Ho immaginato di prestare la mia penna a Margherita, nome di fantasia. In realtà, Margherita è una mia paziente che ricorda tante altre donne (o uomini) con il cuore disastrato, esattamente come il suo, e che decide di scrivere una lettera piena di livore al marito fedifrago per tentare di placare la rabbia per il danno subito.

Dimmelo. Dimmelo senza pietà, senza ulteriori bugie. Senza indugi, senza sconti. Con coraggio, con onestà. Quante volte lo hai fatto? quante? quante volte sei entrato dentro di lei? e dove? nel nostro letto matrimoniale? nella nostra casa al mare? sulla tua scrivania, quella di tua nonna? hai tolto le foto delle nostre figlie o le hai lasciate?
Dimmelo.
Hai goduto? Sì, molto, poco? tutte le volte? E lei? quanti orgasmi ha avuto?
Dimmelo.
Le viene facile godere? mugola? si lamenta? è volgare, audace, dolce, innamorata? Parla o sta zitta?
Dimmelo.
Ti dice che ti ama? che ti desidera? che come lo ha fatto con te non lo ha mai fatto con nessuno? e tu ci credi? Ma certo che ci credi!
Dimmelo.
E tu cosa fai, ricambi?
Le dici quello che dici a me? sospiri? respiri con affanno? le baci il collo e le respiri la pelle? la baci dappertutto? la guardi intensamente negli occhi? la bendi?
Dimmelo.
Ha un buon odore? a me dici che odoro di buono e di intimità, e a lei? quali parole le regali?
Dimmelo.
Non sopporto più nessuna ulteriore menzogna. Da quanto tempo dura? dove l’hai incontrata? come? quando vi siete baciati per la prima volta? cosa hai provato? ti ha fatto battere il cuore? Quel cuore che pensavo essere dedicato alla nostra famiglia, alle bambine, a me.
Dimmelo.
Ti sei almeno sentito in colpa? un verme? Giuda?
Dimmelo.
Se neghi, se ometti, se mi indori la pillola obbligherai la mia mente a visitare le terre dell’orrore e vedrò il marcio, lo squallido, il verme che c’è in te e che solo io non vedevo.
Abbi il coraggio di dirmi cosa ti mancava, cosa ci mancava e cosa ti avrà dato mai questa tua giovane amante.
Sai, quando la mia amica del cuore mi ha detto che ti aveva visto con una sconosciuta in quel bar di periferia, mano nella mano, occhi negli occhi, con uno sguardo sognante da ebete e due cappuccini fumanti, per un attimo ho pensato che si fosse sbagliata.
Tu, in periferia, in quel bar. E perché mai?
Poi, pian piano, la mia memoria è diventata una lama tagliente e mi ha perforato le carni. Ha iniziato a collezionare ricordi che evidentemente avevo omesso di analizzare. Quella volta quando sei rincasato nel cuore della notte e puzzavi di un’altra vita. Che motivo c’era di fare la doccia alle tre di notte prima di venire a letto?
Quando mi hai scritto che eri in riunione e poi sei rincasato felice e contento con un sorriso appiccicato addosso che sembravi un adolescente alla sua prima cotta.
Quando hai iniziato a comprare camicie nuove, scarpe nuove – da tennis poi, che non sono proprio il tuo genere -, e quando nostra figlia voleva rivedere le foto della sua prima comunione custodite nel tuo cellulare e hai avuto un simil attacco di panico.
Ho pensato che la bambina avrebbe potuto toccato le tue email, le tue app di lavoro, le cose della banca, non avrei mai pensato che in quel cellulare custodivi la cronistoria del vostro amore, le chat, le foto porno.
Ma quanto sei idiota? Quanto?
E se nostra figlia avesse visto suo padre nudo che si masturbava e filmava davanti a uno specchio – filmino squallido e amatoriale con dedica – secondo te come sarebbe stata la sua vita futura?
Quanti psicanalisti avrebbe dovuto consultare per provare a perdonarti?
E lei? Non parliamo di lei.
Una porno diva le fa un baffo.
E che fantasia, che creatività. Devo dire che è ammirabile, forse invidiabile. Mai un doppione, mai un paio di mutande uguali a un altro paio. E quell’espressione da orgasmo multiplo perenne come si fa?
Giusto per capire, si impara? si recita? Ma la fa tutte le volte che gliela chiedi?
Sei un idiota, e io ho sposato un perfetto idiota, manipolabile, fragile. Un narciso.
E poi quando facevi la doccia e cantavi, e io ho dovuto guardare nel tuo cellulare per smentire la mia amica e il mio cuore che in fondo sapeva già, hai la minima idea di come mi sia sentita? No, non puoi saperlo. Non puoi.
Buonanotte e buongiorno. Cuori e baci. Strazi e separazioni domenicali. Frasi d’amore. Tu che bruci di desiderio, lei che ha i brividi. Tu che le prometti fedeltà come se io non ci fossi, lei che ama solo te e che ti aspetterebbe anche per decenni.
Tu che le dici che non mi ami più, che siamo come fratello e sorella, che io sono diventa grassa e tremendamente madre, lei che ti e mi compatisce. Tu che millanti di rapirla e portala via con te, che prometti mari e monti e che quasi quasi mi augureresti la morte pur di non affrontare le spese legali. E poi la dolcezza, la comprensione, la compassione (per la povera pazza che sarei io), la passione travolgente.
Tutto quello che hai smesso di fare ed essere con me era in quelle chat.
Sai cosa ti dico: ho cambiato idea. Non dirmi nulla! Non voglio sapere più niente di voi.
Io non le scriverò. Non la chiamerò. Non farò uno scandalo. Non parlerò con i tuoi genitori, nemmeno con i miei o con i nostri figli. Non andrò a letto con il primo che passa per sentirmi meno vecchia, brutta e tradita.
Non ti chiederò ulteriori dettagli per non dimenticarli mai più e farmi tormentare dal loro ricordo tutte le volte che mi mancherà l’uomo che pensavo che fossi. No, non farò niente di tutto questo. Avrò cura di me e mi proteggerò da te, dal tuo essere laido, viscido, bugiardo patologico.
Ti lascerò a lei. Perché questa è la punizione che meriti.
Io andrò dal mio legale, dalla mia aggiustatrice di cuori, riparerò le mie ferite e ricomincerò a vivere senza di te. Troverai una lettera del mio avvocato, la sua parcella, le valigie per un lungo viaggio senza ritorno e le tue cartacce di lavoro.
Ringrazio mio padre per avermi acquistato questa casa che amo più di te. Non avrai il mio dolore, il mio astio, le mie lacrime e le mie rughe. Avrai lei, la porno diva che da lì a breve diventerà peggiore di una moglie.
Ma questo è quello che ti meriti.
Firmato: una donna libera.

Chi ha piacere di ricevere i miei scritti e video in e-mail, può iscriversi in maniera gratuita alla mia newsletter settimanale e al mio canale YouTube.
Chi ha una questione di cuore da raccontarmi e gradirebbe una risposta può scrivere qui.

7 Commenti. Nuovo commento

  • Buongiorno sto vivendo la stessa situazione. Prenderò degli spunti. Per esempio sono convinta che la peggiore punizione è di lasciarli in balia di queste donne, se tali si possono definire, che non indugiano a rapire un padre ai loro figli, e che si promuovono come le uniche meritevoli dell amore di quell uomo marito e padre di altri. Però è dura per chi rimane. È un dolore immenso sentirsi messi da parte traditi e sostituiti. Una gran fatica guardare avanti e non avere più alcuna certezza. Spero che il tempo mi aiuti e che riesca poco alla volta ad intravedere degli spiragli di serenità.
    Al momento è solo una sopravvivenza quotidiana

    Rispondi
    • Valeria Randone
      11 Luglio 2022 15:31

      Gentile Alessandra,
      “Queste donne che rapiscono gli uomini” sono donne ignare, sedotte, innamorate non sempre delle banali ladre, anche complici ma non sempre delle streghe (lègga i link che ci sono nel testo e anche i miei libri sull’argomento).
      “Uomini che si fanno rapire?” Che uomini sono?
      Forse infelici. Forse annoiati. Forse in crisi.
      La verità è sempre da cercare nel gioco della parti (tutte).
      Si faccia aiutare da un clinico, le sarà molto utile.
      Un caro saluto e auguri per tutto.

      Rispondi
    • Come ti capisco… Un abbraccio

      Rispondi
  • Solo chi ci è passato può capire il dolore dietro queste parole. Le lacrime versate sotto la doccia per non farsi vedere….. Io ho scoperto tutto dopo la sua morte.. Dopo averlo accudito notte e giorno in una malattia inesorabile…. E lui chattava con lei, le mandava dei soldi (tanti) e io mi sono ritrovata solo i debiti, i conti da pagare e anche nostro figlio da crescere.. Ma sono contenta del lavoro che ho fatto! Le cose piano piano si sistemano e si va avanti. È dura, durissima… Ma poi si può ricominciare ad amare ad avere fiducia. Accanto è posto per pochi.

    Rispondi
  • Quando leggo questta storie nel mio profondo immagino come ci si possa sentire. Ci provo, perché il mio matrimonio dura da molti anni, tra altri e bassi come per tutti, ma privo di tradimenti. C’è rispetto, c’è ancora amore, c’è un passato insieme, figli ormai grandi, esperienze, viaggi, momenti anche difficili… Immagino se tutto questo succedesse e provo un po’ di compassione per chi vive il tradimento con questo grande dolore.
    Ho vissuto di gratitudine, accettando il bello ma anche il brutto della vita, e credo si debba sempre essere grati di quel che si ha, finché dura.
    Senza perdere mai l’amore per sé stessi, prima ancora dell’amore per gli altri. Amo il mio compagno di vita ma non mi sono mai appoggiata a lui emotivamente, restando solida dentro e autonoma.
    Nessuno ci appartiene. Nessuno
    Se la vita con i suoi bizzarri giri dovesse un giorno pormi in questa situazione, credo la affronterei amando me stessa ancora di più e accettando la vita per quel che dà.
    La mia parola d’ordine è gratitudine. Per quel che ho avuto, finché durerà .
    Una donna o un uomo tradito, non dovrebbe mai , a mio parere, perdersi o sentirsi abbandonato…. Abbiamo noi stessi e i ricordi più belli. Quelli nessuno ce li può rubare.
    Grazie

    Rispondi
  • Io ho avuto la fortuna di non avere mai il dubbio su mia moglie. Secondo me il dubbio e la ricerca della verità è più dolorosa della verità stessa.
    Sono in terapia con mia moglie da una specialista: la mancanza di desiderio, l’assoluto abbandono della ricerca della parte ludica, gioiosa e naturale dell’intimità mi ha portato ad una feroce depressione che non avrei mai detto di provare in vita mia.
    Non c’è nessuno immune.
    E leggere un racconto triste, colmo di rabbia profonda, dove l’aspetto più cattivo da digerire non è il tradimento ma il godimento dell’altro (racconta bene di quante volte, dove, di orgasmi, brividi, odori…) mi porta a pensare quanto sia terribile viverlo in prima persona.
    Sembra che il godimento dell’uno si proporzionale al dolore dell’altro.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.

error: Il contenuto è protetto