Luna, commissionata, comprata, abbandonata

Una coppia fertile, esattamente come tante altre, vola in Ucraina ed effettua il solito viaggio della speranza. Il turismo procreativo funziona così: si cerca online una madre surrogata, la si contatta, si versa un acconto e si attende che il pacco dono, allo scadere dei nove mesi, sia pronto per l’acquisto.
La coppia contatta una donna Ucraina che mette a disposizione, dietro lauto compenso, il suo utero e commissionano una bambina.
Non si sa per quale misterioso motivo, come se ci fosse un motivo sensato per giustificare un abbandono, decidono di restituirla al mittente: Luna non è di loro gradimento.
Lasciano la bambina a una babysitter, sino a quando decidono di non pagarle più lo stipendio. La babysitter la restituisce al consolato italiano. Adesso la triste storia di Luna sembra essersi conclusa: è stata affidata a una madre e un padre che decideranno di amarla per quello che è.
Questa storia ci obbliga a riflettere su questa pratica davvero aberrante che è l’utero in affitto.
Una via impervia, eticamente immorale, politicamente scorretta, che facilita la mercificazione del corpo femminile a scapito dell’adozione, e che continua a mietere vittime innocenti.
Una coppia infertile che non riesce ad avere un bambino, quando si rivolge a un centro di fecondazione assistita, viene studiata per bene, valutata sul piano psichico quando decide di procedere per una fecondazione eterologa.
Una coppia infertile che si rivolge ai servizi sociali per intraprendere una strada altrettanto impervia che è l’adozione, viene vivisezionata, fatta a fette, analizzata in profondità, e soltanto dopo viene data loro l’idoneità all’adozione.
Una coppia infertile che ha un conto bancario ben nutrito e la possibilità di contattare le madri surrogate, sgattaiola tutti i controlli dovuti e vola nel paese più vicino e più economico.
Continuo a pensare che la pratica dell’utero in affitto debba essere vietata severamente.
La triade utero, madre e bambino non deve essere mai disgiunta, per motivi simbolici, biologici e che riguardano la futura stabilità psichica del bambino che nasce con una dote di precariato affettivo e di angosce abbandoniche inenarrabili. Il momento storico in cui ognuno di noi grida ad esaudire i propri diritti in virtù di un’estrema libertà, quando si diventa genitori la situazione cambia o dovrebbe cambiare.
Si hanno delle responsabilità enormi, e per di più per tutta la vita.
I diritti lasciano il posto ai doveri.

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