Il privilegio di ascoltare la vita degli altri

Poter ascoltare le emozioni e le paure degli altri è un privilegio.
Parola dopo parola, ci si stupisce sempre e si impara a cogliere meraviglie, anche laddove il paziente vede macerie e buio. Quando un paziente parla a me e quindi a sé stesso, si sprigionano immagini diverse, evocative e potenti. Quel litigio che ha stravolto il suo equilibrio di coppia, in studio, smette di essere livido e diventa nitido.
Quelle parole mai dette, pronunciate proprio in quell’istante, non prima e nemmeno dopo, si fanno chiarezza e anche carezza.
Quell’intimità frettolosa e scadente, il cui solo pensiero dispensa angoscia e invisibilità si trasforma, mentre si insinua tra le parole, in abilità e anche in volontà: per far sì che non abiti mai più quelle lenzuola.
Quella paura all’improvviso per quell’evento che non ci aspettavamo che accadesse nella vita del paziente, per poi capire nella stanza di terapia che quel male in fondo è un bene e che urla pur di essere ascoltato.
Pian piano il paziente, che in una prima fase mi pone delle domande alle quali spererebbe di avere delle risposte univoche e magiche per i suoi disagi, scorge dentro di lui domande nuove, inedite.
Domande sicuramente più pertinenti e proficue per la risoluzione del disagio che porta in studio e in quella taverna chiamata inconscio.
Il cuore del paziente in terapia inizia a battere in maniera diversa, o semplicemente a battere di nuovo o per la prima volta, gli occhi si spalancano su realtà esterne e interne che non aveva mai visto o che non voleva o poteva vedere. Le orecchie iniziano a sentire. La sua mente non duella più con il suo cuore e comprende, pian piano, che può anche concedersi il lusso di sentire senza per forza dover capire.
Il paziente malinconico comprende che può essere felice senza smettere di essere triste – c’è chi utilizza la malinconia per creare e per lavorare – e che può continuare a essere triste senza per forza smettere di essere felice. Comprende che la vita è fatta di armonia, di coesistenza, di inclusione di parti psichiche scomode e spigolose, in fondo, è fatta di istanti. E sempre più in fondo, quello che ci ammala ci cura.
La vita ritorna e io mi sento tremendamente grata alla fiducia che il paziente o la coppia come paziente ha riposto in me.

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