Gina che si accontenta e la sua coppia violenta

Contro la violenza sulle donne

Centoquattro. Questo è il numero di donne uccise nel 2022, e ben ottantotto hanno perso la vita in famiglia. A livello mondiale, secondo l’Onu, ogni ora più di cinque donne di tutte le età e ceto sociale hanno trovato la morte in famiglia. Oggi è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, una giornata che non dovrebbe esistere da nessuna parte del mondo, ma che purtroppo siamo costretti a ricordare visti gli inarrestabili omicidi al femminile. Il mio sito brulica di argomenti che riguardano la manipolazione, lo stalking, la dipendenza affettiva e purtroppo il femminicidio. Pertanto, in questa giornata così simbolica, invece di continuare a scrivere di dinamiche psicologiche che portano le donne a perdere la vita, ho pensato di raccontarvi una storia clinica.

Spezzone di una consulenza

 

Gina, nome fantasia, respira a pieni polmoni la violenza e l’ambiguità di un legame che corrode, ma non ne è consapevole. All’età di cinquant’anni anni, Gina si ritrova profondamente sola e depressa, così, dopo la fine del suo terzo legame importante, decide di evadere dalla routine e partire per Firenze.
In preda alla solitudine più profonda e alla sua irrisolta e dolente fame d’amore si invaghisce di un uomo conosciuto in un pub, più giovane di lei di dieci anni.
Nonostante la differenza di età, l’uomo si manifesta subito gentile e disponibile, le offre aiuto per cercare una nuova casa e per trasportare le sue cose in questo nuovo domicilio. Il rapporto di seduzione e di accudimento si instaura sin da subito in maniera molto chiara: lui seduce e accudisce, lei si sottomette ed esegue.
Diventano una coppia. La gentilezza dura molto poco, e l’uomo si dimostra per quello che è in realtà: un violento e uno sfruttatore.
In pochissimo tempo quest’uomo, però, si era reso talmente indispensabile che adesso Gina non riesce a pensare di poter vivere senza di lui.
La sua fragilità pregressa si associa a quella nuova create da questo legame disfunzionale, e il solo pensiero di dover vivere senza di lui diventa insopportabile.
Mi consulta per chiedermi aiuto, effettua due sole sedute e poi sparisce.
La rivedo sei mesi dopo con una costola rotta, piena di abrasioni ed ematomi, e cosa ben più grave con lividi invisibili ed eterni.

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Il potere erogeno della violenza

La relazione che Gina aveva instaurato e mantenuto con l’ennesimo uomo sbagliato della sua vita era caratterizzata da un potere estremamente distruttivo, e nonostante fosse stata sedotta dal potere erogeno della violenza sadomasochistico, adesso il suo corpo grida aiuto e ha bisogno di essere protetto dall’inevitabile.
Un potere così distruttivo aveva la forza di accompagnarla direttamente alla morte.
Litigio dopo litigio, la stima inizia a scricchiolare e il rapporto di fiducia si incrina del tutto. Ogni parola abusante si fa grimaldello emotivo che squaderna la sua psiche. Appare l’insonnia, l’inappetenza, la fame notturna è incontrollabile, il male di vivere. Non ha amici e la famiglia d’origine non approva le sue scelte. Gine è sola. Inoltre questo legame così morboso e soffocante l’ha resa ancora più sola e l’ha consegnata allo strazio e alla dipendenza.
Gina, finalmente, cerca un aiuto per chiudere per sempre la sua relazione e per sanare una volta per tutte le cause dei suoi reiterati disastri amorosi, e torna in seduta.

La denutrizione affettiva

Gina e il suo partner soffrono entrambi di una forma di denutrizione affettiva molto grave che si manifesta con caratteristiche differenti. Entrambi chiedono al rapporto di coppia molto di più di quanto sono capaci di dare. Nel caso in cui il loro legame non fosse degenerato in una violenza inarrestabile, sarebbe stato utile curare la coppia, più che il singolo partner. Al punto in cui siamo arrivati, salvate la vita di Gina diventa prioritario.

Qualche suggerimento salva vita

  1.  Bisogna dare il buon esempio in casa. I figli assorbono e interiorizzano i modelli, anche quelli disfunzionali. I bambini non dovrebbero mai assistere alla violenza, anche e soprattutto verbale, altrimenti credono che subire la violenza sia la norma e da grande possono intraprendere una duplice strada: diventare vittime oppure carnefici.
  2.  La dipendenza affettiva non è amore, la manipolazione non è amore, un eccesso di gelosia non è un sentimento nobile, ma la spia di un disagio psichico profondo.
    Diventa indispensabile parlarne in famiglia, spiegare ai figli i rudimenti dell’amore sano e dialogare serenamente e quotidianamente sulla differenza tra amore e possesso.
  3. Un figlio – maschio o femmina – che assiste a scene di violenza, interiorizza la violenza. Crede che l’amore sia quello: una sorta di strazio fatto di compromessi, di sottomissione, di insulti e di riparazioni. Una giostra nevrotica.
  4. Insegnare a parole e con i modelli il senso del confine e del limite. Ricevere mille messaggi al giorno e altrettante telefonate, essere pedinati, assillati, inseguiti, oltraggiati, controllati non è sano e non è amore, è follia. Ogni partner adulto – per adulto non intendo anagraficamente adulto, ma psichicamente adulto – si comporta in maniera diversa dall’altro, sa dire no, difende i propri spazi e riconosce il bene dal male.
  5. Il partner non può diventare un amorevole genitore, non può indossare i panni di uno psicologo amatoriale, non può riparare i traumi di infanzia. Chi sta male deve curarsi per evitare di perdere la vita o di togliere la vita.
  6. Quando un partner inizia ad essere abusante, solitamente non si ferma.
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La spirale di aggressività e di odio continuerà in maniera incontrovertibile sino al declino della relazione di coppia o alla morte di uno dei due. Fermarsi prima che sia troppo tardi è possibile, ma bisogna distinguere la manipolazione dalla seduzione.

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