Ho immaginato di prestare la mia penna a Furio, nome di fantasia, un uomo che dopo la separazione dalla donna amata, scrive una lettera al suo successore del cuore.

Ti parlo un po’ di lei. Ti dico le cose che non sai e che dovresti sapere.
Ti regalo i miei sbagli per evitare di farle del male, lo stesso male che le ho fatto io senza volerlo. Ti dico cosa fare e forse non fare per renderla felice.
Devi sapere che ama il cioccolato, odia il pesce ed è allergica al formaggio. Se vuoi renderla felice devi tenerne conto perché per lei il cibo è una cosa seria.
Devi sapere che ama le parole e i contenuti, quindi, se vorrai stupirla non essere mai banale, liquidatorio o fatuo. È gelosa e possessiva, quindi, non usare la gelosia per portarla a te, rovinerai tutto e lei andrà via da te.
Devi sapere che ama viaggiare, la natura, gli animali, il mare e la campagna, quindi, se vorrai farla felice evita i musei e l’arte, si annoierebbe. Non ama la confusione, le tavolate adolescenziali, i bagordi, il caos. Preferisce i piccoli gruppi, il tavolo per due, l’intimità, la complicità.
Ama la creatività e la generosità, vedrai che ti inonderà di doni, regali e sorprese; ricambia si sentirà amata.
Non lo faccio per te, lo faccio per lei.
So bene che la colpa non è tua che vieni dopo di me, ma mia che non ho colto i segnali rumorosi che lei mi inviava. Lei che gridava con la voce strozzata e io che non ascoltavo.
Lei che aveva smesso di fare l’amore con me, prima di iniziare a farlo con te, e che mi chiedeva aiuto.
Io sordo e anche muto. Io distratto e altrove. Lei che aveva freddo e io che non la coprivo. Lei che non provava più piacere e io che pensavo al mio.
Lei che aveva smesso di parlare e anche di scrivere e io che non me ne ero accorto. Lei che amava il simbolico e io che rimanevo concreto e distante. Lei che amava esserci e io che la chiudevo fuori di casa. Lei che amava la luce e io che avevo spento la luce.
Lei che mi chiedeva tempo, distanza, ascolto, tutto e più di tutto, e io che non capivo, che sottostimavo, che ero certo che ci sarebbe sempre stata anche senza di me.
Adesso ci sei tu che non hai colpe se non quella di essere capitato nel momento sbagliato – giusto per te – della sua, nostra, vita.
In una stagione di freddo ti sei fatto coperta. Nel silenzio ti sei fatto parola. Nella noia sei diventato emozione, brivido, ascolto.
Nella solitudine ti sei fatto empatia e anche compagnia.
Nella miopia tu sei diventato visione, riconoscimento, compiacimento, adulterio. Nel silenzio dei sensi sei diventato il suo amplesso.
La colpa non è tua ma mia che ho permesso che lei andasse via avvolto e stravolto dalla mia cronica distrazione.
A te che verrai dopo di me ti chiedo di averne cura, perché lei è un bene prezioso, un cuore luminoso e fragile.

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