I mille volti del Natale: dalla felicità alla cupa depressione

//I mille volti del Natale: dalla felicità alla cupa depressione
  • Natale depressione

Natale è la festa dei profumi e degli addobbi.
Dei ricordi e delle nostalgie.
Dei grandi e dei bambini, delle coppie, delle famiglie, e delle persone sole.
Di chi amiamo e di chi non c’è più nelle nostre vite.
Delle grandi tavolate e della solitudine imperante.
Dell’armonia familiare e delle recite a copione.
Il Natale é la festa dei dolci fatti in casa, del profumo d’infanzia e dei ricordi, dell’albero pieno di addobbi, del presepe e dei doni.
Il Natale più che una festa è uno stato d’animo.
Così, quando da adulti, riusciamo a sentirci ancora un po’ così, è già un grande regalo della vita.

Il Natale e l’anima della festa

Luci e lucine, addobbi e festoni, tavole festose e famiglie riunite.
Il mondo grida alla felicità ad oltranza, allo sfarzo, all’allegria.
Tutto sembra essere, obbligatoriamente, in festa.
Non tutti, e non sempre, possono però sintonizzarsi emotivamente con questo periodo dell’anno, perché talvolta i giorni rossi sul calendario rappresentano più una punizione che un premio.
Il Natale è un vero amplificatore di emozioni – positive e negative, che scaldano il cuore, o che il cuore lo prosciugano e trafiggono – un detonatore per l’inconscio ed un momento topico di tanti, forse troppi, bilanci di fine anno.
Bilanci non sempre accompagnati da altrettanti buoni propositi.
Questo momento dell’anno contribuisce inoltre, a far emergere solitudini mascherate e conflittualità di coppia, solitamente tenute a bada dai mille impegni e dai rituali del quotidiano.

Vacanze e strategie di sopravvivenza

L’approccio alle festività è tra i più svariati.
C’è chi va via, chi esplora terre lontane per non sentire sulla pelle l’atmosfera natalizia, e chi resta.
Chi resta, solitamente, riunisce la famiglia attorno ad una tavolata ben imbandita o di fronte ad un camino, addobba l’albero di Natale, così quando sarà stracolmo di lucine avrà ai suoi piedi doni per i più piccoli, ed anche per i più grandi.
Lo stato d’animo è dei più variabili e variegati.
Sorrisi di circostanza, magari dei migliori, stress dell’ultimo momento ed infiniti parenti, talvolta mai visti prima, per festeggiare animosamente e rumorosamente una festività che di religioso, di spirituale e di intimo, ha smarrito le tracce.
Insomma, i rischi per la nostra salute psico-fisica sono tanti, soprattutto quello di sviluppare una “nevrosi da felicità obbligata“, o obbligatoria, e da forzata convivenza.

Christmas blues, la depressione natalizia

Durante le festività i rischi di ansia e di depressione sono davvero elevati, ed aumentano anche i tentativi di suicidio ed i suicidi.
Chi fa il mio lavoro, sa bene che durante questo periodo dell’anno, aumentano in maniera esponenziale le richieste di consulenze – così come ad agosto – e gli Sos psichici.
Questa sensazione di tristezza mista ad ansia, e deflessione del tono dell’umore, cammina sotto pelle e si chiama “Christmas Blues”, Tristezza di Natale.
Questa forma di depressione ha una durata variabile: da alcuni giorni – quelli del calendario dell’avvento – fino a poche settimane, e tende a sparire al termine delle festività e delle vacanze, quando non c’è altro di grave o di irrisolto, e quando i ritmi lavorativi si normalizzano e la fretta del vivere quotidiano torna a stordire e sedare il mondo interiore di tanti.
Il rischio depressione colpisce in maniera traversale, vediamo quali sono le persone più a rischio :

  • Chi non ha affetti
  • Chi non può condividere la festività con chi ama davvero (famiglie dilaniate dall’acredine, chi vive in altre città, i migranti ed i clandestini, gli amanti che non possono trascorrere le vacanze insieme).
  • Chi rimane da solo, perché non ha risorse affettive, o é vedovo, o single o solo.
  • Chi fa tristi bilanci, ed ha paura del tempo che passa (Natale, i compleanni e settembre, sono i mesi topici per i bilanci esistenziali).
  • Chi ha vissuto un lutto, un tradimento, una separazione, o un abbandono.
  • Chi non sta bene economicamente, fisicamente o psichicamente.
  • Chi è infelice, triste, o immobile.
  • Chi ha un problema di coppia.

Il Natale, come abbiamo visto, non correla soltanto con lo stato d’animo festaiolo, ma con un’infinità di sfumature umorali che lo accompagnano. Sempre.

Sembra infatti, che il Natale obblighi alla felicità obbligata, ad indossare l’anima della festa, a gioire senza pensare, ed a pensare senza stare troppo male.
Così, anche le coppie, soprattutto quelle in crisi da tempo, vivono il Natale con grandi tumulti dell’anima, come se fosse necessario mettere la felicità sotto l’albero.
Le coppie separate di cuore ma non di tetto, vivono con maggiore sofferenza e tormento la loro situazione, il tutto amplificato dallo spirito Natalizio.
Questo suggestivo periodo dell’anno, mette sotto i riflettori, o meglio appende alle pareti, unitamente agli addobbi natalizi, tutti gli “aspetti irrisolti” delle relazioni familiari ed affettive.

Cenoni, panettoni e bilanci da festività

I giorni rossi del calendario sembrano dover coincidere con il rosso del cuore, con la gioia ad oltranza, e con una dimensione familiare di serenità ed allegria.
Dopo i cenoni, arrivano i bilanci, e non sempre seguono lo scintillio delle festività trascorse.
Bilanci di fine anno.
Bilanci di mezza vita, ed ancora, esistenziali e di coppia.
Ed anche delle vacanze trascorse, prima di rituffarsi nelle fatiche di gennaio.

Festività e doni. Attraverso il regalo doniamo parti di noi

Il Natale è anche la festa dei regali e dei doni.
Regali fatti con amore, altri obbligati ed obbligatori, o per ricambiare le gentilezze ricevute durante l’anno trascorso.
Ed altri che, invece, rappresentano la traduzione in oggetti – simbolici, di valore, fatti da noi, ecc.. – del sentimento che proviamo nei confronti di chi lo riceverà.
Un oggetto, qualunque esso sia, è la rappresentazione concreta di quel vissuto, di quell’emozione, di quell’unica ed irripetibile data o Natale.
Quando si è innamorati, il dono-regalo rappresenta sempre un “dono di parti di se stessi” alla persona amata.
Il dono viene pensato, immaginato e poi realizzato; scelto con grande cura ed ansia anticipatoria.
Con trepidazione – quasi apprensione – viene poi consegnato e donato al partner amato, provando piacere nel dare piacere.
Tra i partners vige spesso la regola della “significatività“: il dono deve evocare la presenza dell’altro nelle loro vite.
Il maglione che evocherà un caldo abbraccio, la circolarità di quel braccialetto o anello che incarnerà il loro legame, così come quel fine settimana come regalo per fruire delle vacanze a due, amplificate dall’amore.
Il dono amoroso è inoltre il perno delle “proiezioni inconsce”, di chi lo pensa ed accarezza con la fantasia prima, ed acquista poi, in funzione del proprio vissuto, dell’amore e del momento storico di quella coppia.
Con trepidazione, quasi apprensione, viene donato poi, al partner amato, provando piacere nel dare piacere.
Non esiste un amore prudente, così come non esiste un amore monigerato, o avaro.
L’avarizia del portafogli, corrisponde sempre con L’avarizia – o parsimonia – del cuore.

Un augurio di cuore a tutti, per un Natale ricco d’Amore.
Valeria Randone

By | 2018-04-18T13:44:52+00:00 12 dicembre, 2017|Categories: Psicologia|Tags: , , |

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