Stress da fine vacanza o felicità da rientro?

Faccio zapping con il telecomando e ascolto distrattamente i cinque o sette o dieci consigli per un rientro soft dalle vacanze. Una sorta di mantra noioso, trito e ritrito che dovrebbe aiutarti a non subire un trauma da fine vacanza e da rientro al lavoro. Psicologi, tuttologi, influencer, di concerto, ti incitano a rallentare, respirare – che novità, e chi lo avrebbe mai pensato di respirare? -, di non lavorare subito, come se provenissi da un intevento a cuore aperto; sembra che invece di tornare alla tua vita di sempre stessi affrontando una rischiosa e delicata riabilitazione.
Le vacanze, talvolta, sono più stressanti del solito tan tran.
Bisogna sistemare la casa, lasciare i propri animali in pensione o da una nonna caritatevole, innaffiare le piante o lasciale in custodia a qualche anima buona per evitare di trovarle stecchite. Comprare le ultime cose che ti serviranno per affrontare lo stacco o strappo dalle abitudini. Preparare la valigia e al rientro disfarla – i figli sono stanchi, il partner è già fagocitato dalle mille cose da fare, dice lui, la domestica è ancora in ferie, se hai la fortuna di averla -, prosegui con le lavatrici ad oltranza per poi rassettare casa, che non si sa per quale motivo in poco tempo odora già di chiuso.
Poi ti accorgi che è saltata la luce e si è scongelato il frigorifero con tutto quello che c’era dentro, il giardino è diventato improvvisamente una giungla e i figli sono in casa a lamentarsi di tutto e a dormire sino a mezzogiorno per poi uscire e rincasare alle quattro del mattino.
Se mi sposto un attimo dalle cose concrete e vado in profondità, il mio posto preferito, le motivazioni dello stress da fine vacanza a volte sono le stesse della felicità da rientro.
Non tutti e non sempre sono disposti a rallentare. C’è chi non sa o non può proprio come farlo, come se gli mancassero gli strumenti interni per accedere al dolce far nulla. Chi non può, non sempre per gli impegni lavorativi ma per colpa di un Super Io ingombrante e manipolativo, non sa cosa sia rallentare e anche in vacanza, con quella flebile connessione, lavora.
C’è chi non ama incontrarsi con sé stesso o con il partner senza distrazioni e tramonti mozzafiato. Chi ha paura della felicità e si trincera dietro alibi concreti e lavoratovi. E chi non può concedersi il lusso di vivere in sospensione dal tempo e dallo spazio perché ha paura.
Il rientro dalle vacanze, tra le altre cose, obbliga a fare un percorso a ritroso con la memoria e con il cuore: dalla condizione di sognante attesa e iper investimento con la fantasia alla realtà emotiva e vacanziera, per approdare al dopo.
Una vacanza può essere regressiva, riportare nei luoghi d’infanzia, riparativa, lenire le pene d’amore o le fatiche della vita, avventurosa o sportiva, per chi necessita di una dose sempre maggiore di adrenalina. Ma si può regredire, riparare e avventurarsi altrove sempre, in ogni preciso istante della nostra vita.
Cercare il punto qui e cercare l’altrove, come scriveva Perussia, in fondo, può essere fatto sempre, ogni giorno.
Chi è disposto a incontrare altri usi e costumi, a dialogare con altri mondi, anche molto lontani dal proprio, a sintonizzarsi con altri inconsci, in realtà viaggia sempre ed è sempre in vacanza.
In fondo, esercita il dono straordinario di viaggiare da fermi.

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