere da sola. Al freddo e al gelo dei suoi mostri interni, della sua dipendenza affettiva, del ricordo vivido di una madre algida e poco nutritiva sceglie la sofferenza di un amore abusante, decisamente non simmetrico.
  • La relazione è caratterizzata da un turbinio di emozioni e di acting out – in psicoanalisi significa passaggio all’atto: processo tramite il quale il paziente passa dal piano dell’espressione verbale a quello del comportamento in maniera violenta e repentina, si bloccano su whatsapp, si sbloccano, litigano, fanno pace, si insultano, riparano, o cercano di farlo. E tornano al punto di partenza.
  • La vittima trascorre le sue giornate in religiosa attesa: di un messaggio, di una email, di una chat. Senza di lui non vive, non respira, non mangia, o mangia poco o tanto, non dorme. Questa drammatica condizione di sospensione dalla sua stessa vita si ribalta in una frazione di secondo quando il partner riappare. Dal buio passa alla luce abbagliante. Dall’inattività alla voglia di vivere. Da Thanatos all’Eros. Non si tratta della vita che torna ma di una condizione di falso benessere, di ulteriore dipendenza, di malattia. Di un’ennesima ricaduta.
  • La vittima è posseduta dal proprio bisogno, dalla propria fame, dai propri buchi nel cuore, non si rende conto che talvolta si comporta esattamente come il narcisista che tanto ama e tanto odia: invade il suo spazio, ha pretese assurde e lapidarie, vuole tutto e subito, non sa aspettare, è gelosissima, non tollera ritardi, dinieghi, separazioni, anche se transitorie, in fondo, non tollera il suo mondo che vorrebbe cambiare con tutte le sue forze per renderlo compatibile (un incastro letale) con il suo.
  • La vittima è manipolabile e manipolata. È gestibile e raggirabile con estrema facilità. Pur di stare con lui nega la realtà, esiste solo se lui la guarda, le respira sul collo, la controlla. Si lamenta ma in fondo è grata a così tanta sofferenza perché la fa sentire viva e vegeta, e visibile.
  • La dinamica del controllo – chi controlla chi non è poi così chiaro – è centrale nella loro relazione: l’uno controlla l’altro e l’altro controlla l’uno per essere certo che stia controllando. Il narcisista controlla la vittima prescelta per assicurarsi che sia come lui la desidera e che non si svegli dal suo profondo torpore. Lei controlla lui per essere certa di essere controllata e quindi vista, riconosciuta e amata. Il controllo diventa il collante perverso che tiene in vita la loro relazione disfunzionale.
  • Quando il partner si allontana (spesso lo fa come strategia per nutrire la sua sofferenza e riportarla a sé più sottomessa di prima e di sempre), la vittima inizia a sviluppare disturbi psichici come come ansia, insonnia, disturbi oro-alimentari. Li esacerba pur di farlo stare in pensiero, di farlo sentire in colpa. Si isola dell’ambiente circostante, non si cura, non si veste bene, non parla con nessuno: né familiari, né amici. E se parla, parla solo di lui. Il suo lui diventa il suo disturbo ossessivo. Cerca soluzioni magiche e onnipotenti ai suoi dubbi del cuore (tornerà? mi pensa ancora? ma se lo sblocco mi chiamerà? starà già con un’altra?). Anche in terapia è molto faticoso spostare il suo pensiero dalle domande a risposta multipla a un’analisi un po’ più introspettiva.
  • Vive la coppia in perenne ambivalenza e conflittualità: “Senza di lui non vivo. Lui è tutto per me. Mi ha rovinato la vita. Non respiro senza di lui. Lo amo. Lo odio”. In questa dinamica di demonizzazione e idealizzazione, separazione e riconciliazione, la sessualità fa scintille ma la fame d’amore aumenta a dismisura.
  • Vive la relazione di coppia in perenne stato di tragedia imminente. Spera che il partner possa cambiare per amore, per non farla soffrire, per non perderla. In fondo per non perdere quel luogo simbolico di sottomissione e al tempo stesso comando che a lei piace tanto, pur soffrendo.
  • Il senso di colpa e di sottomissione regna sovrano, per quello che fa, non fa, dice, non dice, addirittura pensa. La vittima si convince che il suo partner la legge nel pensiero. Lo promuove a mago, alchimista, Demiurgo.
  • La vittima è stata una non amata o male amata, è affamata d’amore e vuole nutrirsi con una quantità infinita e compulsiva di email, di chat, di sessualità intensa ed eccessiva, di presenza e anche di sofferenza. Non regge la distanza, anche se minima, non conosce la giusta distanza in amore, non sopporta l’assenza, anche se a termine è giustificata. Esige una dose perenne di presenza dell’altro, anche se la considera opprimente e opprime a sua volta. (In realtà si tratta di due vittime di un amore affamato).
  • La vittima – ho parlato di vittima al femminile, ma si può trattare di una vittima donna e di una vittima uomo – è una persona con delle ferite ancora sanguinanti e con dei conti aperti con la sua infanzia da non amata. Conti che non ha la forza di analizzare con introspezione e terapia, che in fondo non riesce a mettere a fuoco, che preferisce tacitare. La dimensione adulta della vita e della vita di coppia la spaventa e le sembra più solitaria e faticosa del rimanete intrappolata in una relazione di sottomissione del cuore.
Leggi anche:
Bugie, menzogne, affetti, e qualità di vita. Cara amica mia ti scrivo

Post scriptum

Mi scuso per l’elenco puntato che non amo e che non è mia abitudine adoperare, ma questo scritto voleva essere una sorta di manuale per identificare nel più breve tempo possibile le problematiche di chi soffre per amore. All’interno del mio sito potete trovare tantissimi scritti che trattano di amori malati, amori che finiscono e che sono disfunzionali, amori che non sono mai iniziati, calessi e ossessioni. Trovate ancora degli scritti che trattano del narcisista, di come salvarsi la vita, delle mezze male disfunzionali e degli incastri imperfetti che diventano perfetti, letali e longevi.
Il mio quinto libro “Ex/forse ex. Gli amori affamati, parla proprio della dipendenza in amore.
Se avete voglia e pazienza, sul mio canale YouTube trovate tantissimi video che trattano questo argomento in maniera più approfondita. Vi invito ad andarli ad ascoltare in modo che possiate giustificare il mio elenco puntato.

 

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9 Commenti. Nuovo commento

  • La ringrazio, Dottoressa Randone, per la sua chiarezza, specialmente per quanto riguarda “i punti”: li ritengo utili per evidenziare gli argomenti.

    Ciò che scrive è davvero molto interessante e, senza dubbio, la Psicologia è indispensabile.

    Le esprimo i miei complimenti e ringraziamenti.

    Laura

    Rispondi
  • Raffaella C.
    17 Febbraio 2022 11:53

    Ho letto con piacere il Suo articolo, grazie e buon lavoro.

    Rispondi
  • Dottoressa da alcuni giorni non perdo un solo argomento che pubblica.
    Spero che non perda mai la voglia di farlo.
    Complimenti!

    Rispondi
    • Valeria Randone
      18 Febbraio 2022 07:02

      Grazie, Fabio.
      Scrivo con passione e mi fa piacere che arrivi a chi mi fa compagnia leggendomi.
      Un caro saluto

      Rispondi
  • Trovo questo articolo chiaro, diretto e preciso. Ho vissuto un amore disfunzionale, ho avuto bisogno di ricorrere allo psicologo perché, quando lui mi ha scartata, avevo perso interesse per ogni cosa. Credo lo psicologo mi sia servito soltanto per essere ascoltata senza essere giudicata. Il mio percorso non mi ha portato a comprendere molto della mia infanzia. Non sento di rimproverare molto ai miei genitori, mi sono sempre sentita amata, anche se non avevano, forse, gli strumenti per farlo nel modo appropriato, per comprendere certi aspetti della mia personalità.
    Il problema insito in queste storie malate è il meccanismo della sfida: la relazione diventa uno scontro estenuante e infinito, ma capave di farti sentire vivo. Dice bene, prima di quella adrenalina di emozioni, scaturita dal rapoortp disfunzionale, c’era il buio emotivo.
    Il timore è che il meccanismo possa ripetersi con altre persone, anche se noto che, ormai, si attiva immediatamente un meccanismo di allarme.
    Grazie ancora

    Rispondi
    • Valeria Randone
      18 Febbraio 2022 07:01

      Grazie a Lei per avere scritto. Ascolti l’allarme perché il rischio più grande non è di cadere vittima di un amore disfunzionale ma di cedere ad altri simili.
      Un caro saluto

      Rispondi
  • Purtroppo è proprio così.
    25 anni insieme due figli. Ho dovuto allontanare l’uomo che amavo. Ora lui è felicemente fidanzato. Vorrei solo riprendermi la mia vita.
    Questa sarebbe la mia giustizia.

    Rispondi

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