Madri uccise, sfregiate con l’acido.
Efferati delitti, erroneamente detti d’amore.
Padri in galera. E figli orfani, e della peggiore specie. La madre morta per mano del padre. Entrambe le figure affettive di riferimento distrutte senza possibilità di riabilitazione alcuna. 

Femminicidio, una tragedia dilagante
Il femminicidio è in crescente aumento e continua a mietere vittime tra le donne.
Questo rende necessaria una riflessione sui “figli” del femminicidio: “i bambini”, protagonisti passivi e silenti di un delitto terribile.

I protagonisti di questi delitti sono tre: lo stalker, la donna uccisa e i loro figli

Le cronache non ne parlano, perché spesso si tratta di minorenni pertanto la stampa focalizza la sua attenzione sulla donna uccisa e sul suo carnefice, trascurando, quindi, la stretta associazione tra “donna e madre”.
I bambini subiscono passivamente dinamiche di possesso, uccisioni, solitudine e molto spesso dopo la tragedia si ritrovano senza la propria mamma e senza il proprio padre.
La prima uccisa e il secondo  in carcere a scontare la pena, come se questa potesse rendere giustizia a un torto o potesse riempire un vuoto oramai incolmabile.

I figli del femmicidio: vittime e orfani

I figli del femminicidio, oltre a essere vittime dei propri genitori, dovranno attraversare percorsi estremamente dolorosi e impervi per la loro psiche.
Si alterneranno tra tribunali, servizi sociali, famiglie affidatarie o famiglie adottive (nella migliore delle ipotesi).
Sono bambini la cui infanzia è segnata dalla tragedia e dal dolore e il cui futuro non ha più un percorso chiaro e lineare,  sul piano affettivo e identitario.
Spesso dimenticati da tutti, sono invece i veri protagonisti dell’omicidio e a giustizia fatta, tra burocrazia e abbandono non avranno vita facile,  nonostante siano senza dubbio  “vittime e orfani” allo stesso tempo.
Orfani particolari, la cui elaborazione del lutto sarà molto più complessa e controversa; dovranno elaborare la perdita di una madre e allo stesso tempo la perdita di un padre, per “altre” ragioni, dalla difficile, se non impossibile, comprensione.

Orfani, con due genitori scomparsi e con uno dei due in carcere e per di più impossibile da perdonare!

Qualche dato
I dati sono impressionanti e sono veramente tantissimi:

“in Italia oltre 1500, secondo uno studio che sta portando avanti la dottoressa Anna Costanza Baldry, docente di Psicologia all’Università Seconda di Napoli, consulente dell’Onu, della Nato e dell’Ocse in materia di violenza contro le donne e i bambini.
Lo studio prende in esame i casi di bambini vittime del femminicidio tra il 2000 e il 2013, dimostrando che in Italia non esistono protocolli, percorsi, strumenti che offrano a questi orfani una vita migliore”.

Il ruolo della legge: legge, psiche e tutela dell’anima

I casi vengono trattati dai tribunali dei minorenni alla stregua degli altri orfani, ma in realtà le loro storie sono completamente diverse.
Un bambino orfano è un bambino straziato dalla perdita e dal dolore, un bambino che dovrà transitare da un processo psichico molto difficoltoso e ambivalente e che dovrà sicuramente essere aiutato per la sua futura ricostruzione psichica.
Protagonista di una atrocità senza confini, deprivato di amore e di quell’indispensabile “base sicura” su cui fondare la futura forza psichica.
Il bambino orfano, figlio del femminicidio, è un bambino addolorato dalla perdita dei genitori che dovrà attraversare le stesse fasi di una tradizionale elaborazione del lutto.
E’ un bambino abitato dalla rabbia, dall’aggressività, dal dolore e rileggerà la sua storia di vita familiare con gli occhi invasi dall’aggressività e dall’incomprensione.
Nella maggior parte dei casi, i tribunali dei minori affidano questi bambini ai parenti più prossimi, quasi sempre i nonni, ma non è detto che siano quelli materni, spesso infatti sono anziani o poco agiati economicamente.
Un timore palesato dal tribunale è correlato alla possibile strumentalizzare del bambino da parte dei nonni, i quali potrebbero crescere il nipote all’insegna dell’odio verso il padre, che comunque rimane sempre l’unica risorsa genitoriale rimasta in vita.
Senza regole e leggi severe, non esistono condotte univoche e questi bambini vagano da un’istituzione all’altra.

La discrezionalità è massima, in assenza di regole e leggi universalmente riconosciute

La mia terra
Un esempio di cronaca locale accaduto recentemente in Sicilia:
Il figlio di Rosi Bonanno, la donna uccisa a Palermo dall’ex convivente Benedetto Conti, verrà dato in adozione.
I genitori di Rosi però sono troppo anziani e disagiati sul piano economico, quindi non adatti a garantire un adeguato sviluppo del bambino che ha recentemente compiuto dodici anni; il bambino verrà dato in adozione non si sa bene a chi, smarrendo la possibilità di vivere una “continuità affettiva” con la famiglia d’origine.
Sarà un adulto senza radici e con un’infanzia interiorizzata nell’odio e nel dolore.

In Italia non esiste alcuna legge che tuteli economicamente e legalmente gli orfani di femminicidio.

Dottoressa Valeria Randone