Il lutto di un aborto

In maniera miracolosa si accende una scintilla e nasce una vita. Istante dopo istante e momento dopo momento questa scintilla si fa luce.
Si nutre del ventre nel quale abita e tra energia e vita si fa vita.
Succhia emozioni e cellule, pensieri e sangue; cresce scavando uno spazio interno nel ventre e nel cuore della donna che lo tiene in grembo.
La donna è già madre prima che quel piccolo puntino si annidasse nel suo utero. Si identifica nella vita a cui ha dato vita. Lo sente in utero, lo accarezza con la fantasia, lo culla con le parole. Gioca ad immaginare a chi somiglierà, che colori avrà, quali mani, se affusolate come quelle della nonna o panciute come quelle del papà, quale sorriso e quale broncio.
Il ventre si fa morbido, i seni diventano più grandi, il cuore batte solo per lui.
È ancora tanto piccolo ma occupa ogni spazio. La madre diventa contenitore di un contenuto che è parte di sé e la gestazione biologica segue quella psichica che inizia tanto tempo addietro: prima nel cuore e poi nel ventre.
A un certo punto qualcuno dice a questa donna che quella luce non c’è più, che il bambino non c’è più, o meglio che c’è ancora ma bisogna strapparlo via dal suo ventre, che la luce è diventata buio.
Quello spazio interno che era stato creato per accogliere una vita, per crescere un figlio e accudirlo, adesso non serve più, e deve essere svuotato il prima possibile.
Il lutto di un aborto – volontario o terapeutico – è qualcosa di difficilmente elaborabile. È qualcosa di profondo, di invisibile e atroce.
La morte in utero è qualcosa di drammaticamente contronatura. L’utero è quel luogo che contiene la vita, che la nutre e l’accompagna sino al compimento del nono mese di gravidanza, non è deputato alla morte, al vuoto, al freddo, al buio.
Alla madre che ha perso un figlio che non ha mai tenuto tra le braccia viene detto con raccapricciante conclusività di tentarci nuovamente e che la nuova vita cancellerà la morte. In realtà non è così.
Per dimenticare bisogna ricordare.
Il lavoro sul dolore è fatto di ricordi: fare finta che non ci sia mai stato è il modo migliore per non elaborarlo e superarlo.
Insieme alla morte in utero muore sempre una parte della madre, perché la triade formata da utero, donna e bambino (embrione o feto) non sono scindibili e tantomeno
parcellizabili.
La morte in utero è uno sconquasso emotivo inarrestabile da trattare con profondo rispetto e cura.
Una madre che all’improvviso non è più madre ma che nel cuore rimane madre affonda sempre di più nell’assenza e nella mancanza.
E il suo cuore rimane indietro: al giorno del test con le due lineétte rosa.

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2 Commenti. Nuovo commento

  • Carissima dottoressa,la mia storia di madre in sintesi: un aborto alla undicesima settimana nel 1999, una extrauterina nel 2000 con salpingectomia dx, la scoperta dopo qualche anno che l”altra tuba era chiusa, la scelta di ricorrerere nel 2003 alla FIVET(Fecondazione assistita in vitro), la felicità di essere nuovamente incinta, una gravidanza normale, un bimbo sano alla nascita che dopo qualche ora comincia a diventare cianotico, viene trasferito con urgenza a Catania , diagnosi infausta Tvg (trasposizione dei grossi vasi) inutili i tentativi di stabilizzarlo per operarlo ci lascia l’indomani. Come ha scritto bene lei una parte di me è stata seppellita con loro, con lui…per sempre. La disperazione iniziale e i sensi di colpa si sono trasformati in desiderio di farcela ancora una volta. Ho fatto ricorso nuovamente alla Fivet e nel 2005 e’ nata Cl, che pensavo fosse rimasta figlia unica. Al compimento del primo anno di Cl,scopro, invece di essere nuovamente incinta(stavolta in maniera naturale e inaspettata) e nel 2007 nasce l’altra mia figlia, con enorme sorpresa del mio medico.
    Cara dottoressa, la seguo da oltre un anno con piacere, mi piace molto il suo modo delicato di trattare qualunque argomento.
    Mi piacerebbe che si parlasse di più del lutto perinatale che spesso viene considerato un argomento tabù. A distanza di sedici anni ho trovato un gruppo di donne che hanno vissuto esperienze simili alle mie e che mi sarebbe stato sicuramente d’aiuto in uno dei periodi più bui della mia vita. La saluto cordialmente e grazie per i suoi scritti.

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    • Valeria Randone
      4 Novembre 2021 07:00

      Cara Signora,
      grazie per il Suo racconto e per le belle parole per i miei scritti.
      Più che un tabù, secondo me, viene considerato superfluo. Il bambino non si vede, non si tiene in braccio, quindi, non è mai esistito.
      Quasi nessuno considera i processi inconsci e fantasmatici di una madre.
      Un caro saluto e auguri per tutto.

      Rispondi

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