Sex Tape Italia, Discovery +. Dodici coppie si raccontano in quattro puntate

Sex Tape Discovery+ Valeria Randone

Se invece di vergognarci ci confrontassimo? se invece di dire che andiamo dal fisioterapista o dall’estetista, piuttosto che dal sessuologo, mostrassimo davanti alle telecamere le nostre problematiche? si tratta di un gesto istrionico e narcisistico o della normalizzazione di una richiesta d’aiuto che rende normale (e legale) ogni problematica, anche quelle che serpeggiano sotto le lenzuola?
E se invece di millantare orgasmi inesistenti e mentire sotto le lenzuola chiedessimo aiuto, e lo chiedessimo addirittura in televisione? e se invece di mistificare un litigio, il calo del desiderio, la noia sotto le lenzuola o lo scambio di coppia, l’eiaculazione precoce, ne parlassimo, così, apertamente e serenamente, davanti a tutti, con l’ausilio di un professionista?
Cosa c’è di male nel chiedere aiuto? nel mostrare con pudore e garbo la propria sessualità più sofferente? In netta antitesi con i modelli del porno, dove tutto è edulcorato, funzionante, apparentemente scintillante, dove gli uomini sono superdotati e instancabili e le donne urlanti, dove la sessualità è tutt’altro che sessualità, Discovery + decide di socchiudere con empatia ed eleganza la porta della camera da letto di chi ha deciso di raccontarsi.

Sex Tape Italia

Raccontarsi. È questa la logica che ha spinto Discovery + a realizzare un programma che si intitola Sex Tape. Tre coppie per ogni puntata – precedentemente studiate e selezionate – , che abbiano voglia di raccontarsi e raccontare del loro disagio, che in fondo è il disagio sessuale di tanti, ospiti in una bellissima villa dove la padrona di casa è una sessuologa, che sarei io. Il format nasce in Israele, viene lanciato in Belgio e successivamente approda in molti canali televisivi europei. L’obiettivo che il programma si pone è quello di risolvere i problemi di coppia sotto le lenzuola grazie a un’esperta. Quindi: parlare di sesso senza censure e senza filtri.
Non è importante che i video siano ben fatti, ben a fuoco o con un audio perfetti, ma che siamo autentici, perché da questa autenticità si può partire per cercare di tessere le fila di una sessualità che si è intiepidita, intorpidita o smarrita per strada.
Le coppie a fine puntata avranno fatto un bilancio con l’esperta, avranno dato un nome al loro disagio sessuale o relazionale, si saranno confrontate con le altre coppie in studio, e andranno via con degli importantissimi spunti di riflessione.
Avranno già fatto un primo bilancio sulle loro criticità e risorse, per tentare poi di rimanere ancora una coppia felice.

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Abbiamo Federica e Maki, una coppia di ragazze che si ama ma che ha un problema con la giusta distanza. Maki, ciclicamente, ha necessità di fuggire e lascia Federica con il cuore spezzato, ma poi, sistematicamente, torna ad abitare il rapporto di coppia. Hanno un problema con la giusta distanza in amore: Maki ha una madre disabile che accudisce e, probabilmente, dal punto di vista inconscio teme che un legame saldo, longevo e forse sin troppo fagocitate con Federica, sposti la sua attenzione dalla madre alla coppia, sentendosi in colpa. La loro sessualità è empatica ma risente della fatica e magia dei weekend alternati.
Abbiamo poi Fabiola e Marco, una coppia con lo zampino di Edipo, con una notevole differenza d’età. Sono in una fase di crisi del loro legame per delle problematiche di comunicazione, intimità e di fretta del piacere.
Mancano i baci, il vero preludio all’intimità e alla sessualità. I litigi non vengono dipanati sino in fondo, ma si chiudono nel minor tempo possibile per non affrontare realmente il problema.
Litigano, lui guarda la tv anche mentre fa l’amore, ma è ignaro di adoperare una delle strategie fai da te per distrarsi e tentare, in vano, di procrastinare il rapporto sessuale.
Non vi anticipo null’altro, perché la magia che si è creata in villa non può essere raccontata.
Durante le quattro puntate, grazie all’ausilio dei video che le coppie hanno fatto al loro quotidiano e alla loro sessualità (le luci sono soffuse e le coperte aiutano a non svelare troppo ma nemmeno troppo poco, e a non imbarazzare chi guarda), grazie al dibattito spontaneo ed estemporaneo che è nato in villa, all’elegante regia, ai bravissimi autori e al mio contributo, racconteremo di vite sessuali sofferenti e di relazioni zoppicanti, e viceversa.
Tramite la ripetizione stereotipata e identica dei modelli del porno che alcune coppie ci hanno portato in studio, abbiamo tentato di riconoscere e identificare lo stereotipo sessuale (mito della dimensione e della durata del rapporto, sessualità senza amore e senza erotismo, e tanto altro) utilizzato come scorciatoia sessuale e come logica conseguenza di una totale assenza di educazione emozionale e sessuale.
Abbiamo cercato, tra la leggerezza delle puntate e la scientificità della mia professionalità, di bandire i pregiudizi e di brandire parole utili, cercando di parlare di tutto, anche di ciò che è solitamente scomodo o spinoso.
Uno degli obiettivi del programma è quello di considerare la fragilità una ricchezza, che trattasi di una coppia litigiosa o immatura, di una coppia che attraversa l’adulterio, di chi pensa di aprire la coppia perché non sa come altro risolvere il disagio relazionale, o di chi ha un disagio chiaramente relazionale. Tra gli altri obiettivi del programma c’è il confronto.
In villa, davanti alle telecamere e ai telespettatori, come se fossimo da soli in studio, abbiamo lasciato un ampio spazio di confronto, abbiamo disinnescato la miccia della vergogna, del non detto, del politicamente corretto e abbiamo parlato di tutto. Ma proprio di tutto.
Spetterà alle coppie, in seguito, con il bagaglio esperenziale di quello che porteranno a casa con loro, passare dal dibattito all’azione e alla riparazione.
Sarei rimasta con ogni coppia per giorni e anche settimane, ma questa è la mia solita deformazione professionale -, ma gli autori e io abbiamo scelto i passaggi emotivi e relazionali salienti che potessero spiegare la loro sessualità con l’obiettivo di guardare alla persona e alla coppia nella sua interezza.

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Pensavo di non farcela, di non riuscire a fare il mio lavoro davanti alle telecamere. In realtà è stato un esperimento sociale anche per me che sono abituata a lavorare blindata in studio, tra pareti spesse, silenzi e parole.
Spero di cuore che questo programma possa sdoganare una volta per tutte la possibilità di chiedere aiuto quando la coppia si ammala. Perché dal benessere della coppia, che ci piaccia o meno, dipende il benessere della società.

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