Quel passo incerto e le scarpe rosse

Piccole e costosissime. Devono essere le migliori. Con la migliore manifattura. Con un plantare accogliente e sicuro. Le prime scarpette che acquisti per tuo figlio devono essere le migliori. Lo aiuteranno a muovere i primi passi nel mondo. Gli terranno la caviglia ben salda quando perderà l’equilibrio. Non saranno troppo calde né troppo fredde. Lo condurranno verso il mondo: un po’ più lontano da noi e poi sempre più lontano.
Questi primi meravigliosi passi diventeranno falcate che gli faranno esplorare il mondo, loro stessi, sino ad approdare in un luogo inesplorato: le terre dell’altrove (esterne e interne, soprattutto).
Le prime scarpe della mia tanto amata figlia erano delle Hogan rosse: piccolissime ma bellissime. Le piacevano talmente tanto, che da testarda così come mostrava già di essere, aveva deciso di dormirci insieme anche di notte. Seguirono, come tutte le figlie femmine, le camminate buffe sui miei tacchi, come se volesse giocare ad essere me. Per passare agli attacchi feroci, efferati e sacrosanti dell’adolescenza.
Una madre è colei che dà la vita e che cambia la sua per dare il migliore esempio. Ma è una donna più o meno fragile e in cammino – talvolta come il gambero fa anche dei passi falsi o indietro – e avrebbe bisogno di aiuto: di un padre, per esempio.
Una madre ha il dovere di esserci anche nell’astio e nel silenzio; per evitare che il grido di dolore sia un triste soliloquio. Ma ha il diritto di pretendere rispetto, nonostante la fatica e l’alleanza, e di indicare la strada in salita da poter percorrere.
Quei passi così incerti poi buffi e poi veloci, intermittenti, zoppi, saltellanti, non possono e non devono cercare scorciatoie per il successo chiamate social, raccomandazioni, bignami di libri e di vita, perché i salti non funzionano e le caviglie si lussano.
Durante i litigi e le mareggiate incontri un punto invisibile ma visibile a te stessa, e a ogni madre, che sposti, idrati con il balsamo della pazienza e della cura affinché non si spezzi, con la capacità d’attesa e la speranza, ma nonostante ciò da madre innamorata soffri in silenzio quando il silenzio non diventa parola. Quell’insopportabile leggerezza dei figli, quasi tutti i figli a fasi alterne, di dare l’amore, la dedizione e la cura per scontati attraversa e oltrepassa quel confine che da assenza di rispetto diventa assenza emotiva.
Anche la sofferenza, così come i ricordi, va meritata. Anche e soprattutto in amore, anche quando l’amore è discendente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.

Menu
error: Il contenuto è protetto